Nel tratto iniziale della Valle di Susa, a Vaie, il paesaggio industriale e quello alpino si sfiorano senza soluzione di continuità. È qui che ha sede il birrificio Soralamà, nato nel 1999 nel solco del primo movimento artigianale italiano. L’idea iniziale, rimasta sostanzialmente intatta nel tempo, è quella di lavorare su birre ad alta bevibilità, costruite attorno a una risorsa locale precisa: l’acqua oligominerale della valle. Il contesto territoriale non è solo uno sfondo. La posizione all’imbocco della valle, tra Torino e le Alpi, ha contribuito a definire un’identità produttiva che alterna stili classici e interpretazioni più personali, sempre mantenendo un’impostazione orientata alla facilità di bevuta. Alla guida del birrificio ci sono i titolari Davide Zingarelli, Enrique Jimenez e Gianluca Poggio, coadiuvati dal birraio Lorenzo Turco.

Le birre di Soralamà sono costruite attorno all’acqua oligominerale della valle
Materia prima e linguaggio produttivo
La produzione annua, attestata intorno ai 6mila ettolitri nel 2025, si sviluppa tra fusti in acciaio e bottiglie da 33 e 75 cl. La distribuzione si muove tra vendita diretta, canale horeca e Gdo, fino all’e-commerce, mantenendo però un baricentro fisico ben definito nella brasseria interna al birrificio. Qui, sopra l’impianto produttivo, si sviluppa uno spazio di accoglienza con circa 90 coperti interni e un dehors da 200 posti. Un luogo che funziona come punto di osservazione sulla produzione stessa, con otto spine attive e una cucina centrata su prodotti locali. L’apertura continuativa, sette giorni su sette, ha trasformato la struttura in un presidio più che in un semplice taproom.

La produzione annua di Soralamà si è attestata intorno ai 6mila ettolitri nel 2025
Il modello della brasseria interna rappresenta uno degli elementi più caratterizzanti dell’impianto produttivo. Non si tratta solo di somministrazione, ma di un’estensione diretta del birrificio, dove la produzione e il consumo condividono lo stesso spazio fisico. La cucina, costruita attorno a ingredienti locali, completa un’offerta che si muove tra servizio ristorativo e osservazione del processo produttivo, senza separazioni nette tra le due dimensioni.
Le birre come lettura del territorio
Tra le produzioni più riconoscibili spicca Slurp, una Italian Pils da 4,8% che ha costruito nel tempo la propria identità su equilibrio e pulizia gustativa. Il dry hopping con Cascade introduce una componente agrumata che resta centrale nella percezione aromatica, mentre la struttura rimane coerente con lo stile a bassa fermentazione. Accanto a questa si colloca Genny, Blanche da 4,8% che si muove su un registro diverso. L’impianto belga viene reinterpretato attraverso l’inserimento del genepì, pianta simbolica delle Alpi occidentali, che lega la ricetta al territorio della Val di Susa. Ne deriva una birra giocata su freschezza e profilo erbaceo, più che su intensità.

Soralamà: alcune birre
Più orientata al luppolo è Bitrex California, una Italian IPA da 6% che combina note agrumate e tropicali con una base maltata riconducibile alle fermentazioni lager. L’ispirazione alle California Common si traduce in un profilo secco, dove l’amaro rimane centrale senza risultare disallineato rispetto alla bevibilità complessiva. Completa il quadro Bosio Caratsch Märzen, 5,5%, progetto che guarda alla tradizione birraria torinese dell’Ottocento. Il marchio, rilanciato nel 2025, richiama il primo birrificio documentato in Italia del 1845. La lavorazione con decozione accentua la componente maltata, restituendo un profilo più morbido e orientato alla bevibilità quotidiana.

Soralamà: il birraio Lorenzo Turco
Nel racconto delle singole ricette, il birraio Lorenzo Turco tende a riportare l’attenzione sulla semplicità d’uso più che sulla costruzione tecnica. Su Slurp sintetizza così il suo approccio: «Per la mia Slurp ho creato una Pils dorata e rinfrescante, con una schiuma abbondante che riempie il bicchiere. Al naso ho spinto sull’intensità grazie al dry hopping di Cascade, che sprigiona note floreali e un profumo di agrumi fresco e deciso. In bocca è tutta questione di equilibrio: la sua frizzantezza è studiata per pulire perfettamente il palato, lasciando una sensazione pulita e invogliante». L’abbinamento resta coerente con la filosofia della birra: frittura di paranza e pizza Margherita, in un registro gastronomico che privilegia la pulizia del palato rispetto alla complessità.
Via Nazionale 14 10050 Vaie (To)