Tony (Dominic Sessa) ha 19 anni, è brillante, irrequieto e affamato di vita. Quando l'ennesimo colpo di testa e l’insofferenza verso le rigidità di una madre giudicante lo portano nella cittadina costiera di Provincetown, si ritrova quasi per sbaglio immerso nel mondo caotico e adrenalinico della cucina di un ristorante locale, capitanata da uno chef inflessibile e severo, ma capace di profonda umanità (il candidato all'Oscar Antonio Banderas). Nel corso di un'estate, quel ragazzo in cerca di un posto nel mondo muoverà i primi passi del viaggio che lo renderà una leggenda.

“Tony, diario di un giovane cuoco”: il biopic su Bourdain che convince (ma non del tutto)
Gli attori Antonio Banderas e Dominic Sessa in una scena di “Tony, diario di un giovane cuoco”

Un film che non restituisce fino in fondo il fascino di Anthony Bourdain

Fin qui la trama di “Tony, diario di un giovane cuoco” (dal 27 agosto al cinema), sull’estate che avrebbe portato un giovane ribelle (ma fino a un certo punto nel film) a diventare quel cuoco leggendario, ironico e anticonformista, icona di quanti non si sottomettono alle regole. Anche quelle dello star business e non solo della cucina. Un’occasione non sfruttata fino in fondo per quanti - e sono milioni di fan in tutto il mondo - hanno adorato e seguito “Tony” lungo la sua vita nelle celebrate serie televisive e nei diversi libri di ottima scrittura, come il best seller cult Kitchen Confidential, e si aspettavano un film più incisivo, meno prevedibile. Che rendesse, oltre alla verità sul dietro le quinte di ristoranti con cucine fatiscenti e cuochi pronti alla trasgressione verbale e non solo, il fascino mai banale di uno chef per caso, piuttosto che la sua passiva adesione a modelli non esattamente corretti.

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Chissà cosa ne avrebbe pensato Anthony Bourdain, se solo non avesse deciso di darci un taglio con le trasgressioni (alcol e droghe) e una vita davvero spericolata, con il suicidio che, l’8 giugno 2018, a 61 anni, in una stanza di hotel in Alsazia, ha lasciato tutti noi orfani di un “ragazzo” straordinario. Uno che, nonostante la fama, non aveva perso la voglia di essere contro, soprattutto i soprusi e le ingiustizie delle cucine, sgarrupate o stellate che fossero, ma anche di un mondo che lui aveva girato in lungo e in largo, spesso nelle strade e nei quartieri più malfamati.