La partita per la cessione del 50% di Nestlé Waters & Premium Beverages, divisione controllata da Nestlé S.A., entra in una fase di forte riduzione della competizione. Dopo una serie di uscite dei soggetti interessati, il dossier che comprende marchi come Sanpellegrino, Acqua Panna, Levissima e Perrier si ritrova ora con un solo soggetto industriale-finanziario ancora attivo: Platinum Equity. Il perimetro iniziale, che vedeva coinvolti diversi fondi globali di private equity, si è progressivamente assottigliato. Prima il ritiro di KKR, poi quello del fondo francese PAI Partners, fino all’uscita di Clayton Dubilier & Rice, ha ridisegnato completamente lo scenario. La corsa, che nei mesi precedenti includeva anche nomi come Blackstone e Bain Capital nelle fasi preliminari, è oggi di fatto concentrata su un unico interlocutore.
Un dossier da 5 miliardi sempre più concentrato
La valutazione dell’operazione resta attestata attorno ai 5 miliardi di euro, una cifra che rappresenta uno dei principali punti di frizione tra venditore e potenziali acquirenti. La divisione acque di Nestlé, pur non essendo tra le più grandi in termini di fatturato del gruppo, conserva un peso strategico rilevante per la presenza di marchi globali e per l’esposizione internazionale del segmento premium water. Nel nuovo assetto, Platinum Equity sta portando avanti negoziazioni per definire i termini finali dell’acquisizione. Il lavoro è supportato da un pacchetto di finanziamento in fase di strutturazione che, secondo le informazioni di mercato, si collocherebbe tra i 2 e i 3 miliardi di euro sotto forma di leveraged loan in euro e dollari. Il processo è seguito da Rothschild & Co, incaricata della gestione dell’operazione.
Platinum Equity è l'unico nome rimasto in corsa per l'acquisizione delle acque Nestlé, che comprende anche Sanpellegrino
La dinamica del processo ha subito una progressiva semplificazione. In una fase iniziale, la presenza di più soggetti aveva alimentato l’ipotesi di una competizione più ampia sul prezzo finale. Con il ritiro successivo dei principali fondi coinvolti, il quadro si è invece spostato verso una trattativa sostanzialmente bilaterale. Un elemento significativo è il ritorno di Platinum Equity tra i finalisti. In una fase precedente, il fondo era infatti considerato fuori dal perimetro delle negoziazioni, prima di rientrare in modo inatteso nella fase avanzata del processo.
Il nodo della struttura: 50% o dismissione totale
Uno dei punti ancora aperti riguarda la natura stessa dell’operazione. L’ipotesi iniziale di una cessione parziale del 50% è stata in parte messa in discussione da alcune dichiarazioni interne al gruppo, che hanno lasciato intravedere uno scenario più ampio nel medio periodo. Il tema è emerso anche dalle parole dell’amministratore delegato Philipp Navratil, che durante una conferenza a Parigi ha parlato di «disposing of Waters», espressione successivamente precisata da una portavoce come riferita a una dismissione parziale. Il chiarimento non ha però eliminato del tutto le incertezze del mercato.
Gli analisti restano cauti. La lettura prevalente è che una cessione totale nell’attuale contesto sia difficilmente realizzabile, soprattutto alla luce delle complessità legate al contesto regolatorio e reputazionale. Più probabile, secondo alcune valutazioni, un ingresso al 50% con eventuali opzioni future di uscita completa.
Il peso del contesto francese
A incidere sull’andamento della trattativa è anche il quadro giudiziario e ambientale che riguarda le attività francesi della divisione. Negli ultimi mesi, infatti, il comparto è stato oggetto di verifiche e procedimenti legati all’uso dei sistemi di filtrazione e alla gestione ambientale degli stabilimenti. Nel 2026 alcuni siti produttivi sono stati interessati da controlli approfonditi, inclusi quelli di Perrier e Vittel. Le indagini, avviate anche sulla base di segnalazioni di organizzazioni non governative, hanno acceso l’attenzione su pratiche industriali e standard qualitativi. Parallelamente, un procedimento in corso presso il tribunale di Nancy riguarda lo smaltimento dei rifiuti industriali e l’impatto ambientale delle attività produttive nei Vosgi. Il gruppo ha contestato le accuse e la metodologia delle analisi, mantenendo una posizione difensiva sul piano legale.
Consumi e percezione del mercato
Il contesto giudiziario si riflette anche sulla percezione commerciale di alcuni marchi. In particolare, Perrier avrebbe registrato un calo delle vendite in Francia nell’ultimo periodo, in un mercato già caratterizzato da forte concorrenza e crescente sensibilità ambientale da parte dei consumatori. Il segmento delle acque minerali premium, pur restando stabile in termini globali, mostra segnali di maggiore selettività nei mercati maturi, dove il posizionamento del brand diventa sempre più legato a fattori reputazionali oltre che distributivi.
Perrier avrebbe registrato un calo delle vendite in Francia nell’ultimo periodo
Uno scenario ancora aperto sui tempi
La riduzione progressiva dei potenziali acquirenti ha un impatto diretto anche sulle tempistiche dell’operazione. Con una concorrenza ridotta, il mercato ipotizza una maggiore pressione al ribasso sulla valutazione finale e un possibile allungamento delle trattative. Alcuni analisti non escludono che lo scorporo possa estendersi oltre il 2027, qualora non si creino condizioni più favorevoli dal lato della domanda. In questo quadro, la cessione delle acque rappresenta per Nestlé non solo un’operazione finanziaria, ma anche una scelta di posizionamento strategico su un segmento storicamente identitario.