l 16 ottobre, Giornata mondiale dell’alimentazione, è l’occasione per fare il punto sul recupero delle eccedenze alimentari a dieci anni dalla Legge Gadda. In questo contesto si inserisce il Frigorifero Solidale di Cuki Save the Food, un progetto nato a Torino dalla collaborazione tra imprese, istituzioni e Terzo Settore, con l’obiettivo di trasformare il cibo in eccesso in pasti pronti destinati alle persone in difficoltà. Presentata alla Camera dei Deputati il 14 ottobre, l’iniziativa punta ora a coinvolgere nuovi partner e territori, condividendo le competenze sviluppate sul campo per rendere il modello replicabile su scala nazionale.

La presentazione alla Camera dei Deputati dell'iniziativa "Frigorifero Solidale"
La presentazione alla Camera dei Deputati dell'iniziativa "Frigorifero Solidale"

Legge Gadda, dieci anni di recupero alimentare

A dieci anni dall’approvazione della Legge 166/2016, nota come Legge Gadda, il recupero delle eccedenze si conferma una questione che richiede competenze, organizzazione e collaborazione tra soggetti diversi. Nel corso dell’incontro, l’onorevole Maria Chiara Gadda, vicepresidente della Commissione Agricoltura della Camera e prima firmataria della legge, ha ricordato che in Italia sono state recuperate e donate 3,7 milioni di tonnellate di eccedenze alimentari. Un risultato che, secondo Gadda, dimostra l’importanza di consolidare le sinergie tra imprese, istituzioni e organizzazioni del Terzo Settore.

Dagli alimenti invenduti ai pasti pronti: come funziona il Frigorifero Solidale
La trasformazione delle eccedenze in pasti pronti consente di valorizzare alimenti che altrimenti rischierebbero di essere sprecati

La sfida, oggi, è estendere le buone pratiche anche agli alimenti freschi e cotti, che richiedono procedure specifiche e una gestione attenta lungo tutta la filiera. È in questo contesto che si inserisce il Frigorifero Solidale, sviluppato a Torino con il Sermig e RePoPP - Eco dalle Città. L’esperienza ha permesso di mettere a punto un sistema operativo che può essere condiviso con altre realtà, adattandolo alle caratteristiche e alle esigenze dei diversi territori.

Come funziona il Frigorifero Solidale

Il modello si basa sulla complementarità di tre soggetti. Un ente del Terzo Settore, come il Sermig a Torino, mette a disposizione lo spazio e gestisce l’accesso e la distribuzione dei pasti alle persone in difficoltà. Una realtà specializzata nel recupero e nella trasformazione delle eccedenze, come RePoPP - Eco dalle Città, raccoglie gli alimenti e li utilizza per preparare piatti pronti. Infine, un’impresa come Cuki contribuisce con competenze, strumenti e risorse per sostenere il progetto e favorirne la diffusione. A Torino, RePoPP prepara ogni settimana 240 piatti pronti utilizzando ingredienti recuperati dal mercato di Porta Palazzo, nel rispetto delle norme igienico-sanitarie e del piano HACCP. La trasformazione delle eccedenze in pasti pronti consente di valorizzare alimenti che altrimenti rischierebbero di essere sprecati, rendendoli disponibili attraverso una distribuzione organizzata.

Dagli alimenti invenduti ai pasti pronti: come funziona il Frigorifero Solidale
Omar-Sillah, responsabile cucina RePoPP

Il punto non è quindi installare semplicemente un frigorifero, ma costruire una filiera in cui ogni fase abbia responsabilità e procedure definite. Come ha sottolineato Giuliana Malaguti, responsabile Comunicazione di Fondazione Banco Alimentare ETS, il valore dell’iniziativa riguarda anche il modo in cui viene offerto l’aiuto: un pasto fresco, buono e preparato con cura può diventare un segno concreto di attenzione verso chi attraversa una situazione di difficoltà.

Dal progetto pilota alla diffusione nazionale

Il passaggio successivo è coinvolgere nuove aziende e organizzazioni disponibili a mettere in campo risorse e competenze. A un anno dal lancio, l’esperienza torinese ha consentito a Cuki Save the Food di sviluppare un know-how tecnico che l’azienda intende condividere attraverso un disciplinare, attualmente in fase di certificazione. Il documento raccoglie procedure e indicazioni operative per gestire il recupero, la trasformazione e la distribuzione degli alimenti, con particolare attenzione alla sicurezza alimentare. «Non serve partire da zero: il modello è già stato testato e funziona», ha spiegato Alessandro Pessana, responsabile Cuki Save the Food, evidenziando la disponibilità dell’azienda a mettere il proprio know-how a disposizione di chi intende avviare iniziative

analoghe. La replicabilità dipende dalla capacità di coinvolgere partner territoriali e di organizzare correttamente le diverse fasi del processo.

Dagli alimenti invenduti ai pasti pronti: come funziona il Frigorifero Solidale
Anche l'etichettatura è una fase fondamentale

Il Frigorifero Solidale si inserisce nel percorso avviato da Cuki Save the Food nel 2011 in collaborazione con Banco Alimentare. In quindici anni, il progetto ha permesso di recuperare e redistribuire agli enti caritativi oltre 24 milioni di porzioni di cibo, affiancando al recupero nelle mense collettive altre iniziative contro lo spreco, come Cuki Save Bag, la soluzione per portare a casa il cibo non consumato al ristorante. Con il Frigorifero Solidale, l’obiettivo è ora mettere a disposizione l’esperienza maturata per favorire la nascita di nuove reti locali, capaci di trasformare le eccedenze in una risorsa sociale.

L'intervista ad Alessandro Pessana

Quale supporto offre Cuki alle imprese che vogliono avviare un Frigorifero Solidale?

“Non si tratta soltanto di fornire uno strumento, ma di condividere le conoscenze sviluppate durante la sperimentazione. Il disciplinare raccoglie indicazioni sulla gestione delle materie prime, sulla loro trasformazione e sulla sicurezza alimentare, oltre a informazioni pratiche sull’etichettatura: ingredienti, allergeni, scadenze e lingue da utilizzare. Molte organizzazioni che lavorano nella solidarietà sono composte da volontari che svolgono altre professioni e non hanno necessariamente esperienza in questi ambiti. Mettere a disposizione procedure e competenze significa aiutarle a organizzare il lavoro nel rispetto delle regole.”

Quali sono le principali criticità nella gestione delle eccedenze alimentari?

“Occorre prestare attenzione a tutte le fasi, dalla raccolta alla trasformazione, fino alla conservazione e alla distribuzione. Non basta avere l’intenzione di fare del bene: bisogna assicurarsi che gli alimenti siano gestiti correttamente e che le informazioni necessarie siano comprensibili a chi li riceve. Anche le scelte operative devono tenere conto delle esigenze delle persone e delle condizioni in cui i pasti saranno consumati. Per questo il nostro approccio punta a prevenire i problemi e a mettere a disposizione procedure che aiutino i soggetti coinvolti a lavorare in modo sicuro e organizzato.”

Il Frigorifero Solidale si inserisce nel percorso avviato da Cuki Save the Food nel 2011
In che modo l’intelligenza artificiale potrebbe contribuire allo sviluppo del progetto?

“È uno strumento che potrebbe aiutarci a studiare meglio i bisogni dei territori, per esempio analizzando le esigenze alimentari delle persone e le caratteristiche delle comunità presenti in una determinata area. Ma l’intelligenza artificiale non sostituisce il fattore umano: deve essere utilizzata con consapevolezza e affiancata dall’ascolto diretto. Abbiamo sperimentato, per esempio, che proporre il cous cous pensando alle abitudini alimentari di alcune persone provenienti dal Nord Africa non significava necessariamente rispondere alle loro aspettative. Ci siamo resi conto che alcune preparazioni venivano preferite in versioni diverse da quelle che potevamo offrire. La tecnologia può aiutarci a formulare ipotesi e trovare soluzioni, ma è il confronto con le persone a permetterci di capire davvero di che cosa hanno bisogno.”