DA MILANO AL MONDO

Dentro la scalata di Moebius: così si arriva ai vertici della mixology
Lorenzo Querci, titolare di Moebius, racconta il lavoro che ha trasformato il locale in un riferimento internazionale: guest all'estero, network, attenzione all'ospite e una strategia pensata per accendere i riflettori. Dai rapporti con i brand al ritorno degli investimenti, fino a The World's 50 Best Bars, che il 7 ottobre porterà a Milano i grandi nomi del comparto
Indice
- 1L'intervista a Lorenzo Querci
- 2Dalla scoperta delle 50 Best alla costruzione di una strategia
- 3Il “prodotto” Moebius va oltre il cocktail
- 4Il salto internazionale e la guest da Limantour
- 5Che cosa serve per arrivare ai vertici della miscelazione
- 6Entrare nelle 50 Best cambia clienti, investimenti e opportunità
- 7Milano si prepara alle World’s 50 Best Bars
Milano è diventata una delle capitali mondiali del bere miscelato. Forse ce ne siamo accorti definitivamente quando abbiamo cominciato a vedere persone arrivare dall’altra parte del mondo con una lista di cocktail bar da visitare organizzata con la stessa precisione con cui altri programmano musei e ristoranti. Tra quegli elenchi, oggi, c’è quasi sempre Moebius. È a cinque minuti dalla Stazione Centrale, dentro un ex magazzino tessile di settecento metri quadrati. Ma definirlo cocktail bar è riduttivo. C’è il ristorante, c’è la musica, c’è l’architettura industriale e soprattutto c’è quell’ulivo andaluso di settecento anni chiuso dentro una teca di vetro altissima.
Oggi è sesto nella Europe’s 50 Best Bars 2026 e primo tra gli italiani. Nel 2025 aveva già fatto parecchio rumore scalando 31 posizioni nella classifica mondiale e conquistando il Nikka Highest Climber Award. Il prossimo passaggio arriverà il 7 ottobre, quando Milano ospiterà per la prima volta la cerimonia di The World’s 50 Best Bars. Per qualche giorno la città sarà invasa da bartender, imprenditori, giornalisti, brand ambassador e appassionati arrivati da tutto il mondo. E Moebius giocherà in casa. «Pensare di avere un buon prodotto e rimanere in attesa che qualcun altro venga e ti dica bravo non è una strategia - racconta a Italia a Tavola il titolare Lorenzo Querci. Bisogna «accendere più riflettori possibili».

L'intervista a Lorenzo Querci
“Assolutamente no. Non sapevo nemmeno che esistessero. Vengo da una famiglia di ristoratori e il mondo del bar, per me, era completamente sconosciuto. Ho iniziato a conoscerlo e a studiarlo dopo. È stato tra il 2021 e il 2022 che ho cominciato a chiedermi se Moebius potesse avere le caratteristiche per entrare in quel circuito.”
Dalla scoperta delle 50 Best alla costruzione di una strategia
“All’inizio non ero affatto sicuro. Avevo un dubbio soprattutto: Moebius non è soltanto un cocktail bar, è anche ristorante, e temevo che questa doppia anima potesse essere percepita come un limite. Poi, con il tempo, ho capito che poteva essere esattamente il contrario. Essere anche ristorante era un plus.”
“Non c’è stato un momento preciso. Studiando il settore, inevitabilmente cominci a sentirne parlare. Ti accorgi che tutti guardano a quella classifica un po’ come all’Everest, alla vetta della miscelazione. Il mio primo approccio credo sia stato soprattutto attraverso i social e internet, poi sono arrivati i contatti personali e da lì il network si è allargato.”

“Sì. Mi sono trovato nel posto giusto al momento giusto e soprattutto avevo un team forte. Non è un gioco che puoi giocare da solo: avevamo un desiderio e una visione condivisa, quindi più spalle sulle quali appoggiare questa progettualità. Poi c’è un altro punto. Pensare di avere un buon prodotto e rimanere in attesa che qualcuno venga da te a dirti bravo non è una strategia. Bisogna accendere più riflettori possibili.”
“Cercando di intercettare le persone che possono essere importanti per il settore: opinion leader, bartender, media. E facendo provare loro il prodotto, portandole da Moebius. La mia strategia è stata cercare di avvicinare più persone possibili tra quelle che ritenevo figure chiave. Io ero convinto che Moebius fosse un prodotto di valore. Evidentemente, venendo qui, anche loro si sono resi conto che lo era.”
Il “prodotto” Moebius va oltre il cocktail
“No. Il prodotto è tutto. È un pacchetto che comprende l’estetica del locale, il drink, l’approccio all’ospite, la connessione tra le persone, la genuinità, l’autenticità. Le persone percepiscono quando un lavoro viene fatto con passione. Poi è ovvio che a tutti piacciono le medaglie, però credo che alla fine la passione venga premiata, se riesci a manifestarla e soprattutto a farla vedere. Quindi la base è avere un buon prodotto, avere un team forte e poi capire come mettere quel prodotto sotto più riflettori possibile.”
Il salto internazionale e la guest da Limantour
“Direi il viaggio a Città del Messico per fare una guest da Limantour. Credo fosse il 2022 o il 2023. Limantour in quel momento era settimo al mondo nelle 50 Best. Loro erano già stati nostri ospiti a Milano, ma noi a livello di classifica praticamente non esistevamo. Poi ci hanno invitato per il loro anniversario. E lì mi sono detto: cavolo, che privilegio essere in questa situazione. Fu importante perché era una situazione inconsueta e molte persone l’hanno notata. Eravamo un locale ancora poco conosciuto, senza una posizione importante nelle classifiche, invitato a lavorare nel settimo cocktail bar al mondo. Più eventi fai, più persone conosci e più network crei. Trovarci lì, nel posto giusto al momento giusto, ci ha dato un’esposizione enorme. E più esposizione significa anche più credibilità, o almeno più curiosità: le persone cominciano a chiedersi che cosa ci sia dietro quel locale. Per me è stato uno spartiacque, un bel trampolino.”

Che cosa serve per arrivare ai vertici della miscelazione
“Prima di tutto un’esperienza. L’ospite deve essere accolto bene, ascoltato e deve sentirsi parte di qualcosa che va oltre il semplice rapporto tra cliente ed esercente. Naturalmente deve bere un drink di livello. Non deve necessariamente essere “il drink più buono del mondo”, ma deve essere realizzato a un ottimo livello e deve trasmettere professionalità e, allo stesso tempo, genuinità. Le persone non devono sentirsi semplicemente delle braccia e delle gambe con un portafoglio. Per me questo è lo standard minimo: avere un prodotto valido dal punto di vista estetico, ma anche emotivo. Poi il sistema di voto conserva inevitabilmente una componente soggettiva. Non esiste uno standard unico: nelle classifiche possono convivere locali completamente diversi tra loro.”
Entrare nelle 50 Best cambia clienti, investimenti e opportunità
“Sì. Abbiamo visto crescere molto la clientela internazionale, specialmente quella asiatica, che è particolarmente attenta alle classifiche. Ci sono persone che appena arrivano in una città cercano quali siano gli hotel, i ristoranti e i bar presenti nelle liste internazionali. Essere lì porta quindi un aumento della clientela internazionale, ma anche di quella locale più interessata e consapevole rispetto a questo mondo. E poi ci sono vantaggi trasversali: diventano più semplici le trattative commerciali, cresce l’interesse dei brand e aumentano gli investimenti di marketing. Insomma, si aprono molti più scenari: consulenze, partnership e opportunità che prima magari non avresti nemmeno immaginato.”

“Nel mio caso ho sempre cercato di investire soprattutto i soldi che arrivavano dai brand. Non ho utilizzato direttamente i soldi dell’attività per questo percorso: quello che ricevevo come investimento di marketing lo spostavo e lo reinvestivo a mia volta. Naturalmente dipende anche dalla città in cui lavori. Milano ha una forte componente internazionale e turistica e questo rende il ritorno ancora più evidente. Ma se mi chiedi se, sul medio-lungo periodo, questo tipo di investimento si ripaghi economicamente, la mia risposta è sì, assolutamente.”
Milano si prepara alle World’s 50 Best Bars
“No.”
“Un nostro after party, con 16 bartender provenienti da tutto il mondo. Sarà uno degli appuntamenti che abbiamo pensato per quella settimana.”


