GRANA PADANO DOP
Bresciangrana sospende il ritiro del latte: 1.340 quintali al giorno a rischio
La casearia produttrice di Grana Padano Dop ha comunicato lo stop fino al 31 agosto per motivi tecnico-legali. Allevatori e sindacati in cerca di soluzioni per evitare lo spreco del latte e salvaguardare i crediti maturati
Un comparto, fra luci e ombre (crisi latenti), quello dei formaggi Dop. Da lunedì 3 agosto, secondo la comunicazione ufficiale inviata a una quarantina di allevatori, la società "Bresciangrana" ha sospeso il ritiro del latte fino al 31 agosto. All'origine della decisione del collegio instaurato per gestire la crisi: motivi tecnico-legali, con impianti da sistemare e blocco dei conti correnti. A rischio la dispersione di 1.340 quintali di latte al giorno. Bresciangrana ha sede nel comune di Cignano, frazione di Offlaga (Bs), e produce Grana Padano Dop.
La priorità è evitare la dispersione del latte
Una situazione delicata e complessa, soprattutto dal punto di vista finanziario, quella della casearia della Bassa Bresciana, che si trascina da circa un anno. Oggi la priorità delle priorità, hanno sottolineato le organizzazioni sindacali del settore, è evitare che il latte prodotto venga disperso, garantendo agli allevatori la possibilità di continuare a conferirlo, salvaguardando i crediti già maturati nei confronti della società.
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Per ora, a singhiozzo, vari allevatori stanno dando una mano ai colleghi, consci che le mucche ogni giorno producono latte e non si può certo sospendere la mungitura. Alcune aziende agricole attendono il pagamento degli arretrati addirittura dall'aprile dello scorso anno.
L'atto d'accusa dell'allevatore Paolo Zani
Una crisi ben riassunta dalla lettera scritta al Giornale di Brescia dall'allevatore Paolo Zani. «L'origine del male - scrive Zani - le famigerate quote latte. Gestite male, a tratti malissimo, a tutti i livelli. Unico vincitore? Tutte quelle entità "extra agricole" che hanno cominciato a investire in agricoltura creando mega aziende all'avanguardia, a costi dimezzati... Nel frattempo l'industria casearia ha sguazzato alla grande, con adeguamenti dei prezzi ai produttori sempre al ribasso e accordi di filiera che, per noi allevatori, venivano giustificati sempre con le solite frasi... "È meglio che niente... bisogna accontentarsi..."».
Durissimo l'atto d'accusa finale di Zani. «Unico fenomeno in costante ascesa? Le mega aziende, soprattutto quelle che hanno alle spalle grossi finanziatori, a cui conviene comprare la terra anche al doppio del suo valore perché, anziché pagare le tasse, permette di accumulare capitale e, quando hai un'azienda agricola, non paghi nemmeno l'Imu e puoi pure vantare "carbon credits", perché, al di là della puzza del letame, è l'unico settore che consuma più emissioni di quelle che produce. Bresciangrana, quindi, cos'è se non la migliore espressione di ciò che potevamo essere e non siamo diventati, un sogno infranto dall'arroganza, dalla cupidigia di qualcuno e dall'indifferenza di chi non si è mosso per tempo pur sapendo cosa stava succedendo?». Il cerino è adesso nelle mani della politica regionale e nazionale.


