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Ecco le linee guida delle Regioni per lo sci. Rifugi aperti seguendo il protocollo valido per bar e ristoranti

La Conferenza delle Regioni ha inviato al Cts le sue proposte. Aperture al 50% anche nelle zone arancioni con mascherine FFP2. Ma senza un Governo, chi deciderà? In Francia stop prolungato per tutto febbraio.

 
02 febbraio 2021 | 10:51

Ecco le linee guida delle Regioni per lo sci. Rifugi aperti seguendo il protocollo valido per bar e ristoranti

La Conferenza delle Regioni ha inviato al Cts le sue proposte. Aperture al 50% anche nelle zone arancioni con mascherine FFP2. Ma senza un Governo, chi deciderà? In Francia stop prolungato per tutto febbraio.

02 febbraio 2021 | 10:51
 

Per il mondo del turismo invernale e per gli amanti dello sci, si avvicina la data “x” del 15 febbraio giorno in cui scade lo stop agli impianti. E ora il primo passo per credere ad una riapertura che fino a qualche giorno fa sembrava altamente improbabile è stato fatto.

La Conferenza delle Regioni infatti ha inviato al Comitato tecnico scientifico le linee guida per riaprire in sicurezza. Nei giorni scorsi già avevamo dato notizia di qualche anticipazione, ma il documento redatto nelle ultime ore contiene alcune sostanziali novità, come l’apertura anche nelle zone arancioni.

Ecco le regole per sciare -

Ecco le regole per sciare

Sì allo sci in arancio, ma con flussi al 50%
In queste aree vigerà la capienza al 50 % per tutti gli impianti, comprese le seggiovie e l’obbligo di mascherina FFP2. E poi mascherine obbligatorie, presenze contingentate, regole nuove per chi va nei rifugi. Un protocollo che il Comitato tecnico scientifico dovrà adesso validare in vista della possibile riapertura prevista per il 15 febbraio. Ecco che cosa si potrà fare secondo i gestori.

I Governatori scrivono nel documento: “Per i territori rientranti nello scenario di cui all’articolo 3 (c.d. “zona rossa”) del Dpcm gli impianti resteranno chiusi alla fruizione degli sciatori amatoriali; per i territori rientranti nello scenario di cui all’articolo 2 (c.d. “zona arancione”) del Dpcm gli impianti rimangono aperti anche per gli sciatori amatoriali con limite del 50% per tutte le tipologie di impianto - comprese le seggiovie - con utilizzo obbligatorio di FFP2 o di livello superiore».

Gli skipass
Per contingentare le presenze “è necessario limitare il numero massimo di presenze giornaliere mediante l’introduzione di un tetto massimo di skipass giornalieri vendibili, che tenga conto non solo delle quote giornaliere ma anche di quelle settimanali e stagionali. In tutte le realtà in cui il controllo degli skipass o delle altre tipologie di titoli di accesso, non possa essere svolta con modalità contact-less, dovranno essere adottate misure idonee ad evitare assembramenti e ridurre le occasioni di contatto, soprattutto nei prevedibili momenti di maggiore afflusso e comunque nel corso dell’intera giornata”.

Le biglietterie
I passeggeri “dovranno indossare mascherina chirurgica. Andranno adottate soluzioni organizzative al fine di ridurre code e assembramenti alle biglietterie, quali ad esempio: prevendita/prenotazione on-line o tramite altre soluzioni digitali (es. applicazioni per smartphone), collaborazioni con strutture ricettive del territorio per acquisto/consegna dei titoli. Sia in fase di prevendita/prenotazione, sia di vendita in biglietteria, è necessario informare gli utenti delle buone norme di condotta e corretta prassi igienica per limitare il più possibile comportamenti inadeguati”.

Le seggiovie
Per le seggiovie “la portata massima al 100% della capienza del veicolo con uso obbligatorio di mascherina chirurgica anche eventualmente opportunamente utilizzata inserendola in strumenti (come fascia scalda collo) che ne facilitano l’utilizzabilità. La portata è ridotta al 50% se le seggiovie vengono utilizzate con la chiusura delle cupole paravento”.

Le cabinovie
Per le cabinovie “riduzione al 50% della capienza massima del veicolo ed uso obbligatorio di mascherina chirurgica anche eventualmente opportunamente utilizzata inserendola in strumenti (come fascia scalda collo) che ne facilitano l’utilizzabilità”.

Le funivie
Per le funivie “riduzione al 50% della capienza massima del veicolo, sia nella fase di salita che di discesa, con uso obbligatorio di mascherina chirurgica anche eventualmente opportunamente utilizzata inserendola in strumenti (come fascia scalda collo) che ne facilitano l’utilizzabilità”.

Congiunti a distanza
Deve essere sempre “assicurato il distanziamento interpersonale di 1 metro in tutte le fasi precedenti il trasporto. Il distanziamento si applica anche a nuclei familiari, conviventi e congiunti, ad eccezione dei soggetti che necessitano di accompagnamento (es. bambini al di sotto di 1,25 m di altezza, nel caso delle seggiovie) o di assistenza (es. utenti non vedenti)”. Obblighi per i gestori degli impianti di risalita “che dovranno garantire l’organizzazione e la gestione dei flussi e delle code, l’applicazione di misure (anche visive) per il mantenimento del distanziamento interpersonale e l’introduzione, nei punti strategici (parcheggi, casse, tornelli, aree di servizio, stazioni di partenza, intermedie e di arrivo) di strumenti di comunicazione idonei ad informare tutti gli utenti in merito alle regole ed ai protocolli vigenti per la limitazione del rischio di contagio”.

Bar e ristoranti
Tra le maggiori preoccupazioni che avevano convinto il Governo a dire di no alla riapertura c’è la gestione dei flussi nei rifugi. Il numero massimo di persone che possono essere presenti contemporaneamente all’interno dei locali “è definito dalla singola struttura sulla base delle regole sul distanziamento definite nel protocollo ristorazione”. Ma quando viene “raggiunto il numero massimo predefinito di clienti nel locale, dovrà essere interdetto l’accesso ad altre persone”. Per questo “si suggerisce di prevedere sistemi di prenotazione volti ad evitare che ci siano assembramenti in orari di massimo afflusso. È opportuno prediligere la consumazione di alimenti e bevande all’aperto, inclusa l’ordinazione e la consegna del cibo da asporto, anche adottando strutture provvisorie. L’après ski è consentito solo con posti a sedere nel rispetto delle regole già definite nei protocolli sulla ristorazione e pubblici esercizi. Si suggerisce di prevedere dei sistemi di informazione a valle che comunichino ai turisti che nelle strutture in quota potrà non essere assicurata l’accoglienza laddove sia stata raggiunta la massima capienza dei locali”.

Decisivo chiarire le possibilità sugli spostamenti
Tanta tecnologia insomma e la richiesta di un’organizzazione rigida. La speranza, non trattandosi di pubblica amministrazione, ma di privati è che tutti i sistemi di prenotazione e di accesso all’acquisto di skipass funzioni al meglio per non far passare la voglia agli sciatori di godersi qualche curva sul manto bianco. Giustamente i gestori si sono occupati di quanto succederà nelle stazioni sciistiche, ma ora la questione diventa politica. Primo: senza un Governo, chi deciderà? Chi emetterà il nuovo decreto? E quando? E poi, una volta che il Governo si sarà insediato dovrà prendere una decisione che senza dubbio sposterà gli equilibri: cosa succederà con gli spostamenti? Vero che predisporre un protocollo anche per le zone arancioni fa bene sperare e vero che prevederlo più rigido è una scelta comprensibile, ma se non ci si potrà muovere dai Comuni quale motivazione avranno i gestori ad aprire gli impianti?

Servirà una deroga per chi vorrà andare a sciare, ma a quel punto sarebbe il caos: tutti potrebbero utilizzare la scusa del “vado a sciare” per poi andarsene chissà dove. Forse le leggi non si possono fare pensando negativo e forse i cittadini dovrebbero utilizzare sempre di più il senso civico, ma realisticamente un ragionamento approfondito e non paradossale come spesso è capitato in questo anno andrebbe fatto. Ad esempio, presentare lo skipass in caso di controlli potrebbe essere un’ottima alternativa all’autocertificazione: di mezzo ci sono fior di soldi (40-50 euro di media), probabilmente nessuno sarebbe pronti a spenderli per “fregare” le forze dell’ordine.

Nei giorni scorsi il virologo Fabrizio Pregliasco si era detto scettico sulla sicurezza garantita dal protocollo: «Siamo in una fase di limbo della pandemia, in cui le misure che mettiamo in pratica riescono solo a mitigare la diffusione del virus. Per questo aspetterei ancora un po’ prima di fare partire gli impianti di risalita per vedere come si evolve la diffusione della pandemia. Le restrizioni che abbiamo adottato danno segnali positivi sui ricoveri, ma il numero dei morti è ancora alto, sintomo di come la circolazione del virus sia interrotta ma solo a rallentarla. Rispetto all'Europa la situazione da noi è migliore, ma ciò che accade attorno a noi deve essere un monito. In queste settimane la nostra concentrazione deve andare su una campagna vaccinale che deve lavorare a pieno regime, cosa che sarebbe più complicato fare con un rialzo dei numeri. Non vorrei che andassimo a rovinare quanto fatto introducendo un fattore di rischio in più».

Intato gli impianti sciistici delle montagne francesi resteranno chiusi nel mese di febbraio: lo ha annunciato il governo al termine di un incontro fra il primo ministro, Jean Castex, e una delegazione di rappresentanti delle stazioni di sci. Nessuna data per la riapertura è stata fissata. «L'evoluzione della situazione sanitaria - hanno spiegato i collaboratori di Castex - non ci consente a questo punto di riaprire gli impianti di risalita». Il governo francese ha fatto notare anche che «non c'è tendenza alla riapertura generale» negli altri Paesi europei.

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Fonte Margherita
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