SERRANDE GIÙ
Uno dei caffè più antichi di Torino sotto sfratto: il caso del Fiorio finisce in tribunale
Il Caffè Fiorio di Torino, aperto nel 1780 e legato a Cavour e d'Azeglio, ha chiuso dopo uno sfratto disposto al termine di una disputa finita in tribunale tra la famiglia proprietaria e i gestori
Per oltre due secoli è stato uno dei luoghi simbolo della vita cittadina torinese. Il Caffè Fiorio, storico locale di via Po 8, ha attraversato epoche, generazioni e trasformazioni della città, ospitando intellettuali, politici e protagonisti della vita culturale piemontese. Oggi, però, le sue serrande sono abbassate. Non per una scelta imprenditoriale o per la fine dell'attività, ma per uno sfratto maturato al termine di una disputa tra due famiglie. Una vicenda che interrompe, almeno temporaneamente, l'attività di un locale aperto nel 1780 e diventato nel tempo uno dei riferimenti della Torino storica.
Dal Risorgimento alla Torino di oggi: la storia del Caffè Fiorio
Il Fiorio non è un semplice bar del centro. La sua storia è legata a quella della città e del Piemonte. Nel corso degli anni è stato frequentato da esponenti della politica e della cultura e, secondo una tradizione tramandata nel tempo, persino re Carlo Alberto di Savoia si sarebbe interessato a ciò che veniva detto ai suoi tavolini per capire quale fosse l'umore della città. Il locale è associato anche a figure come Massimo d'Azeglio e Camillo Benso Conte di Cavour, diventando uno dei luoghi più rappresentativi della Torino risorgimentale e, nel tempo, uno dei simboli della tradizione dei caffè storici cittadini. A renderlo riconoscibile, oltre alla posizione in via Po, è rimasta negli anni anche quell'atmosfera che ha trasformato il Fiorio in una tappa per torinesi e visitatori, tra caffè, cioccolata e la ritualità di un locale che conserva un posto particolare nell'immaginario della città.
Due famiglie in tribunale e il contratto arrivato alla scadenza
Alla base della chiusura c'è una controversia tra la famiglia proprietaria e quella che negli ultimi anni ha gestito il locale. Da una parte ci sono i Cesaro, titolari del Caffè Fiorio e proprietari anche di un altro storico esercizio torinese, il Caffè Torino. Dall'altra Vito e Noris Strazzella, padre e figlia, che hanno gestito il Caffè Fiorio negli ultimi quattro anni e che, secondo quanto riportato, avevano manifestato l'intenzione di rilevare l'attività. Anche la loro esperienza è legata al mondo dei locali storici torinesi: in passato hanno infatti gestito il Caval 'd Brons, in piazza San Carlo. Le posizioni, però, sono rimaste distanti. Secondo Nicola Cesaro, gli Strazzella avrebbero lasciato il Caffè Fiorio «in condizioni pessime», circostanza contestata dalla famiglia che fino a oggi ne ha curato la gestione. A questo si è aggiunta la scadenza del contratto. La proprietà ha quindi avviato il procedimento che ha portato allo sfratto, con l'intervento delle autorità e la conseguente chiusura del locale. Cesaro avrebbe inoltre espresso l'intenzione di tornare a occuparsi direttamente del Caffè Fiorio.
Una precedente chiusura nel 2022 per urgenti lavori
Quella causata oggi dallo sfratto non è, però, la prima chiusura recente del Caffè Fiorio. Nel gennaio 2022 lo storico locale di via Po aveva già abbassato temporaneamente le serrande per consentire una serie di urgenti interventi di manutenzione.
La chiusura era stata annunciata a partire dal 15 gennaio e i lavori riguardavano diverse parti del locale. Tra gli interventi previsti c'era il ripristino dell'intonaco del soffitto, che aveva iniziato a dare segni di cedimento, insieme al rifacimento dei bagni e ad alcune migliorie agli impianti. Il programma comprendeva inoltre interventi sul sistema di riscaldamento e sulle cucine, con il rinnovamento di forni e fornelli. Un cantiere necessario per intervenire su uno spazio storico che, come molti locali con una lunga storia alle spalle, richiede manutenzione e aggiornamenti continui. Quella del 2022 era stata inoltre una nuova interruzione dell'attività dopo il periodo della pandemia. Il Caffè Fiorio era infatti rimasto chiuso anche durante il lockdown e, successivamente, nel maggio dell'anno precedente. La chiusura attuale ha però un'origine completamente diversa: non lavori di manutenzione o restrizioni legate alla pandemia, ma una controversia tra proprietà e gestione culminata nello sfratto.
Le serrande abbassate e il futuro del locale
Resta ora da capire quali saranno i tempi e le modalità della riapertura. La chiusura, anche se temporanea, riporta al centro una questione che riguarda molte città italiane: il futuro dei locali storici quando il loro valore culturale e identitario si intreccia con le normali dinamiche della proprietà e della gestione. Per Torino, il Caffè Fiorio resta un pezzo della propria storia urbana. La sua attività è oggi sospesa, mentre la vicenda tra le due parti coinvolte nello sfratto apre una nuova fase per uno degli indirizzi più conosciuti della città.

