STRESS TERMICO
Caldo e siccità mettono sotto pressione il latte: produzione giù del 10% negli allevamenti
Il caldo estremo riduce del 10% la produzione di latte negli allevamenti italiani. Confcooperative segnala anche siccità, costi energetici e foraggi scarsi. Tengono Parmigiano Reggiano e Grana Padano, più in difficoltà le altre Dop
L'ondata di calore che sta interessando gran parte del Paese presenta il conto anche alla filiera lattiero-casearia. Le temperature elevate, unite all'assenza di refrigerio nelle ore notturne, stanno provocando un forte stress termico negli allevamenti, con effetti diretti sulla produzione di latte, che registra una flessione di circa il 10% rispetto ai mesi scorsi. L'allarme arriva da Confcooperative Agroalimentare, che segnala come l'emergenza climatica si stia sommando a una serie di criticità economiche e produttive già presenti, rendendo sempre più complessa la gestione delle aziende zootecniche.
Meno latte, costi in aumento e foraggi sempre più scarsi
Il caldo rappresenta solo uno degli elementi di un quadro più articolato. La scarsità di risorse idriche nella Pianura Padana e la ridotta disponibilità di foraggi stanno incidendo sulla gestione degli allevamenti, mentre i costi continuano a crescere.
Alle difficoltà produttive si aggiungono infatti l'aumento del prezzo del gasolio agricolo, rincari energetici superiori al 15% e il rischio di blackout elettrici, particolarmente delicati in strutture dove impianti di refrigerazione e sistemi automatici di mungitura lavorano senza interruzioni. Per gli allevatori, la sfida consiste quindi nel mantenere il benessere animale e la continuità produttiva in un contesto climatico ed economico sempre più complesso.
Produzione in crescita, ma il mercato fatica ad assorbire l'offerta
Alle difficoltà causate dal clima si affianca un mercato che mostra segnali di squilibrio. Per il 2026 l'Italia si avvia verso una produzione di circa 1,4 milioni di tonnellate di latte, in crescita di circa il 5% rispetto al 2025. L'aumento dell'offerta, tuttavia, non trova un corrispondente incremento della domanda. «Il mercato non riesce ad assorbire completamente la produzione, con inevitabili tensioni sui prezzi», osserva Alessandro Mocellin, presidente del Settore Latte di Confcooperative Agroalimentare. Il risultato è una filiera che si trova contemporaneamente a fare i conti con costi produttivi in aumento e prospettive di mercato meno favorevoli, comprimendo ulteriormente i margini delle aziende.
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Le grandi Dop mostrano maggiore capacità di tenuta
In questo scenario, non tutte le produzioni reagiscono allo stesso modo. Secondo Confcooperative Agroalimentare, le denominazioni più strutturate riescono ad affrontare meglio la fase di mercato grazie a una maggiore organizzazione della filiera e a una consolidata presenza internazionale. «Il Parmigiano Reggiano continua a distinguersi per la solidità del mercato e anche il Grana Padano mantiene un equilibrio soddisfacente», sottolinea Mocellin. Più complessa appare invece la situazione delle altre produzioni certificate. «Le altre Dop risentono maggiormente della contrazione dei consumi interni e di una minore capacità di esportazione».
Tra i formaggi Dop che mantengono una sostanziale stabilità figura anche l'Asiago, pur in un contesto che presenta crescenti difficoltà sul piano commerciale. «L'Asiago mostra un mercato sostanzialmente stabile, ma con difficoltà sempre maggiori nella commercializzazione del prodotto», spiega Mocellin. Secondo il presidente del Settore Latte, sono soprattutto i mercati esteri a sostenere oggi le vendite, ma non tutte le denominazioni possono contare sulla stessa capacità di esportazione di Parmigiano Reggiano e Grana Padano.
Il clima diventa una variabile economica per la filiera
L'attuale ondata di calore conferma come gli eventi climatici estremi abbiano ormai effetti diretti sulla competitività della filiera lattiero-casearia. La riduzione della produzione di latte, l'incremento dei costi energetici, la scarsità di acqua e foraggi e le tensioni di mercato si sommano in un unico scenario che mette sotto pressione gli allevamenti. Per il settore, la sfida non riguarda soltanto la gestione dell'emergenza estiva, ma la capacità di adattarsi a condizioni climatiche sempre più frequenti e di preservare la sostenibilità economica delle imprese lungo tutta la filiera.

