CULTURA DEL GUSTO
I 120 anni di Mario Soldati: perché il suo racconto del cibo è ancora attuale
In occasione del 120° anniversario della nascita, un incontro a Milano ha ripercorso la visione dello scrittore, capace di dare voce ai piccoli produttori e alla cucina autentica, anticipando il modo moderno di comunicare il gusto
Nel laboratorio della Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori si è tenuto a Milano l'incontro del roadshow internazionale dedicato a Mario Soldati (Torino 1906-Lerici 1999). L'iniziativa, inaugurata a Roma lo scorso 18 maggio, proseguirà il 26 ottobre a New York e il 18 novembre a Londra. L'incontro meneghino ha analizzato l'attualità del pensiero di Soldati, raffrontandolo con la trasformazione della comunicazione e della società contemporanea. Soldati è stato un intellettuale che è passato indifferentemente dall'attività di scrittore alla tv o alla sceneggiatura cinematografica. Ha anticipato i tempi, descrivendo l'Italia dei sapori: osti, contadini, cantinieri sono passati sotto la sua lente. A 120 anni dalla sua nascita possiamo analizzare le sue opere con obiettività.
Mario Soldati tra cultura, gastronomia e racconto dell'Italia
Paolo Verri, direttore della Fondazione Mondadori, ha moderato l'incontro meneghino: «Mario Soldati è stata una figura poliedrica e innovativa, capace di attraversare linguaggi e discipline diverse con uno sguardo sempre originale. Ha influenzato la cultura italiana seguendo tre direttrici fondamentali: l'immagine, con il cinema e la pittura; l'esperienza del gusto, cogliendo e raccontando l'essenza dell'enogastronomia; e lo storytelling del made in Italy, dando voce all'artigianalità e ai protagonisti del “saper fare”. A questo si unisce il grande romanziere, capace di esplorare “il mondo del possibile” e di invitarci, ancora oggi, a interpretare la realtà attraverso prospettive nuove».
È poi intervenuta Chiara Soldati, Cavaliere del Lavoro, ceo della Cantina La Scolca e promotrice dell'iniziativa insieme all'Associazione Mario Soldati: «Mio cugino Mario è sempre stato un pensatore libero e anticonformista, guidato dall'innata curiosità di svelare le storie italiane più vere, oltre ogni cliché. Desiderava dare voce all'Italia dei piccoli produttori con uno sguardo inedito». Mario Soldati ha rivoluzionato il mondo del cibo, è stato il primo a portarlo nella televisione. Sapeva gustare il buon cibo, ma non sapeva cucinare: al massimo era capace di farsi da solo il caffè e poi si infastidiva se qualcuno tagliava il pesce con il coltello. Piccole manie snobistiche, ma che gli concediamo, vista la sua arte.
L'eredità di Soldati tra creatività umana e intelligenza artificiale
Un ponte inaspettato tra il passato letterario e le frontiere del futuro è stato delineato da Giuseppe D'Avino, presidente di Strega Alberti Benevento: «Soldati vinse il Premio Strega nel 1954 con “Le lettere di Capri”. Oggi la sua eredità ci spinge a riflettere sul delicato rapporto fra creatività umana e intelligenza artificiale nell'arte». Sulla stessa linea di pensiero è intervenuto Arturo Artom, imprenditore e autore del libro “La nuova intelligenza”: «Soldati è estremamente contemporaneo: aveva compreso che, una volta acquisito un metodo, lo si può applicare a contesti e linguaggi differenti. Oggi il mondo delle competenze esclusivamente verticali è finito. L'IA ci obbliga a ripensare come valorizziamo il talento. È un messaggio cruciale per i giovani: il mondo del lavoro richiede “menti orizzontali”, capaci di interpretare la complessità in tutte le sue sfaccettature».
La cucina italiana come patrimonio culturale da salvaguardare
A chiudere le riflessioni, Maddalena Fossati, direttore de La Cucina Italiana e presidente del comitato promotore del riconoscimento Unesco: «Soldati ha svolto un lavoro fondamentale restituendo dignità alla cucina semplice. Non amava definirsi “gourmet”; era l'uomo che raccontava il contadino e il buon prodotto italiano». Soldati è stato un narratore alla ricerca della cucina vera, proprio quella che ricercano oggi i grandi chef. Quando raccontava un vino o un salume, descriveva un pezzo di cultura italiana. D'altra parte, la cucina italiana è stata iscritta ufficialmente nella Lista rappresentativa del Patrimonio culturale immateriale dell'Unesco tra sostenibilità e biodiversità. Quella descritta da Mario Soldati è un patrimonio da salvaguardare. Come sostiene Maddalena, la cucina dovrebbe essere introdotta come materia scolastica, perché esprime un linguaggio identitario delle popolazioni.


