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martedì 02 giugno 2026  | aggiornato alle 12:51 | 119564 articoli pubblicati

Mense scolastiche, l’Europa vuole menu più sani ma il sistema non regge i costi

La mensa scolastica è il vero banco di prova delle politiche europee su salute e sostenibilità. Tra vincoli economici, bandi al ribasso e scarso gradimento, il rischio è il fallimento della transizione alimentare

 
02 giugno 2026 | 11:17

Mense scolastiche, l’Europa vuole menu più sani ma il sistema non regge i costi

La mensa scolastica è il vero banco di prova delle politiche europee su salute e sostenibilità. Tra vincoli economici, bandi al ribasso e scarso gradimento, il rischio è il fallimento della transizione alimentare

02 giugno 2026 | 11:17
 

Nei corridoi istituzionali di Bruxelles e nei ministeri di mezza Europa si discute costantemente di transizione ecologica, Garanzia Ue per l’infanzia e lotta all'obesità infantile. Eppure, il luogo in cui queste strategie di alto livello si scontrano con la realtà non è un'aula parlamentare, ma la stanza più rumorosa e complessa di qualsiasi istituto: la mensa scolastica. Oggi la ristorazione collettiva si trova al centro di una tempesta perfetta.

Mense scolastiche, l’Europa vuole menu più sani ma il sistema non regge i costi

La mensa scolastica è il primo luogo di educazione alimentare per milioni di studenti europei

Da un lato, la spinta scientifica e politica verso menu rigorosamente salutisti, sostenibili e privi di alimenti ultra-processati; dall'altro, la drammatica tenuta economica delle aziende del settore, strozzate da bandi al massimo ribasso, inflazione e un oggettivo problema di gradimento da parte degli studenti. Il caso esploso nel Regno Unito e i recenti dati europei tracciano una linea di demarcazione netta: senza investimenti strutturali, la rivoluzione nei piatti dei più piccoli rischia di rimanere un'utopia sulla carta.

Il "fronte inglese": la rivolta dei catering contro i menu ideologici

A sollevare il velo sulle ipocrisie del sistema è stata una dura presa di posizione delle società di ristorazione britanniche, raccontata in un'inchiesta del The Guardian. Il governo di Londra ha varato un piano drastico per i menu scolastici in Inghilterra: taglio netto ai cibi fritti, drastica riduzione dei prodotti trasformati e introduzione forzata di legumi, verdure fresche e alternative vegetali.

Mense scolastiche, l’Europa vuole menu più sani ma il sistema non regge i costi

Menu sostenibili e salutari: la sfida è renderli accessibili e graditi

La risposta degli operatori del settore non si è fatta attendere. Le associazioni di categoria dei catering hanno espresso profonda preoccupazione, evidenziando che le nuove regole colpiranno direttamente la sostenibilità economica dei servizi. Sostituire materie prime standardizzate con prodotti freschi e a filiera corta richiede costi di approvvigionamento e di manodopera decisamente più elevati. Con budget pubblici già ridotti all'osso, il rischio concreto è il collasso operativo delle aziende e, paradossalmente, una minore adesione degli studenti, pronti a rifiutare i nuovi piatti per rifugiarsi nel cibo spazzatura fuori da scuola.

Il modello europeo "SchoolFood4Change" e il tetto della burocrazia

Se il Regno Unito evidenzia i limiti operativi della transizione, dal cuore dell'Europa arriva il manifesto di ciò che il servizio potrebbe diventare. In occasione dell'International School Meals Day, l'iniziativa SchoolFood4Change (SF4C) - finanziata dal programma di ricerca Horizon 2020 dell'Unione Europea - ha tracciato il bilancio di tre anni di sperimentazione in quasi 4.000 scuole di 22 Paesi europei, coinvolgendo oltre un milione di bambini.

Mense scolastiche, l’Europa vuole menu più sani ma il sistema non regge i costi

Dietro ogni pasto scolastico, costi crescenti e carenza di personale qualificato

Il report finale, intitolato “Dai piloti alla politica: prove da tre anni di attuazione dell'approccio alimentare per tutta la scuola in Europa” e pubblicato dall'organizzazione internazionale Rikolto, dimostra che l'approccio integrato (il cosiddetto Whole School Food Approach) funziona. Questo modello non si limita a cambiare il menu, ma educa i bambini attraverso l'orticoltura e la cucina, garantendo al contempo agli agricoltori locali un mercato stabile e protetto dalle volatilità globali.

Tuttavia, anche i promotori del progetto europeo si scontrano con la realtà strutturale. Amalia Ochoa, responsabile dei sistemi alimentari sostenibili presso ICLEI Europe e coordinatrice di SchoolFood4Change, ha denunciato chiaramente un “tetto burocratico”: «I pasti scolastici sani rappresentano il percorso più accessibile per la trasformazione del sistema, ma non si può costruire un sistema resiliente su cicli di progetto temporanei e finanziamenti a breve termine». Le fa eco Thibault Geerardyn, direttore di Rikolto Europe: «Il vero ostacolo al ridimensionamento è istituzionale, non ideologico. I cambiamenti nella politica devono essere incorporati nel sistema attuale, non semplicemente aggiunti ad esso come un progetto “bello da avere”».

L'impatto in Italia: il rischio della "burocratizzazione del piatto"

È uno scontro, questo, che tocca da vicino anche l'Italia. Nel nostro Paese la ristorazione collettiva vanta standard qualitativi storicamente elevati e linee guida ministeriali molto severe sui Criteri Ambientali Minimi (CAM). Eppure, il comparto italiano viaggia da anni sul filo del rasoio.

Mense scolastiche, l’Europa vuole menu più sani ma il sistema non regge i costi

Senza educazione alimentare, il rischio è l’aumento dello spreco nelle mense

Le aziende di ristorazione collettiva italiane si trovano a dover rispondere a richieste sempre più stringenti: più biologico, più km zero, eliminazione della plastica, menu bilanciati e personalizzati. Richieste sacrosante, se non fosse che i bandi di gara comunali continuano troppo spesso a premiare la logica del massimo ribasso o a offrire tariffe a pasto ferme ad anni fa, totalmente inadeguate a coprire l'esplosione dei costi delle materie prime fresche e dell'energia. Se la politica italiana continuerà a scrivere “menu ideali” senza fare i conti con la realtà economica delle cucine e degli appalti, le conseguenze saranno inevitabili:

  • La fuga delle aziende sane: I grandi e medi player della ristorazione rifiuteranno di partecipare a gare d'appalto economicamente insostenibili.
  • Il crollo del gradimento e lo spreco alimentare: Servire legumi o piatti vegetali senza una parallela e massiccia educazione alimentare dei bambini significa una sola cosa: tonnellate di cibo sano che finiscono direttamente nei bidoni della spazzatura delle scuole, aumentando lo spreco e lasciando i ragazzi digiuni.
  • Mancanza di personale qualificato: Cucinare il fresco richiede braccia, tempo e competenze. Trasformare una cucina che rigenera sacchetti pronti in una cucina che lavora la materia prima richiede investimenti sul personale che le aziende, da sole, non possono sostenere.

Il cibo scolastico non è un costo logistico, ma un investimento sanitario

La morale che la ristorazione collettiva deve trarre dai casi inglese ed europeo è netta. Il cibo scolastico non può più essere trattato come un mero servizio accessorio dell'istruzione o come una voce di spesa da tagliare nel bilancio dei Comuni. Se l'Europa e l'Italia vogliono mense che siano uno “scudo per la salute pubblica” contro l'obesità (riconosciuta in Italia come malattia cronica e che oggi colpisce un adolescente europeo su quattro, secondo i dati OMS), lo Stato deve pagare il giusto prezzo del servizio. I menu non si cambiano con i decreti o con le imposizioni ideologiche, ma stanziando fondi strutturali a lungo termine, adeguando la base d'asta dei bandi di gara ai costi reali di mercato e finanziando figure di coordinamento stabili all'interno delle scuole. Solo sostenendo le aziende di ristorazione e la filiera agricola si potrà servire nei piatti dei nostri figli una rivoluzione che sia, finalmente, non solo sana, ma anche economicamente digeribile.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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