LA MAPPA
Nuova Delhi da bere e da vivere: sette indirizzi per scoprire la scena indiana
La mixology nella capitale è in grande fermento. Nuove aperture, proposte insolite e nomi ormai storici: ecco una mappa per bere bene a Nuova Delhi. Portatela con voi nel prossimo viaggio
Nuova Delhi è una città che obbliga a fare i conti con le distanze. Non tanto con quelle indicate sulla mappa, quanto con il traffico, capace di trasformare pochi chilometri in uno spostamento molto più lungo del previsto. Per esplorare il bere contemporaneo della capitale indiana, la soluzione migliore è quindi ragionare per aree. Vasant Vihar e Greater Kailash II possono diventare il territorio di una serata dedicata ai cocktail; Khan Market e Connaught Place si prestano invece bene a una giornata tra shopping, pranzo, aperitivo e qualche sosta al bancone. Il panorama evolve velocemente. Accanto ai bar che hanno contribuito a portare Nuova Delhi sulle mappe internazionali della miscelazione convivono nuove aperture, format sperimentali, pub, brasserie e grandi restaurant-bar. Sette tappe permettono di leggere bene questa trasformazione.
Cocktail e nightlife a Vasant Vihar
Il primo nome da segnare sulla mappa è Vasant Vihar, una delle aree più eleganti e cosmopolite di South Delhi. Al suo interno, Basant Lok è diventato negli ultimi anni un piccolo polo per ristoranti, caffè e cocktail bar. Due insegne molto diverse tra loro, abbastanza vicine da poter essere provate nella stessa serata, raccontano bene questa nuova energia. Lair è un modern speakeasy, uno dei posti migliori per capire in quale direzione si sta muovendo la miscelazione di Delhi.
Prende vita dopo il tramonto: si può arrivare per un drink al bancone e ritrovarsi, qualche ora più tardi, in un ambiente decisamente più animato, quando la musica sale e l’atmosfera vira verso la nightlife. Durante la mia visita la carta si chiamava “Flora & Fauna” e giocava con ingredienti vegetali, aromi e differenti intensità. Un menu contemporaneo, ma non inutilmente complicato: per ogni drink il profilo gustativo aiuta anche chi non padroneggia il linguaggio tecnico della miscelazione.
Il laboratorio di AABBCC
Pochi passi e cambia completamente il registro. AABBCC tratta il cocktail come un oggetto da smontare e ricostruire. Distribuito su tre livelli, punta sulla sperimentazione e su ricette che spesso partono da riferimenti conosciuti per portarli altrove. Il menu “A Study in Time & Taste” gioca proprio su questo meccanismo. Il Bellini, per esempio, si allontana dal consueto profilo fruttato e dolce per diventare più sapido; il Watermelon Southside mette insieme anguria, prezzemolo e oliva. Il divertimento sta anche nel dimenticare per qualche minuto ciò che ci si aspetterebbe dal nome scritto sulla carta.
È una destinazione adatta soprattutto agli appassionati e ai viaggiatori curiosi, meno a chi cerca semplicemente un grande classico prima di cena. L’impostazione è quella di un vero laboratorio del cocktail, con un lungo bancone in stile omakase e una forte attenzione agli ingredienti.
Greater Kailash II, tra residenze e vita serale
Da Vasant Vihar ci si sposta verso Greater Kailash II, o più semplicemente GK II, uno dei quartieri residenziali benestanti di South Delhi. È decisamente meno monumentale del centro, ma utile per osservare la vita quotidiana della Delhi contemporanea, tra case, negozi, caffè e ristoranti. È proprio in questa zona che ha sede uno dei nomi fondamentali del cocktail indiano.
Sidecar, la vecchia gloria che resta attuale
Sidecar è uno dei bar che hanno contribuito più di altri a far conoscere la mixology indiana fuori dal Paese. Fondato da Yangdup Lama e Minakshi Singh, è stato il primo indirizzo indiano a entrare nella classifica dei World’s 50 Best Bars e rimane un punto di riferimento per il settore. Occupa il primo piano dell’M Block Market, sopra la filiale HDFC: un dettaglio apparentemente banale, ma utile, perché dall’esterno l’ingresso non è immediato da individuare. “Going Places”, la carta che ho trovato durante la visita, è costruita come un albo illustrato e accompagna ogni proposta con indicazioni sul profilo gustativo, l’intensità e il servizio.
Tra quelli assaggiati, Emirati: un drink ispirato a Dubai ma con un’anima messicana, costruito con mezcal, Aperol e un liquore alle erbe prodotto in casa. È il bar che consiglierei anche a chi ha una sola serata da dedicare ai cocktail a Delhi: creativo ma accessibile., cosmopolita ma ancora profondamente legato alla cultura indiana del bere miscelato.
Miss Doozy, se dormite verso la Outer Ring Road
Miss Doozy merita invece un discorso diverso. Il locale occupa alcuni spazi del Savitri Cinema Complex, nell’area in cui GK II incontra Chittaranjan Park, a ridosso di uno degli snodi della Outer Ring Road. È un posto da segnare se, come è capitato a me, si alloggia in questa parte di South Delhi. Chi visita la capitale per pochi giorni probabilmente finirà per scegliere un hotel più centrale o comunque vicino ai principali assi turistici; ma dormendo tra GK II, Chittaranjan Park e la Outer Ring Road, Miss Doozy può diventare una comoda soluzione di quartiere. L’ambiente gioca con un’estetica pop-industriale: griglie metalliche illuminate, tubi a vista, pareti arancioni, motivi geometrici in bianco e nero e una grande scritta al neon “Rock ’n’ Roll” che riassume bene lo spirito del posto.
Anche la carta è volutamente trasversale. Le specialità nord-indiane e tandoori convivono con piatti indo-cinesi, biryani, ricette italiane e bar food, in una formula pensata per accompagnare cocktail, musica, DJ set e serate in compagnia. In carta compaiono piatti come Black Forest Prawn, gamberi con riso nero affumicato, avocado e cetriolo, Summer Beetroot in forma di sushi roll, Masala Fish Pops, Crispy Cheese Blasts e Mushroom Baos. Non attraverserei appositamente tutta Delhi per arrivarci, ma resta un buon riferimento se il viaggio porta a dormire o trascorrere del tempo in questa parte di South Delhi.
Khan Market, tra shopping e bicchieri
Cambiamo zona. Khan Market racconta, in piccolo, una parte importante della storia di Delhi. Nacque nel 1951, pochi anni dopo la Partizione dell’India, come mercato destinato soprattutto ai rifugiati arrivati dalla North-West Frontier Province, oggi parte del Pakistan. Il complesso, progettato su due piani e con una caratteristica struttura a U, comprendeva negozi al piano terra e piccoli appartamenti al piano superiore, dove molte delle famiglie commercianti vivevano e lavoravano. Il nome rende omaggio a Khan Abdul Jabbar Khan, conosciuto come Dr. Khan Sahib, politico della North-West Frontier Province e fratello maggiore di Khan Abdul Ghaffar Khan, il celebre “Frontier Gandhi”. All’inizio era un mercato di quartiere molto diverso da quello di oggi: generi alimentari, sartorie, dolci, piccoli negozi e attività aperte dalle famiglie che stavano ricostruendo qui la propria vita dopo la Partizione.
Con il passare dei decenni, anche grazie alla posizione tra Lodhi Road e alcune delle zone residenziali e diplomatiche della capitale, Khan Market ha cambiato progressivamente volto. Oggi è uno degli indirizzi più eleganti di Delhi e concentra librerie, boutique, negozi lifestyle, caffè, ristoranti e bar in uno spazio relativamente compatto. Rimane inoltre tradizionalmente molto frequentato dalla comunità diplomatica ed expat. A differenza di molti altri punti della città, una volta arrivati si può fare parecchio a piedi. E dopo ore trascorse nel traffico non è un dettaglio secondario. Due indirizzi molto diversi meritano una sosta.
The Chatter House
The Chatter House ha l’aspetto rassicurante del pub contemporaneo: mattoni a vista, grandi finestre, un lungo bancone e una carta che non obbliga nessuno a fare esperimenti. Si passa dalle birre ai whisky, dal comfort food ai grandi classici della miscelazione. Cosmopolitan, Manhattan, Margarita, Singapore Sling, Whisky Sour e Negroni convivono con una selezione di whisky scozzesi, irlandesi, giapponesi e indiani. È particolarmente adatto quando si viaggia in compagnia e ognuno ha voglia di qualcosa di diverso. La formula resta quella del gastropub, con cocktail, bar seating e una proposta gastronomica molto ampia.
Andrea’s Bar & Brasserie
A poca distanza, Andrea’s Bar & Brasserie è la sosta più internazionale di questo itinerario: luminoso, elegante, con una proposta che passa dal sushi ai piatti asiatici, dalle insalate alle ricette italiane. Dopo diversi giorni di cucina indiana, uno Spicy Tuna Roll accompagnato da una Budweiser ghiacciata può avere un fascino molto concreto. Anche la parte cocktail resta su coordinate immediatamente leggibili, tra Spritz, Milano Sour e drink di ispirazione italiana. Nelle giornate più calde diventa inoltre una piacevole parentesi climatizzata prima di tornare a esplorare la città.
A Connaught Place, senza complicarsi la vita
Prima o poi quasi tutti gli itinerari di Delhi passano da Connaught Place, conosciuto anche come CP o Rajiv Chowk. È il grande centro commerciale e finanziario della New Delhi progettata in epoca britannica, immediatamente riconoscibile per la struttura circolare e i lunghi porticati bianchi. Nei suoi anelli si alternano negozi, ristoranti, uffici, hotel e bar, mentre la stazione Rajiv Chowk è uno dei principali nodi della metropolitana.
Tamasha è un grande restaurant-bar con spazi interni ed esterni, pratico quando si vuole mangiare senza troppi vincoli di orario, bere qualcosa e poi proseguire la giornata. La cucina attraversa tradizione nord-indiana, sapori asiatici, Mughlai, specialità cinesi e piatti italiani. La mia sosta è stata volutamente semplice: butter naan caldo, riso speziato servito nella terracotta e una Kingfisher ghiacciata. Quando il termometro supera i 40 gradi, anche un grande dehors ventilato può diventare parte integrante dell’esperienza.


