ALLARME ROSSO
Siccità nel Pavese, riso e vino alla prova: le prossime settimane saranno decisive
In Lomellina le aziende agricole valutano quali risaie sacrificare, mentre nell'Oltrepò i vigneti soffrono il prolungato stress idrico. Coldiretti invita gli agricoltori a documentare gli eventuali danni alle colture
Riso e vino si trovano ancora una volta a fare i conti con il cambiamento climatico. La scarsità d’acqua, le temperature elevate e precipitazioni sempre più discontinue stanno trasformando profondamente l’approccio alle colture da parte degli agricoltori, costretti a rivedere tecniche, tempi di lavorazione e strategie produttive (problemi di cui abbiamo parlato di recente con un risicoltore, in occasione del tavolo ministeriale sull’emergenza riso).
In provincia di Pavia la preoccupazione riguarda in particolare due comparti simbolo del territorio: le risaie della Lomellina e i vigneti dell’Oltrepò Pavese. La disponibilità idrica non è più un elemento che può essere dato per scontato, ma una variabile dalla quale dipendono la quantità dei raccolti, la qualità delle produzioni e, in molti casi, la stessa sostenibilità economica delle aziende.
In Lomellina la situazione è particolarmente delicata
La situazione appare particolarmente delicata in alcune aree della Lomellina e del Pavese, la prima provincia risicola d’Europa con circa 80mila ettari coltivati a cereale bianco. Circa il 40% delle superfici coltivate a riso in Italia si trova in questa zona, con 1500 aziende. I risicoltori che si trovano nelle zone terminali dei cavi irrigui, dove l’acqua arriva con maggiore difficoltà e in quantità più ridotte, stanno già valutando quali risaie continuare ad alimentare e quali, invece, potrebbero essere sacrificate. Una scelta che rischia di tradursi in perdite produttive pesanti, con ripercussioni sui bilanci di imprese agricole già messi sotto pressione dall’aumento dei costi di gestione, dell’energia e dei fattori produttivi. La distribuzione dell’acqua diventa così una corsa contro il tempo, nella quale le aziende devono stabilire priorità e concentrare le risorse disponibili sugli appezzamenti che presentano maggiori possibilità di arrivare al raccolto.
Il timore è quello di rivivere quanto accaduto nel 2022, quando la siccità mise in ginocchio il comparto risicolo pavese e, più in generale, numerose produzioni agricole italiane. In quell’estate, secondo le stime diffuse all’epoca, nel Pavese arrivò a essere considerata a rischio fino alla metà della produzione di riso, mentre caldo e mancanza d’acqua pesarono anche sulle prospettive della vendemmia. A distanza di quattro anni, il problema torna dunque a presentarsi, confermando come gli eventi estremi non possano più essere considerati eccezioni isolate. Per le aziende agricole l’adattamento climatico sta diventando una componente ordinaria della programmazione: dalla gestione dell’irrigazione alla scelta delle varietà, fino alla necessità di intervenire sui terreni per conservarne più a lungo l’umidità.
Coldiretti Pavia: «Documentare subito gli eventuali danni»
Di fronte al peggioramento delle condizioni climatiche, Coldiretti Pavia invita gli agricoltori a controllare attentamente lo stato delle colture e a raccogliere fin da subito tutti gli elementi necessari per dimostrare gli eventuali danni subiti. «Invitiamo tutte le aziende agricole a verificare con attenzione eventuali danni alle colture causati dalla siccità, documentandoli fin da ora in modo accurato e attraverso fotografie georeferenziate» spiega Silvia Garavaglia, presidente di Coldiretti Pavia. La raccolta tempestiva della documentazione potrebbe infatti risultare determinante qualora diventasse necessario attivare le procedure previste dal Fondo mutualistico nazionale AgriCat.
«Le previsioni meteorologiche indicano il perdurare di temperature molto elevate anche nei prossimi giorni» prosegue Garavaglia. «Questo fattore, insieme alla persistente assenza di precipitazioni, rischia di aggravare ulteriormente una situazione già caratterizzata da un forte stress idrico». Secondo i tecnici dell’organizzazione agricola, il protrarsi delle attuali condizioni potrebbe portare al raggiungimento dei parametri previsti dal Piano di gestione dei rischi in agricoltura per il riconoscimento della siccità come evento catastrofale. Il Piano di gestione dei rischi per il 2026 è stato approvato dal ministero dell’Agricoltura ed è entrato ufficialmente nel quadro normativo nazionale nel gennaio di quest’anno.
Il possibile intervento del Fondo AgriCat
Il Fondo mutualistico nazionale AgriCat è stato istituito per offrire una copertura di base contro i danni alle produzioni agricole provocati da eventi atmosferici di natura catastrofale, tra i quali siccità, alluvioni, gelo e brina. Lo strumento è operativo dal 2023 ed è rivolto alle aziende agricole che percepiscono pagamenti diretti nell’ambito della Politica agricola comune. In presenza delle condizioni e delle soglie stabilite dalla normativa, il Fondo può riconoscere compensazioni economiche alle aziende colpite, contribuendo a contenere almeno in parte le conseguenze delle perdite produttive. Per questo motivo Coldiretti raccomanda di non attendere l’eventuale dichiarazione dell’evento catastrofale, ma di fotografare già adesso i campi danneggiati, conservando una documentazione precisa e geolocalizzata.
«Invitiamo tutte le aziende a seguire con la massima attenzione l’evoluzione delle colture e a documentare accuratamente gli eventuali danni alle produzioni» conclude Garavaglia. «Come Coldiretti continueremo a monitorare la situazione idrica durante queste settimane fondamentali per i raccolti e a confrontarci con gli enti competenti, affinché, qualora si concretizzassero le condizioni previste dalla normativa, le imprese possano accedere tempestivamente agli strumenti di sostegno disponibili». Un appello che arriva in una fase decisiva della stagione agricola. Per riso e vite, infatti, le prossime settimane potrebbero determinare non soltanto la consistenza dei raccolti, ma anche la tenuta economica di molte aziende del territorio.


