Un disciplinare nazionale per distinguere il miele prodotto secondo criteri qualitativi più stringenti. È quello elaborato nell’ambito del Sistema di qualità nazionale zootecnia (Sqnz) e trasmesso dal Ministero dell’Agricoltura alla Commissione europea per la valutazione. Il progetto introduce parametri specifici per la produzione e la lavorazione del miele e rappresenta un nuovo riferimento volontario per le aziende apistiche italiane. Tra i requisiti previsti figurano l’assenza di pastorizzazione, l’estrazione esclusivamente per centrifugazione e un’umidità inferiore al 17%. Il disciplinare è il risultato di oltre due anni di lavoro coordinato da Unaapi, l’Unione nazionale associazioni apicoltori italiani.

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Miele italiano di Qualità Certificata, il disciplinare approda in Europa

Dal miele all’alveare, una filiera sottoposta a controllo

Il sistema non si limita alle caratteristiche del prodotto finito. La certificazione prevede infatti una documentazione puntuale delle diverse fasi della filiera, dalla gestione degli alveari alla lavorazione e al confezionamento. L'obiettivo è rendere verificabili le pratiche adottate dalle aziende e garantire una maggiore tracciabilità del prodotto. Le imprese che sceglieranno di aderire dovranno sottoporsi a controlli indipendenti e rispettare i parametri stabiliti dal disciplinare. La certificazione, essendo volontaria, non modifica gli standard previsti per la commercializzazione del miele, ma introduce un sistema aggiuntivo attraverso il quale le aziende possono dimostrare il rispetto di determinati requisiti qualitativi.

Niente pastorizzazione e umidità sotto il 17%

Tra gli aspetti più caratterizzanti del disciplinare c’è l’esclusione della pastorizzazione, insieme alla previsione che l’estrazione del miele avvenga soltanto mediante centrifugazione. Anche il contenuto di acqua viene sottoposto a un limite preciso: l’umidità dovrà rimanere al di sotto del 17%. Si tratta di parametri che intervengono direttamente sulle modalità di lavorazione e conservazione del prodotto e che dovranno essere verificati nell’ambito del sistema di controllo previsto dalla certificazione.

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La valutazione della Commissione europea

Il testo è ora all’esame della Commissione europea, che avrà tempo fino al 14 ottobre 2026 per formulare eventuali osservazioni. In assenza di obiezioni, il procedimento potrà proseguire verso l’approvazione definitiva del disciplinare. Per l’apicoltura italiana il passaggio assume particolare rilievo perché introduce, su base nazionale, uno strumento volontario destinato a identificare in modo uniforme le aziende che scelgono di sottoporsi ai relativi controlli.

Unaapi: «Un'opportunità per valorizzare produzione e territorio»

Giuseppe Cefalo, presidente di Unaapi e capofila dell’Associazione temporanea di scopo che ha lavorato alla definizione del disciplinare, sottolinea il valore del nuovo strumento: «Il disciplinare è una grande opportunità per valorizzare la produzione e il territorio». Secondo Cefalo, il progetto si inserisce anche in un percorso più ampio: «A oggi è in corso di formazione anche il Consorzio per la promozione, condiviso con tutto il mondo della rappresentanza apistica». Per Unaapi, il disciplinare rappresenta il primo strumento nazionale pensato per identificare e comunicare in modo oggettivo determinate caratteristiche qualitative del miele, dando una forma certificabile a pratiche di allevamento, lavorazione e conservazione già adottate da numerosi apicoltori. Sul piano economico, l’obiettivo è contribuire a migliorare la riconoscibilità delle produzioni certificate e, nel tempo, sostenere la redditività delle aziende aderenti. L’eventuale approvazione europea aprirà quindi una nuova fase per la filiera, con la possibilità di costruire anche successive iniziative di promozione legate al marchio di qualità.