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Ristori ai ristoranti, ma poi? Poche settimane per avere risposte

La strada dei Dpcm è un boomerang: rinviano le decisioni drastiche e il virus cresce. Istituzioni e politici troppo litigiosi, serve un gabinetto di guerra. Come arriveremo a gennaio? Le aziende non hanno certezze: 50mila bar e ristoranti potrebbero non riaprire più e innescare una crisi

di Alberto Lupini
direttore
09 novembre 2020 | 08:30

Ristori ai ristoranti, ma poi? Poche settimane per avere risposte

La strada dei Dpcm è un boomerang: rinviano le decisioni drastiche e il virus cresce. Istituzioni e politici troppo litigiosi, serve un gabinetto di guerra. Come arriveremo a gennaio? Le aziende non hanno certezze: 50mila bar e ristoranti potrebbero non riaprire più e innescare una crisi

di Alberto Lupini
direttore
09 novembre 2020 | 08:30

Alla fine è fin troppo chiaro che la giostra interminabile di Dpcm a cui ci ha sottoposto Conte è stata solo un escamotage per evitare di prendere decisioni dure e accettate da tutti, o almeno da una larga maggioranza. Una strategia, perdente, che mostra tutte le debolezze delle istituzioni e dei politici. Ora rischiamo di arrivare di nuovo ad un lockdown generalizzato (lo chiedono l'Ordine dei medici e il professor Walter Ricciardi, e scusate se è poco...). Ma per evitare di decidere per tempo, sperando di scansare inevitabili proteste, anche violente, si è inscenato il giochino del rimpallo di responsabilità fra Governo e Regioni, incuranti che così facendo, però, il covid giorno dopo giorno mieteva vittime e tagliava le gambe all’economia. Come si può sperare di battere un nemico che non combattiamo con tutte le nostre forze? Perché siamo arrivati a questo? Forse perché, potrebbe essere l’amara, verità, non abbiamo tutte queste armi? E allora solo un'unità da gabinetto di guerra potrebbe forse salvarci.

Ristori ai ristoranti, ma poi? Poche settimane per avere risposte

Eppure avevamo già avuto la dimostrazione di come non prendere decisioni drastiche e condivise ci aveva messo in ginocchio. In primavera quando chiudere in zona rossa alcuni comuni della valle Seriana avrebbe forse potuto contenere l’epidemia, né Regione Lombardia, né Governo ebbero la forza, o il coraggio, di prendere una decisione chiara e concordata. E il risultato furono migliaia di morti e il lockdown nazionale. Ora siamo quasi allo stesso gioco dello scaricabarile con regioni che si lamentano di essere in fascia rossa (è il caso della Calabria, dove la sanità sembra un limbo di incompetenti o imbecilli, a partire dall’ex commissario dimissionario) ed altre che invece vorrebbero essere “rosse”, come la Campania che non sa più come gestire i comportamenti sconsiderati di alcuni cittadini di Napoli o gli ospedali al collasso e senza posti letto. E c’è poi chi, come la provincia di Bolzano, decide di passare subito in zona rossa per prudenza ed evitare guai peggiori, mentre Bergamo deve invece seguire il resto della Lombardia anche se la sua situazione è meno critica e i suoi ospedali si riempiono di malati, ma di altre zone…

Un vero caos istituzionale
Insomma, siamo in una situazione che definire di caos istituzionale è un vero eufemismo. Altro che incertezza su chi ha vinto le elezioni negli Usa. Gli errori di Governo ed opposizioni nel non cercare di trovare qualche accordo minimo per gestire il disastro che era preannunciato, sono sotto gli occhi di tutti. Così come l’inadeguatezza di ministri o dirigenti regionali che non hanno saputo (o potuto per veti reciproci) risolvere per tempo problemi legati ai trasporti o alle assunzioni di personale sanitario. Per non parlare di come si improvvisano Dpcm che dimenticano interi comparti che non possono lavorare se ne chiudono altri (pensiamo alle lavanderie industriali senza lavoro se sono fermi ristoranti e hotel) o, peggio, che vengono annunciati e poi fatti slittare di giorni quasi che le imprese, soprattutto della ristorazione, possano stare nell'incertezza con derrate deperibili da acquistare.

E non siamo ancora arrivati al peggio. Se non si fermerà per tempo questa corsa del covid e dell’irresponsabilità di italiani che, “positivi” ma asintomatici, oppure conviventi di malati, girano tranquillamento per le strade come se l’epidemia non li dovesse riguardare, sarà il caos. I medici di base prevedono fino a 10mila morti entro un mese. Il Ministro Speranza ha un bel sperare che si torni allo spirito di responsabilità di questa primavera. Allora gli italiani si fidavano di un signor nessuno, bravo nelle giravolte politiche, come Conte. Oggi non è più così e, in aggiunta, c’è una crisi economica terribile che si sta profilando all’orizzonte. A cui non saranno certo i continui rappezzi dei vari Dpcm che metteranno rimedio.

Che succederà a gennaio?
Fino ai primi di dicembre fra ristori e cassa integrazione potremo forse resistere, ma poi? I primi segnali di come rabbia, insoddisfazione e infiltrazioni di estremisti o criminali possano trasformare la protesta in rivolta li abbiamo purtroppo già visti: da Roma a Brescia, quasi nessuna città è stata risparmiata. E che succederà quando 50mila fra bar e ristoranti potrebbero non riaprire nel 2021? O quando i negozi al dettaglio non rialzeranno le saracinesche perché in questo periodo le vendite online (Amazon, che non paga tasse, su tutte) gli avranno distrutto anche l’ultima trincea degli acquisti di Natale? Per non parlare di come i piccoli negozi devono chiudere, ma in tante parte d’Italia i centri commerciali (che sono chiaramente possibili sedi di contagio) restano invece aperti. E a cascata, se crolla il mondo del commercio è impensabile che la crisi non coinvolga artigianato e industria. Altro che ripresa nei prossimi mesi…

Serve un grande progetto nazionale di rilancio che non sia solo assistenzialismo e congelamento dell’esistente. Forse potrebbe servire un governo di unità nazionale per trovare una sintesi e condividere gli inevitabili sacrifici sociali che dovremo affrontare. Ma i giallo-rossi sembrano chiusi nella torre mentre il fuoco divampa fuori. E le destre buttano fascine fra le fiamme. Deve finire questo gioco al massacro che ci condanna ad essere schiacciati da un virus. Senza una risposta unitaria di tutto il Pase, al di là delle divisioni politiche non avremo molte possibilità. Il prossimo, inevitabile decreto deve essere firmato da quanti più partiti possibile. E se Conte non è in grado di fare una sintesi, meglio cambiare capo del Governo.

Servono regole ed esempi virtuosi
Il problema vero è che oggi, più che mai, servirebbero regole ed esempi virtuosi. Ma se i politici non danno segnali di responsabilità e si accapigliano su tutto - complice il fatto che al governo o nelle regioni, tutti in qualche modo gestisco la situazione, ma scaricano sugli altri i problemi - che possono fare i cittadini? I negazionisti, che pure ci sono anche in alcuni partiti importanti, vanno isolati. Abbiamo perso una settimana per decidere come rendere l’Italia un po’ più arlecchina, e dopo pochi giorni siamo pronti a ridiscutere tutto in una logica che sa troppo di navigazione a vista.

Per restare solo al mondo dei pubblici esercizi, chi è in zona gialla ha ad esempio il diritto di sapere se gli sforzi che sta facendo per garantire un clima un po’ meno da lockdown in alcune parti d’Italia avrà un sostegno o meno. La clientela cala ogni giorno di più per questo clima di paura generato più dall’incertezza e dalla sfiducia, che non dai numeri dei contagiati. Non basta arrivare, ultimi in Europa, a dare qualche aiuto direttamente sul conto corrente. Oltre alla salute, i beni più preziosi che mancano sono la fiducia e i soldi. Ma avere soldi nel piatto, senza fiducia ed ottimismo, non serve...

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