Slow Food Italia e la rete ligure intervengono a sostegno di Aldo Lo Manto, allevatore della pecora Brigasca e ultimo pastore del relativo Presidio Slow Food in Liguria. Al centro della vicenda c'è l'assegnazione del pascolo estivo nel territorio comunale di Triora (Imperia), utilizzato da Lo Manto da diciannove anni consecutivi per il proprio gregge.

La pecora Brigasca
Il terreno è stato assegnato, secondo la normativa sugli usi civici, a un'allevatrice residente nel Comune di Triora. Tuttavia, secondo Slow Food, le caratteristiche del pascolo, particolarmente ripido e scosceso, risultano più adatte all'allevamento di ovicaprini che di bovini.
Pascoli e biodiversità: perché la pecora Brigasca è importante
Nei pascoli montani gli ovicaprini riescono a raggiungere anche le aree più impervie, mantenendo pulito il terreno e contribuendo alla conservazione del cotico erboso. I bovini, invece, per caratteristiche fisiche, non riescono a pascolare nelle zone più difficili, favorendo così la crescita incontrollata della vegetazione.
Grazie a una proroga valida fino al 31 maggio del prossimo anno, Lo Manto potrà continuare a utilizzare il pascolo di Triora. La questione, però, tornerà a riproporsi alla scadenza della proroga. Per questo Slow Food Italia ha inviato una lettera al sindaco di Triora, all'assessore regionale all'Agricoltura della Liguria e al presidente del Parco delle Alpi Liguri, chiedendo una soluzione stabile che garantisca all'allevatore un alpeggio estivo adeguato.
Formaggi a latte crudo e tutela delle aree interne
Gli alpeggi utilizzati dall'allevatore non dispongono di un caseificio. Per questo il latte appena munto viene trasportato ogni giorno ad Albenga, dove viene trasformato in tome, pecorini, giuncata e brus, valorizzando il latte crudo della pecora Brigasca.

Col latte della pecora Brigasca si realizzano ottimi formaggi come pecorini, giuncata e brus
Secondo Slow Food, la tutela di questa razza significa preservare non solo un patrimonio zootecnico unico, ma anche la manutenzione dei pascoli montani, la prevenzione dell'avanzata del bosco e degli incendi e la salvaguardia di una produzione casearia che rappresenta una delle espressioni più autentiche della gastronomia ligure.
Una razza a rischio e un patrimonio da preservare
Il caso richiama l'attenzione sulle difficoltà che interessano molti allevatori delle aree interne. La pecora Brigasca, infatti, è iscritta all'Anagrafe nazionale della biodiversità di interesse agricolo e alimentare del Ministero dell'Agricoltura perché considerata una razza a rischio di estinzione. In Liguria ne restano circa 1.500 esemplari, dei quali quasi 1.000 appartengono ad Aldo Lo Manto.
Durante l'estate circa 500 pecore Brigasche e 200 capre vengono portate in alpeggio a Triora, mentre il resto del gregge pascola nel vicino Comune piemontese di Briga Alta.