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Turismo, il Sud può ripartire subito. Ma servono progetti, sanità e allungare la stagione

Le previsioni danno per quest'anno un recupero di almeno il 67% delle presenze del 2019. Tutto dipenderà dai vaccini e il generale Figliuolo darà una mano anticipandole. I turisti chiedono però sicurezza sanitaria, attenzione all'ambiente e aziende organizzate. Va allungato fino a ottobre il periodo delle vacanze

di Alberto Lupini
direttore
03 maggio 2021 | 12:00

Turismo, il Sud può ripartire subito. Ma servono progetti, sanità e allungare la stagione

Le previsioni danno per quest'anno un recupero di almeno il 67% delle presenze del 2019. Tutto dipenderà dai vaccini e il generale Figliuolo darà una mano anticipandole. I turisti chiedono però sicurezza sanitaria, attenzione all'ambiente e aziende organizzate. Va allungato fino a ottobre il periodo delle vacanze

di Alberto Lupini
direttore
03 maggio 2021 | 12:00

Finalmente un segnale positivo: secondo Intesa Sanpaolo nelle regioni del Sud Italia ci sarà una forte ripresa del turismo, anche se per quest’anno sarà impossibile tornare ai livelli pre covid. E un segnale di conferma viene anche da un rapporto di Confimpresa sulle famiglie che per quasi la metà vogliono tornare a viaggiare (il 48,7%). Certo non è poca cosa passare dal baratro in cui siamo caduti a immaginare di tornare in positivo entro al massimo un paio d’anni. Ma serve uno scossone per risollevarci davvero. Una spinta importante, nel breve periodo, potrebbe ora venire dall’impegno del generale Figliuolo (che ha superato in questo tutti i politici...) di vaccinare prioritariamente gli addetti del turismo. Ma attenzione, senza riforme serie rischiamo di perdere il treno nel medio periodo: soprattutto al Sud servono una struttura sanitaria efficiente, idee e progetti, nonché imprese dell’accoglienza capaci di pensare in grande, anche come dimensione. Il tutto per puntare su una destagionalizzazione che allunghi il periodo delle vacanze-ferie.

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Progetti, idee e grinta: il Sud può fare decollare il turismo


Torna il desiderio di viaggiare

A evidenziare uno scenario finalmente positivo (e che vale per hotel ristoranti, bar, agriturismi e accoglienza in genere) è fra gli altri osservatori Srm, la società di studi e ricerche sul Mediterraneo di banca Intesa Sanpaolo che ha realizzato un’approfondita ricerca sulle regioni meridionali, che sono poi quelle più colpite dalla crisi del covid. Il dato di partenza è quello di un rinnovato desiderio di viaggiare e fare vacanze, su cui sono d’accordo un po’ tutti. Nel breve-medio periodo ci saranno ancora difficoltà negli spostamenti internazionali, specie per quelli intercontinentali - per i quali è previsto un periodo tra i due e i quattro anni per ritornare alla normalità - ma con adeguate garanzie sulla sicurezza sanitaria (locali e località covid-free, nonché il passaporto vaccinale) sarà possibile avere buoni risultati in fretta. Sempre che le istituzioni, aggiungiamo noi, si muovano per tempo e non ci trascinino in fondo alla classifica con discussioni da bar, tipo quelle sul coprifuoco o sulle normative assurde come quella sull’uso dei gabinetti per locali che lavorano solo con spazi all’aperto, che ha creato non poca ilarità in tutta Europa...

Lo scenario più probabile è che si torni al 67% delle presenze del 2019

Ma vediamo quali sono le previsioni di Intesa Sanpaolo. Lo scenario più probabile indica che quest’anno nel Sud Italia si registreranno 58,3 milioni di presenze turistiche, coprendo praticamente il 67,4% di quanto fatto nel 2019. Ricordiamo che nel 2020 il turismo nel Mezzogiorno era crollato del 55,2% (con punte del 70% in Campania), contro un calo nella media nazionale del 52,4%.

Se questa previsione si confermerà, al Sud ci sarà una spesa di 26,7 miliardi: il 62,9% di quanto incassato nel 2019. Questo risultato si colloca a metà fra uno scenario più negativo (che parla di un solo 52,9% di presenze rispetto al pre covid) ed uno più positivo, che azzarda invece un +79,4%. Tutto dipenderà dal “sentiment” di italiani e stranieri a muoversi e da quanto Governo e Regioni sapranno fare in fretta per recuperare il tempo perduto ed evitando soluzioni pasticciate come in Campania con le isole covid-free, che sono solo la brutta copia (e fatta male) di quanto accaduto nelle micro-isole greche al di sotto dei mille abitanti.

Ma ora occorre allungare il periodo delle “vacanze”

Va detto che molta parte di queste previsioni si basa anche su un possibile prolungamento del periodo delle ferie-vacanze degli italiani: dalla concentrazione fra luglio ed agosto, ci si dovrebbe spingere fino a settembre-ottobre (ed anche a fine anno), sulla base del progredire delle vaccinazioni e di una maggiore sicurezza percepita. E solo dalla fine dell’anno, con una rimessa in gioco anche delle città d’arte, ci potrà essere una significativa ripresa di un turismo internazionale. Per il direttore di Srm, Massimo Deandreis, infatti, «l'analisi svolta si basa su tre scenari che sono connessi con l’avanzare del piano vaccinale. Lo scenario base è caratterizzato dalla maggiore probabilità e si basa sull'ipotesi che il piano vaccinale sarà rispettato».

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Ma i turisti oggi vogliono essere sicuri anche per l’assistenza sanitaria

Ma anche nella migliore delle ipotesi, ci sono questioni di fondo che non possono non essere affrontare se non si vuole perdere il treno di una ripresa del turismo, soprattutto nella dimensione internazionale. E in gioco ci sono al primo posto il sistema sanitario (che soprattutto al Sud in questi mesi ha mostrato tutte le sue endemiche carenze) e il tema ambiente e sostenibilità. “Servizi” da vedere in una logica di concorrenza fra sistemi Paese.

«La pandemia ha accelerato il processo di trasformazione del mercato turistico - precisa in proposito Deandreis - e già a partire dal 2021 si deve tener conto di nuovi elementi. Dal lato delle istituzioni segnalo il tema della qualità dei servizi sanitari di un territorio. Se ho bisogno di assistenza quando mi trovo in un certo posto, cosa trovo? È una domanda che in passato pochi si facevano prima di partire, oggi è ricorrente. Questo vuol dire che la concorrenza si gioca anche sulla qualità della Sanità. Poi c’è il tema sostenibilità e ambiente. L’Europa va in questa direzione e il turista medio è sempre più attento a questi aspetti».

E non sono solo le istituzioni che devono adeguarsi ai nuovi mercati e alle richieste di turisti “più esigenti”. Servono imprese più forti e organizzate. E questo è un tema che ha a che fare con la dimensione, spesso piccola, dell’azienda e con l’esiguo numero di “catene” italiane, siano esse di ristoranti o di hotel, capaci di assicurare offerte e protocolli ai tour operator di tutto il mondo.

Servono aziende di accoglienza più forti

«Anche dal lato delle imprese c'è bisogno di un cambio di paradigma - dice in proposito Deandreis - perché spesso sono troppo piccole per reggere l’urto delle crisi. È fondamentale rafforzarne la dimensione anche con partnership e aggregazioni. E poi diversificando l’offerta. Turismo, cultura ed agroalimentare sono tre ambiti naturalmente alleati. Vale per il pubblico, vale per i privati». E solo così può ripartire l'Italia.

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Più gioco di squadra fra turismo, cultura ed enogastronomia

Una prospettiva, va detto, che non è ancora pienamente condivisa però dai politici italiani, a partire probabilmente dal ministro della Cultura, Dario Franceschini, che piuttosto che proseguire nel test di una combinazione turismo-filiera agroalimentare (sperimentata dall’ex ministro Gian Marco Centinaio), ha preferito sganciarsi dal Turismo, lasciandolo a un rinato Ministero ad hoc, orfano però di competenze e risorse.

Eppure il problema della sinergia fra queste realtà è fondamentale e lo studio di Intesa Sanpaolo punta l’attenzione su alcuni campi d’azione che avrebbero il vantaggio di allungare la stagione e destagionalizzare il turismo. Pensiamo al cicloturismo, al turismo sportivo, al golf, al birdwatching, all’escursionismo, al turismo residenziale per anziani, ecc. Tutti per molti versi scontati, e sui quali abbiamo più volte richiamato l'attenzione, ma che oggi sono ineludibili. E su questi si può costruire una nuova economia virtuosa e meno legata al peso secolare della criminalità.

E guarda caso, soprattutto nelle regioni del Sud Italia, tutte queste opportunità sarebbero facilmente realizzabili (sanità, trasporti e criminalità permettendo...). C’è il mare e c’è l’arte, c’è la cucina e ci sono le montagne, vulcani compresi. Il tutto con millenni di storia e luoghi e monumenti che non hanno eguali in tutto il mondo.

Che sia la volta buona?

Ora abbiamo pure le risorse del Recovery Plan e, se va bene, il generale Figliuolo ci darà una bella spinta per rimetterci in pista da subito. Ora però tocca ai politici e agli imprenditori.

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