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Green pass, ecco i primi test. Accordo definitivo entro maggio?

In 18 Stati membri dell'Ue (compresa l'Italia) più l'Islanda sono iniziate le sperimentazioni per il certificato che dovrebbe facilitare gli spostamenti turistici. In Italia resta il pericolo del Garante della Privacy

10 maggio 2021 | 15:39

Green pass, ecco i primi test. Accordo definitivo entro maggio?

In 18 Stati membri dell'Ue (compresa l'Italia) più l'Islanda sono iniziate le sperimentazioni per il certificato che dovrebbe facilitare gli spostamenti turistici. In Italia resta il pericolo del Garante della Privacy

10 maggio 2021 | 15:39

Il digital green pass, il certificato pensato dall’Ue per poter viaggiare in tutta Europa, entra nella sua fase embrionale. Oggi sono infatti iniziati i test in 18 Paesi membri (tra cui l'Italia) a cui va aggiunta l’Islanda. «La fase di test del digital green pass inizia oggi in 18 stati membri più l'Islanda. Da oggi testiamo l'interoperabilità delle strutture che produrranno i pass, il caricamento e il download dei dati. Finora non usiamo dati reali ma dati prova, dal primo giugno gli Stati membri potranno caricare dati reali». Questa è stata l’unica battuta rilasciata sull’argomento dal portavoce dell'Esecutivo comunitario.

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Come funzionerà dal punto di vista tecnico

I pass, sotto forma di Qrcode, saranno prodotti grazie ai dati forniti dalle autorità nazionali sulle vaccinazioni o sui test. I codici saranno protetti grazie ad un sistema di doppia chiave crittografica per essere leggibili solo dalle autorità degli Stati membri o delle istituzioni dotati di accesso alla chiave tramite un’applicazione. Non occorre necessariamente un’app o uno smartphone: il codice potrà essere ricevuto via email o stampato. In alcuni Stati, come ad esempio la Francia, verrà integrato all'app sulla tracciabilità. Un eventuale uso del certificato per l’accesso a luoghi o eventi all'interno dei Paesi dovrà essere specificato dalle autorità nazionali.

La questione sarà discussa domani dai ministri dei 27 al Consiglio affari generali Ue, e subito dopo ci sarà un nuovo negoziato tra Parlamento e Consiglio europeo.

Incognite sulle tempistiche

Nel percorso di avvicinamento all’entrata in vigore del certificato, c’è stato dibattito sulle tempistiche. Fonti Ue spiegano che c'è ottimismo sulla possibilità di trovare un accordo sul pass vaccinale Covid entro maggio. Secondo la presidenza portoghese di turno del Consiglio l'intesa potrebbe essere trovata già a metà maggio, permettendo così di completare i vari passaggi necessari per giugno. I passaggi per così dire politici potrebbero rallentare il certificato che, secondo le ultime stime, dovrebbero entrare in vigore entro la fine di giugno in ogni Paese dell’Ue. Forse è un po’ troppo tardi? Vorrebbe dire aver perso un mese di turismo estivo.

Nel frattempo però l’Italia si muove. Da sabato 15 per entrare in Italia dagli altri Paesi Ue, dalla Gran Bretagna e da Israele basterà seguire le stesse regole che valgono per spostarsi verso regioni in zona arancione o rossa: ovvero il referto negativo del tampone o il certificato di vaccinazione al Covid, senza più i cinque giorni di quarantena conclusi con un ulteriore test molecolare o antigenico. La nuova linea - decisa in un tavolo operativo organizzato dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio e da quello della Salute Roberto Speranza - rappresenta una svolta significativa per il mondo del turismo che spera di poter tornare ad attirare i viaggiatori stranieri in estate.

Ma a proposito di ostacoli l’Italia deve anche guardarsi in casa propria. L’idea del green pass (come veniva chiamato in origine) era stata ampliata anche per l’ingresso in bar, ristoranti, cinema così da permettere a queste attività di ripartire prima e in maniera migliore. Ma il Garante della Privacy, Pasquale Stanzione ha spiegato che lo strumento non rispetterebbe la privacy dei cittadini in questo senso e che andrebbe mantenuto solo per, eventualmente, spostamenti. Chi la spunterà? Speriamo il buonsenso piuttosto che la solita burocrazia.

Ci mancava solo il Garante...

Un assurdo già ipotizzato qualche settimana fa, un modo per inceppare ogni tipo di possibilità di ripresa di attività che da oltre un anno zoppicano pretestuoso e infettato da un eccesso di zelo che sta diventando sempre più sinonimo di inadeguatezza, professionale e civica. Come si può pensare che dare nome, cognome e una spunta verde che indichi l'essere stato vaccinato, l'essere guarito o l'aver fatto un tampone (negativo) al ristoratore di turno possa essere ritenuta un violazione della privacy? Ci pensiamo mai a tutto quello che facciamo utilizzando ogni minuto uno smartphone, un i-pad un Pc? Ci pensiamo che possiamo anche non utilizzarli, ma che se li abbiamo nelle vicinanze sentono comunque i nostri discorsi e ci bersagliano nei giorni successivi di pubblicità inerenti - magicamente - a ciò ci cui abbiamo parlato un attimo prima? E lì, dove sta la privacy? Perchè il Garante, oltre a pensare di tutelare i lavoratori prima che la presunta privacy non si impegna a lavorare su quei temi?

Fipe: Tutelare la privacy o migliaia di posti di lavoro?

Il commento della Federazione italiana pubblici esercizi a questo proposito è duro e passa attraverso le parole di Roberto Calugi, amministratore delegato, che deve contare un po' più a lungo del proverbiale "dieci" per esprimere un parere ragionato. «Ci mancava solo il Garante della Privacy - spiega - nelle situazioni di emergenza servono rimedi di emergenza. Appellarsi a modalità che andavano bene prima del Covid è difficile. Chiediamo al Garante della Privacy di chiedersi se voglia tutelare la presunta privacy dei cittadini o se voglia tutelare migliaia di posti di lavoro che stanno andando in fumo nel mondo della ristorazione da febbraio 2020. Ne sono stati già persi 250mila a causa della chiusura già avvenuta o prossima di 50mila attività. Non ne possiamo più».

A Bolzano il Coronapass zoppica

Anche dal punto di vista dei ristoratori quella del green pass è una questione intricata, che non convince per tutto il trambusto che le sta nascendo attorno. La Provincia autonoma di Bolzano il green pass per accedere ai ristoranti lo ha già introdotto (con il nome di Coronapass) lunedì 26 aprile per permettere ai cittadini di mangiare anche al chiuso. Ma come è andata? «Stiamo lavorando pochissimo - ha risposto Luca Giacomel, presidente dell'Unione regionale cuochi Alto Adige - perchè la gente ha assimilato così tanto il concetto (sbagliato) per cui i ristoranti sono luoghi di contagio che ora stentano a venire a mangiare da noi. Il Coronapass inoltre è uno strumento che sta zoppicando. In pochi lo stanno sfruttando perchè il meccanismo è ancora da oliare. Chi non ce l'ha è costretto a mangiare all'esterno, ma in questa stagione a Bolzano è complicato e infatti i clienti scappano subito. La questione privacy? Fa sorridere... quando il cliente mostra il Qr Code noi lo scannerizziamo e ci compare su uno schermo nome, cognome e una spunta verde che indica la certificazione avvenuta. Non saprei nemmeno dire se compare una voce che indica l'avvenuta vaccinazione, guarigione o test. Stiamo scivolando su una buccia di banana».

La posizione del Garante, Pasquale Stanzione

Ma in particolare, perchè il Garante della Privacy, Pasquale Stanzione vuole mettere mano al green pass? In audizione nelle Commissioni riunite Affari costituzionali, Giustizia e Affari sociali, ha spiegato che bisogna escludere esplicitamente usi diversi da quelli previsti dal decreto e individuare il titolare del trattamento dei dati. Non solo: «È superflua l’indicazione del numero di dosi di vaccino o del tipo di vaccino, ma anche la previsione di modelli di certificazioni verdi diversi a seconda della condizione (vaccinazione, guarigione, test negativo) in virtù della quale esse sono rilasciate». Palazzo Chigi, con il sottosegretario Roberto Garofoli, sta lavorando per adeguare le norme.

Il dibattito è anche scientifico

Il dibattito però è anche scientifico e come di consueto vira da parti diverse, anzi opposte. La critica scientifica più pesante era arrivata da un tweet di Roberto Burioni, secondo il quale il tampone recente per avere il pass è «un pericolosissimo controsenso». Ma anche il viceministro Piergiorgio Sileri è critico, anche se in un altro senso. Ieri ha incontrato il portavoce del Cts e presidente dell’Iss Silvio Brusaferro per esporgli le sue idee. Vorrebbe estendere a un anno il tempo dalla vaccinazione; includere anche chi non sa quando è guarito ma risulta avere gli anticorpi alti da un test quantitativo; usare il pass come condizione per entrare nelle Rsa, per accedere a treni e aerei Covid free e per eventi sportivi con pubblico limitato. Ancora una volta dunque Sileri si dimostra il più vicino al "compromesso" necessario per far ripartire l'economia senza dimenticarsi che la priorità è la salute dei cittadini. Le sue precisazioni derivano dal fatto che i requisiti perchè il green pass sia valido sono: l’essere stati vaccinati (con seconda dose) entro i sei mesi precedenti; essere guariti dal Covid entro i 6 mesi; avere fatto un tampone molecolare o test rapido negativo non più di 48 ore prima.


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