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Ristori e ristoranti, a che punto siamo? La prima prova del Governo Draghi

Con un altro no alle aperture a cena e con un mese di chiusure generali davanti, restano bonus ristorazione e indennizzi, che però devono essere erogati subito nelle casse di turismo e ristorazione facendo attenzione ai costi fissi e ai ricavi dell'anno. Il Governo ne discute ed è indeciso su che cosa fare

di Alberto Lupini
direttore
25 febbraio 2021 | 18:37

Ristori e ristoranti, a che punto siamo? La prima prova del Governo Draghi

Con un altro no alle aperture a cena e con un mese di chiusure generali davanti, restano bonus ristorazione e indennizzi, che però devono essere erogati subito nelle casse di turismo e ristorazione facendo attenzione ai costi fissi e ai ricavi dell'anno. Il Governo ne discute ed è indeciso su che cosa fare

di Alberto Lupini
direttore
25 febbraio 2021 | 18:37

Il confronto non è più muscolare o urlato. E non è più fra Governo e opposizione. Ora siamo ad una sorta di braccio di ferro fra gentlemen in Consiglio dei Ministri. Tutto è più mediato e sottotraccia, ma la contrapposizione fra “aperturisti” (con cautela) e alfieri delle chiusure è tutt’altro che chiusa, anzi. Se da una parte il premier Mario Draghi sta cambiando almeno le regole (chiusure annunciate con anticipo, stop alle dichiarazioni in ordine sparso dei componenti del Cts, pressioni sull’Europa per accelerare sui vaccini), dall’altra è però indubbio che a decidere chi vincerà fra il Ministro Speranza e Matteo Salvini sarà il livello dei contagi e la possibilità di contenere, o meno, la fase 3 attraverso le zone rosse o arancione rafforzato.

Prima prova per il Governo Draghi - Ristori e ristoranti, che si fa? La prima prova del Governo Draghi

Prima prova per il Governo Draghi

Fino a Pasqua nessuna riapertura
Per ora una cosa è certa, con buona pace dei ministri dei Beni Culturali, Dario Franceschini (che ha smesso i panni del rigorista ora che non si occupa più ristoranti e hotel) e del Turismo, Massimo Garavaglia, cinema e pubblici esercizi resteranno probabilmente chiusi fino a Pasqua. Aprire i cinema prima dei ristoranti, come vorrebbe Franceschini, sarebbe un insulto al buon senso e rischierebbe di scatenare qualcosa di più di qualche protesta di piazza. Soprattutto se non dovesse passare nemmeno la proposta delle Regioni per scambiare il pranzo con la cena al ristorante nelle zone gialle.

Un compromesso che restituirebbe un po’ di lavoro al comparto, anche se in misura inferiore a quanto immaginato dalla Fipe dopo l’incontro col ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgietti. Cresce intanto la protesta delle imprese, mentre ristoratori in varie parti d’Italia organizzano sit-in o nuovi gruppi autonomi per contrastare le chiusure, ma non solo. Alla base dell’indignazione dei ristoratori, lo andiamo ripetendo da mesi, non c’è tanto o solo la perdita di lavoro, l’aumento dell’indebitamento che li rende a rischio di pressioni della criminalità organizzata o la sensazioni di essere additati come gli untori, come ha stupidamente dichiarato nei giorni scorsi Franceschini. Ma a preoccupare è l’assoluta incertezza e lentezza con cui si trascina tutta la partita dei ristori, che ora potrebbero diventare indennizzi, per chi è costretto a chiudere.

Dario Franceschini e Massimo Garavaglia - Ristori e ristoranti, che si fa? La prima prova del Governo Draghi
Dario Franceschini e Massimo Garavaglia

Troppe le questioni ancora irrisolte
E ugualmente si può dire per la cassa integrazione dei dipendenti, che dovrebbe scadere a marzo insieme al blocco dei licenziamenti che Confindustria vorrebbe abolire. E a questo punto occorre che Draghi e il neo ministro dell’Economia, Daniele Franco, anche se in carica da pochi giorni, battano un colpo. Dov’è finito il Decreto Ristori quinquies, la cui bozza era stata annunciata come pronta dall’ex premier Conte oltre un mese fa? Parliamo di 32 miliardi di euro per i quali era stata autorizzato un nuovo deficit dal Parlamento. Pare che il testo predisposto sia sparito nel nulla e non c’è nemmeno una nuova traccia su cui lavorare.

È ben vero che la lotta alla pandemia è la priorità. Tanto che Draghi  stato deciso anche a livello europeo per sbloccare la questione vaccini e per l'introduzione del certificato vaccinale per viaggiare. Ed è ugualmente vero che si devono chiudere con urgenza tutti i progetti legati al Recovery Plan per cominciare a spendere un po’ di miliardi garantiti dall’Europa. Ma ristoratori, albergatori e in genere tutto il mondo del turismo hanno il diritto di sapere su cosa potranno contare per cercare di mantenere attive aziende che rappresentando il 15-16% del Pil nazionale. Anche perché sono la prima industria del Paese e dopo Pasqua si si giocherà tutto con la stagione estiva, dove l’incidenza dei virus naturalmente cala. Un appuntamento a cui alberghi o ristoranti non possono però arrivare chiusi o in procedura fallimentare.

Gli interventi urgenti sui quali lavorare
Draghi, chiedendo la fiducia aveva spiegato, che si deve scegliere fra quali attività “proteggere” e quali invece “accompagnare al cambiamento”, perché fuori mercato o irrecuperabili. Ma non è che in una settimana si possa fare una smile cernita. In questo momento si devono coprire subito le perdite subite da chi ha chiuso per decreto. E non ci si può certo basare su ristori calcolati sull’andamento di aprile. Bisogna rimborsare le aziende e le partite Iva dei mancati incassati su base annua, ben sapendo che comunque, dobbiamo essere onesti, non si potrà mai raggiungere una soddisfazione generale perchè c’è il non trascurabile effetto del lavoro nero e dell’evasione fiscale.

Il giallo del Ministro Speranza. Perchè non vuole aprire i ristoranti la  sera in zona gialla? - Italia a Tavola
Roberto Speranza

E sarebbe anche solo immorale, ma dannoso per chi è onesto, pensare di calcolare anche questa quota. Un elemento da tenere in considerazione sono anche i costi fissi e le spese fatte esempio per programmare settimane in cui poi non si potuto lavorare perché dal sabato notte alla domenica si chiudeva tutto. Un rischio che d’ora in avanti non dovrebbe più verificarsi dopo le intese fra Governo e Regioni. Su come agire e se sostituire degli indennizzi ai ristori (che appartengono ad una cultura assistenzialistica) è però ancora tutto in lavorazione. Al punto che nessuno si sbilancia. Anche chi spinge per cambiamenti come Garavaglia, alla fine si limita a dire che gli va bene il modello tedesco, ma non spiega con che criteri e con percentuali.

In ogni caso si deve davvero fare in fretta e sarebbe utile appoggiarsi all’Agenzia delle Entrate che una volta sbloccate le situazioni sembra avere dato un a buona prova di efficienza con pagamenti automatici delle tranche previste. Il punto è che gli ultimi aiuti arrivati alle imprese in genere sono fermi a settembre. Non possiamo cioè aspettare come per il bonus ristorazione per sostenere l’acquisto di beni agricoli italiani. Le ultime indiscrezioni dicono che Poste Italiane inizierà i versamenti proprio in questi giorni (“metà febbraio” è stato comunicato) ma nelle casse intanto non è arrivato nulla. Gli oltre 46mila imprenditori della ristorazione che hanno chiesto il contributo a fondo perduto per l’acquisto dei prodotti agroalimentari italiani, non hanno ancora ricevuto quanto promesso dal governo. E questo nonostante siano passati due mesi dall’ultima data utile per la presentazione delle domande, fissata per il 15 dicembre scorso. Draghi non può rischiare.

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