A FORTE DEI MARMI

Famiglia spostata per far sedere un vip: il ristoratore può cambiare tavolo a un cliente già seduto?
Il caso della famiglia che, secondo un video diffuso sui social, sarebbe stata spostata di tavolo in un bar di Forte dei Marmi (Lu) per fare posto a un vip apre una questione concreta per la ristorazione: il gestore può chiederlo? Alessandro Klun chiarisce quando il ristorante può riorganizzare gli spazi e quando, invece, entrano in gioco accordi, correttezza e buona fede
Indice
- 1Il gestore può organizzare gli spazi del locale
- 2Quando il tavolo diventa parte dell'accordo con il cliente
- 3Il problema non è il vip, ma la modifica di un rapporto già instaurato
- 4Quali possono essere le conseguenze per il ristorante
- 5Organizzare il locale sì, cambiare le condizioni unilateralmente no
Un tavolo può essere spostato per fare posto a un altro cliente? E, soprattutto, cosa accade se la richiesta arriva quando gli ospiti sono già seduti, stanno consumando e hanno ricevuto il servizio? Il caso raccontato sui social da Giulia Ponsi, avvenuto in un bar di Forte dei Marmi (Lu) e diventato oggetto di discussione sul web, apre una questione che riguarda direttamente il rapporto tra cliente ed esercente. Secondo il racconto diffuso dall'influencer, una famiglia di quattro persone sarebbe stata invitata a lasciare il tavolo al quale era seduta per fare posto a un personaggio famoso, descritto come «un cantante famosissimo, sull'ottantina». La famiglia si sarebbe quindi spostata in una posizione più defilata del locale, senza ricevere, sempre secondo quanto riferito, alcun particolare gesto di cortesia. Il locale e il presunto vip non sono stati identificati e non risultano, al momento, repliche ufficiali. Al di là della ricostruzione dell'episodio, che andrebbe valutata sulla base di tutti i fatti e delle circostanze concrete, la vicenda pone una domanda più generale: un bar o un ristorante può chiedere a un cliente già accomodato di cambiare tavolo? «La risposta non è così semplice», spiega però Alessandro Klun (collaboratore di Italia a Tavola, autore del libro "A cena con diritto ed esperto di questioni legali relative al mondo della ristorazione e dell'accoglienza).
Il gestore può organizzare gli spazi del locale
Il primo elemento da valutare riguarda infatti il tipo di rapporto instaurato tra cliente ed esercente. Un ristoratore conserva un margine di discrezionalità nell'organizzazione degli spazi e nell'assegnazione dei tavoli. Può quindi accadere che, per esigenze del servizio, il personale chieda a un cliente di spostarsi, proponendo eventualmente un'altra sistemazione. Un tavolo, ad esempio, potrebbe essere necessario per una prenotazione, per la gestione di una comitiva o per altre esigenze organizzative del locale. In questi casi, la richiesta di cambiare posto non è di per sé esclusa. La situazione può però assumere caratteristiche diverse quando quel tavolo è stato specificamente prenotato o assegnato al cliente e l'assegnazione costituisce una delle condizioni sulla base delle quali si è instaurato il rapporto.
Quando il tavolo diventa parte dell'accordo con il cliente
È qui che, secondo Klun, entrano in gioco i principi generali che regolano il rapporto contrattuale. In particolare, gli obblighi di correttezza e buona fede, richiamati dagli articoli 1175 e 1375 del Codice civile. «Se una famiglia è già seduta, sta consumando, ha ricevuto il servizio e viene improvvisamente invitata a spostarsi esclusivamente per liberare il posto, la questione non si risolve semplicemente dicendo che il proprietario può fare quello che vuole nel suo locale», osserva Klun.
In una situazione di questo tipo, l'assegnazione del tavolo può diventare parte delle condizioni concordate. Il gestore, quindi, non dovrebbe necessariamente considerarla modificabile in modo arbitrario. Naturalmente, non significa che ogni richiesta di spostamento integri automaticamente una violazione di obblighi contrattuali. La valutazione dipende dal caso concreto: dalla presenza di una prenotazione, da quanto concordato con il cliente, dalle condizioni del locale e dalle modalità con cui la richiesta viene avanzata.
Il problema non è il vip, ma la modifica di un rapporto già instaurato
L'elemento centrale, dal punto di vista giuridico, non è quindi stabilire se l'altro cliente sia effettivamente famoso o meno. La notorietà dell'ospite, di per sé, non rappresenta la questione giuridica. «Il tema è verificare se il ristoratore stia modificando unilateralmente un rapporto già instaurato con il cliente e con quale giustificazione», chiarisce Klun. Se lo spostamento viene proposto per una reale necessità organizzativa, e magari accompagnato da una sistemazione equivalente o migliore, il quadro è diverso rispetto al caso in cui un cliente venga invitato a lasciare un tavolo assegnato esclusivamente per favorire un altro ospite. Anche le modalità possono avere un peso. Una richiesta formulata con cortesia e accompagnata da una proposta alternativa non è la stessa cosa di un'imposizione improvvisa, soprattutto quando il cliente ha già iniziato a usufruire del servizio.
Quali possono essere le conseguenze per il ristorante
Dalle circostanze concrete possono quindi emergere eventuali profili giuridici legati alla violazione degli accordi o agli obblighi di correttezza e buona fede. Non è però possibile, sulla base del solo racconto pubblicato sui social, stabilire automaticamente che nel caso di Forte dei Marmi vi sia stata una violazione. Occorrerebbe conoscere, tra gli altri elementi, se il tavolo fosse stato prenotato, se fosse stato assegnato espressamente alla famiglia, quali fossero le condizioni del locale e cosa sia stato effettivamente detto dal personale.
«Bisogna valutare le circostanze concrete: contratto, prenotazione, condizioni del locale, cosa sia stato effettivamente detto e soprattutto cosa sia realmente accaduto», sottolinea Klun. La conseguenza, quindi, non può essere individuata in modo automatico. Non esiste una regola secondo cui il cliente, una volta seduto, non possa mai essere invitato a cambiare tavolo, così come non è corretto affermare che il gestore possa sempre modificare unilateralmente le condizioni del servizio già avviato.
Organizzare il locale sì, cambiare le condizioni unilateralmente no
Il caso di Forte dei Marmi riporta così l'attenzione su un confine che nella quotidianità della ristorazione può essere meno evidente di quanto sembri. Il ristoratore mantiene il potere di organizzare il proprio locale e di gestire la disposizione dei tavoli. Questa facoltà deve però confrontarsi con il rapporto che si è già instaurato con il cliente. Se il tavolo era stato prenotato o assegnato e lo spostamento avviene in violazione di quanto concordato o con modalità contrarie ai principi di correttezza e buona fede, possono emergere profili giuridici da valutare.
La vicenda, dunque, va oltre il dibattito sul presunto trattamento di favore riservato a un personaggio famoso. Per gli esercenti rappresenta soprattutto un promemoria su un aspetto molto concreto del servizio: l'organizzazione della sala è una prerogativa del ristorante, ma il cliente che ha già instaurato un rapporto con il locale non può essere considerato semplicemente un elemento da spostare quando cambia la convenienza del momento.

