Nell’Italia in crisi, l’enogastronomia ce la può fare
L'intera classe politica italiana andrebbe rinnovata. Servono segnali forti per farci tornare a guardare il futuro con ottimismo. Alle elezioni del prossimo anno dovremo scegliere con più attenzione chi votare
Imu. Crollo della domanda interna. Disoccupazione alle stelle. Entusiasmo sotto i tacchi. Sono queste le cifre che ci accompagnano nella chiusura di un anno che per fortuna, nonostante i falsi profeti, è comunque “solo” di crisi e non da fine del mondo. Se per il giudizio universale c’è ancora tempo, non guasterebbe invece una piccola apocalisse capace di ripulire il Paese da una classe politica di incapaci e corrotti. Ma forse, senza dover aspettare i miracoli - che negli ultimi vent’anni sembrano essere stati il leit motiv di chi ci ha (s)governato - basterebbe prenderci come impegno per il prossimo anno quello di scegliere con più attenzione quando andremo a votare.
Già, perché, volenti o nolenti, il prossimo futuro è più che mai legato alle scelte che faremo nelle urne. Le aziende, chi può e chi meno, si sono sottoposte a cure dimagranti (e socialmente pesanti). Nel nostro settore i ristoranti hanno spesso rivisto i menu privilegiando piatti meno costosi, mentre gli alberghi per non lasciare le camere vuote hanno attivato promozioni un tempo impensabili. Tutto quanto fatto finora però non è sufficiente. E al limite potrebbero risultare vani anche i sacrifici fatti o le tasse pagate per evitare il default dei conti pubblici. Serve una svolta vera e questa, in assenza di una rivoluzione cruenta, la potremo dare solo con il voto.
Se non torneremo a guardare con ottimismo al futuro, se non partiranno riforme serie, se non ci sarà il segnale simbolico di un abbattimento dei costi della politica, a partire dal taglio delle poltrone dovunque, quanto fatto finora sarà vano. In attesa del giro di boa, cerchiamo però di non abbassare la guardia e stringiamo ancora i denti se serve. Anche se ci prende lo sconforto, non rinunciamo al lavoro ed anzi impegniamoci comunque e investiamo sul futuro. In vista delle festività che chiudono un anno davvero orribile, questo è l’unico augurio che con senso di responsabilità possiamo fare come Italia a Tavola, certi di rappresentare una parte importante del mondo dell’enogastronomia.
Ormai siete tanti. Fra lettori del portale quotidiano, delle newsletter settimanali e della rivista, compreso anche chi ci segue sui social network, la nostra è la più vasta comunità che condivide informazioni ed opinioni nel nostro settore. Produttori, cuochi, professionisti ed appassionati, costituite un mondo che è al cuore dello stile e della cultura italiana e, pur in pesante crisi, può dare un contributo importante alla ripresa dell’Italia. Per il prossimo anno la speranza è che davvero il vostro contributo al Paese sia finalmente riconosciuto. Per questo continueremo a cercare di rappresentare al meglio questa realtà.
alberto.lupini@italiaatavola.net
Già, perché, volenti o nolenti, il prossimo futuro è più che mai legato alle scelte che faremo nelle urne. Le aziende, chi può e chi meno, si sono sottoposte a cure dimagranti (e socialmente pesanti). Nel nostro settore i ristoranti hanno spesso rivisto i menu privilegiando piatti meno costosi, mentre gli alberghi per non lasciare le camere vuote hanno attivato promozioni un tempo impensabili. Tutto quanto fatto finora però non è sufficiente. E al limite potrebbero risultare vani anche i sacrifici fatti o le tasse pagate per evitare il default dei conti pubblici. Serve una svolta vera e questa, in assenza di una rivoluzione cruenta, la potremo dare solo con il voto.
Se non torneremo a guardare con ottimismo al futuro, se non partiranno riforme serie, se non ci sarà il segnale simbolico di un abbattimento dei costi della politica, a partire dal taglio delle poltrone dovunque, quanto fatto finora sarà vano. In attesa del giro di boa, cerchiamo però di non abbassare la guardia e stringiamo ancora i denti se serve. Anche se ci prende lo sconforto, non rinunciamo al lavoro ed anzi impegniamoci comunque e investiamo sul futuro. In vista delle festività che chiudono un anno davvero orribile, questo è l’unico augurio che con senso di responsabilità possiamo fare come Italia a Tavola, certi di rappresentare una parte importante del mondo dell’enogastronomia.
Ormai siete tanti. Fra lettori del portale quotidiano, delle newsletter settimanali e della rivista, compreso anche chi ci segue sui social network, la nostra è la più vasta comunità che condivide informazioni ed opinioni nel nostro settore. Produttori, cuochi, professionisti ed appassionati, costituite un mondo che è al cuore dello stile e della cultura italiana e, pur in pesante crisi, può dare un contributo importante alla ripresa dell’Italia. Per il prossimo anno la speranza è che davvero il vostro contributo al Paese sia finalmente riconosciuto. Per questo continueremo a cercare di rappresentare al meglio questa realtà.
alberto.lupini@italiaatavola.net



I commenti dei lettori
3 commenti su questo articolo
alberico beltrami
Ma il nuovo Governo avrá il coraggio di tagliare le poltrone?
Ma è sicuro che qualunque governo venga avrà il coraggio di tagliare le poltrone? Lo poteva fare anche Monti ma non è riuscito. Nessuno si taglia volentieri le palle da solo. E allora?
Walter zugno
Grazie amico Alberto, abbiamo bisogno di chi ha il coraggio di dire No
amico alberto, si; non ti considero solo il direttore,ma per quello che fai,chi dici e coraggiosamente sostieni ti considero un ristoratore. parolai e falsi stregoni politici, per professione,e per interesse personale. Purtroppo ne è pieno il nostro paese e, non mancano neanche in europa.le normative,le regole molte volte restano sulla carta,POCHE LEGGI!ma regole rispettate,non un paese dove il clientelismo è valore e la professionalità è un disvalore chi lavora è trattato da brigante,chi è brigante premiato e gratificato. anche le nostre nelle associazioni molte volte si si sono appiattite sul volere dei partiti. autonomia dal potere, per rappresentare chi rappresentiamo.la Confesercenti,e la fiepet non da adesso denuncia questo malcostume.i critici.e gli estimatori politici del prof MARIO MONTI, SONO GLI STESSI,che hanno portato il nostro paese in questa situazione.non abbiamo bisogno della politica del SI. ma della politica che abbia il coraggio del NO,NO.RICORDANDO UN BAMBINO NELLA CAPANNA CHE ASSERE LIBERO PRONUNCIO' LA PAROLA NO. buon natale e un onesto anno.
Cirino Carroccio
Sarò sul "fronte" per ricostruire l'Italia ....
Caro Alberto, per Natale consentimi di trattarti confidenzialmente come vecchi amici; credo che non basti " una piccola apocalisse" per ripulire il Paese dai ladri, dai corrotti, dagli incapaci e da chi pensa solo ai suoi interessi personali. Purtroppo non basterà nemmeno il " voto" per quanto questo possa essere saggio. Ricostruire una classe politica, come ricostruire una classe dirigente e una classe imprenditoriale è come ricostruire gli italiani. Occorrono esempi, cultura morale ed etica, comportamenti coerenti e cominciando da oggi occorrerebbe una generazione. Sono pessimista? Non credo perchè, nel mio piccolo, triplicherò il mio impegno e fino all'ultimo respiro sarò al "fronte". Auguri Direttore