BISTROT

La mensa Lavazza serve 600 pasti al giorno, ma è aperta a tutti come un vero ristorante
Alla "Nuvola" di Torino, Bistrot Casa Lavazza supera il modello della mensa aziendale: è aperto anche al pubblico e propone una cucina di qualità guidata proposta dagli chef Federico Zanasi e Steve Caruso, con oltre 600 pasti serviti al giorno. Il menu cambia quotidianamente, segue la stagionalità e punta su equilibrio, sostenibilità e riduzione degli sprechi, con preparazioni fresche e una brigata di otto persone
Nel quartiere Aurora a Torino, in via Bologna 20/A, la Nuvola Lavazza ospita un modello di mensa aziendale che porta la ristorazione collettiva dentro uno spazio aperto al pubblico. Il Bistrot Casa Lavazza è pensato per i dipendenti del gruppo, ma anche per chi, come un qualsiasi cliente di un ristorante, cerca una pausa pranzo in un ambiente luminoso, piacevole e con una proposta gastronomica di qualità. Un servizio che si inserisce nel contesto di un’azienda riconosciuta nella classifica dei Best Employers come la migliore in Italia per la qualità della vita dei lavoratori. Un formato ibrido tra la classica mensa aziendale e il ristorante tradizionale, sviluppato e gestito all’interno del Gruppo Lavazza attraverso la propria società dedicata alla ristorazione LEA srl.
Bistrot Casa Lavazza, cucina da chef e menu stagionale aperto alla città
«Un luogo che supera il concetto di mensa aziendale aprendola alla città, proprio per questo è unico nel suo genere», precisa Maria Elena Sidoti, responsabile dell’accoglienza. La cucina del Bistrot Casa Lavazza è guidata da Federico Zanasi, chef di Condividere, il ristorante stellato del gruppo collegato al bistrot.
Dal 2023 ai fornelli c’è Steve Caruso, giovane chef che ha iniziato il proprio percorso al Combal Zero con Davide Scabin e, dopo esperienze formative all’estero, è tornato a Torino al fianco di Zanasi come sous chef. Oggi coordina una brigata di otto persone, compreso un pizzaiolo, seguendo un’impostazione che punta a far sentire il cliente a casa.
«Una filosofia che inizia dallo studio dal menu - racconta lo chef -. L’impronta è stagionale, cambia ogni giorno per non annoiare i clienti e viene studiato appositamente per offrire una dieta varia e bilanciata con attenzione alla sostenibilità e alla riduzione degli sprechi. Tutto viene preparato fresco. Dopo un primo periodo di assestamento per interpretare come i nostri clienti si ponevano di fronte alle scelte, oggi a fine servizio non abbiamo cibo in eccesso ed abbiamo trovato il corretto equilibrio tra qualità e ristorazione collettiva».
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Tre isole, tre cucine per la pausa pranzo
L’offerta gastronomica è costruita per rispondere a esigenze alimentari differenti, comprese le intolleranze, senza rinunciare alla varietà. Accanto a ricette care allo chef, come l’insalata russa, trovano spazio proposte gourmet come dei flan di zucchine, dei tacos di tartare, un risotto pomodoro e burrata o un trancio di ricciola appena scottato alla piastra, su ristretto di pomodori datterino. La sfida riguarda anche i volumi: ogni giorno vengono serviti oltre 600 pasti in una fascia oraria concentrata.
Il locale è organizzato in tre isole self service, concepite come tre ristoranti distinti, ciascuno con un nome, un menu e dieci proposte. San Tommaso 10, indirizzo della drogheria Lavazza, propone preparazioni alla griglia realizzate a vista e una selezione di pizze, dalla proposta del giorno alle ricette tradizionali, farinata compresa. Tierra è dedicata a un’offerta green e salutistica, con centrifugati, zuppe, creme e insalate, dalla versione semplice alla Waldorf. Murisengo, località del basso Monferrato legata alle origini di Luigi Lavazza, propone invece pasta al forno, secondi di carne e pesce e contorni caldi.
Pranzi di lavoro e servizio Take-Away
Oltre agli spazi comuni, il Bistrot Casa Lavazza dispone di quattro salette private per pranzi di lavoro, utilizzabili sia dai dipendenti sia dagli ospiti esterni. Per il pubblico è consigliata la prenotazione, soprattutto quando è richiesto un servizio personalizzato al tavolo e la possibilità di scegliere tra diverse proposte alla carta.
Anche i prezzi contribuiscono a distinguere il format dalla ristorazione aziendale tradizionale. Le proposte restano accessibili: il costo non raggiunge gli otto euro neppure per un brasato al vino rosso, mentre i primi piatti non superano i sette euro e i contorni si fermano a quattro.
Un modello di welfare e ristorazione collettiva
Il Bistrot rappresenta quindi un esempio di ristorazione collettiva aziendale costruita intorno a qualità, varietà e accessibilità, ma con un elemento distintivo: l’apertura alla città. La struttura non si limita a offrire un servizio interno ai lavoratori, ma trasforma la pausa pranzo in un’esperienza gastronomica fruibile anche da clienti esterni.
Nel modello di welfare aziendale rientra anche il servizio Take-Away, destinato ai dipendenti del Centro Direzionale. I lavoratori possono portare a casa piatti pronti preparati all’interno della cucina del Bistrot, mantenendo la stessa attenzione riservata alle preparazioni servite durante il servizio. Un’organizzazione che unisce ristorazione collettiva, cucina professionale e servizi dedicati ai lavoratori, facendo del Bistrot Casa Lavazza un caso particolare nel panorama delle mense aziendali.

