CESARINI SFORZA
Dalla vendemmia del 1986 alle magnum del 2001: 40 anni di Aquila Reale Riserva
Cesarini Sforza celebra i 40 anni di Aquila Reale Riserva Trentodoc con 500 magnum numerate dell’annata 2001. Al centro il vigneto Maso Sette Fontane e una storia di ricerca, longevità e identità trentina
L’incipit della presentazione è sicuramente una sintesi del ruolo avuto da Cesarini Sforza nella valorizzazione delle bollicine trentine: “Ci sono vini che appartengono a un’annata, e vini che appartengono a una storia. Aquila Reale Riserva di Cesarini Sforza è tra questi”. Siamo nel 1986, nel cuore del Trentino, quando ci fu la prima vendemmia di quella che sarebbe diventata una delle espressioni più rappresentative della cantina: un metodo classico capace di raccontare, attraverso il tempo, la forza di un territorio e la ricerca di una qualità senza compromessi.
Maso Sette Fontane, il vigneto di Chardonnay al centro di Aquila Reale
Il nome non è casuale. Aquila Reale nasce per esprimere un’idea di grandezza, eleganza e carattere, a partire da un luogo preciso: Maso Sette Fontane, un vigneto di chardonnay che nel 2001 diventa cru e che rappresenta ancora oggi il cuore della riserva. Ed è stato proprio per festeggiare i quarant’anni questa riserva che l’azienda trentina ha organizzato un evento a Milano, presso RH Milan_Private Events (7 livelli di furniture, design, food&wine) allestito nell’imponente residenza del Principe di Piombino risalente al XIX secolo. Quindi, di grandezza in grandezza, «per celebrare i 40 anni della bollicina nata dall’idea di mettere al centro il dialogo tra territorio, annata e tempo che ha accompagnato Aquila Reale lungo quattro decenni, redendola un’etichetta riconoscibile e sempre capace di sorprendere - dice Andrea Buccella, enologo e responsabile della produzione di Cesarini Sforza -. Senza dimenticare le caratteristiche del vigneto e lasciare che sia il tempo a completare il lavoro. In quarant’anni abbiamo visto cambiare le annate, le condizioni climatiche e anche il nostro modo di lavorare, ma l’obiettivo è rimasto lo stesso: cercare equilibrio, profondità e quella freschezza che permette al vino di evolvere senza perdere la propria identità».
E, poi, aggiunge Enrico Zanoni, direttore generale dell’azienda «quarant’anni di Aquila Reale raccontano la solidità di un progetto che ha saputo mantenere nel tempo una propria identità, evolvendo insieme al mercato e al territorio». «Per Cesarini Sforza - aggiunge - è un patrimonio importante, ma anche un punto di partenza: oggi dobbiamo continuare a valorizzare questa storia attraverso la qualità, la capacità di innovare e una visione di lungo periodo. È così che si costruisce valore nel tempo». D’altronde, per questa bollicina, il tempo è parte della sua identità, è ciò che permette alla riserva di evolvere, acquisire profondità e trasformare la sua eleganza in una firma inconfondibile.
Aquila Reale Riserva 2001, 500 magnum numerate per i quarant’anni
Tant’è che per celebrare questo importante anniversario, Cesarini Sforza ha presentato un’edizione limitata di 500 magnum numerate, annata 2001. Si tratta di un formato che esalta la vocazione alla longevità della Riserva e che rende ogni bottiglia un oggetto da custodire, oltre che da condividere, e un invito a celebrare.
Aquila Reale Riserva Trentodoc 2001
Nel 2001 le uve chardonnay furono raccolte in leggero anticipo, a fine agosto e comunque sane e con un buon profilo acido. Sottoposte a pressatura soffice per estrarre solo il 50% del mosto destinato alla selezione della Riserva Aquila. La fermentazione è avvenuta in parte in carati di rovere e in parte in acciaio, dove il vino è affinato per 8 mesi a contatto con le proprie fecce. L’affinamento è durato 90 mesi.
Di colore giallo paglierino con riflessi dorati, solcato da un perlage sottile e prolungato. Il bouquet ricorda la frutta candita, arricchita da suggestioni di piccola pasticceria e da un finale lievemente agrumato. In bocca la struttura vellutata e persistente si bilancia molto bene con un’acidità piacevolissima, conferendo allo spumante grande personalità e straordinaria eleganza.
Cesarini Sforza, dal primo Metodo Classico del 1976 alla storia del Trentodoc
Perché ci sono traguardi che meritano di essere ricordati e ci sono vini che, quando arriva il momento di festeggiare, sanno trasformare una ricorrenza in un’esperienza, è stato un po' il leit-motive dell’evento che ha fatto anche scoprire la storia dell’azienda, fondata nel 1974 da Lamberto Cesarini Sforza, assieme ad alcuni amici imprenditori, dando il nome del prestigioso casato d’origine che inizia Parma per poi proseguire a Trento. Fin dall'inizio Cesarini Sforza si pose un obiettivo ambizioso: produrre spumanti di altissima qualità capaci di imporsi sulla scena nazionale e internazionale, confrontandosi con etichette importanti. In pochi anni, Cesarini Sforza riuscì a selezionare vigneti eccellenti costituiti esclusivamente da uve Chardonnay e Pinot Nero. Il 1976 rappresentò il punto di svolta dell’aristocratica cantina con l’imbottigliamento del primo spumante elaborato secondo il Metodo Classico a cui, nel 1985, fece seguito l'esordio del Metodo Classico Rosé, prodotto con uve di Pinot Nero.
Sin dalle origini le sfide furono il motore della cantina: grazie a una minuziosa e audace ricerca viticola ed enologica, nel 1986 Cesarini Sforza diede vita alla prima Aquila Reale Riserva, ottenuta da uve Chardonnay in purezza, coltivate in vigneti ad altitudini superiori ai 500 metri sul livello del mare e con una lunghissima permanenza sui lieviti. Uno spumante vigoroso e di grande complessità, prodotto in tiratura limitata, destinato fin da allora a essere emblema di longevità e punta di diamante dell’azienda. Su queste premesse d’eccellenza nascono gli spumanti oggi ambasciatori dell'arte spumantistica trentina e italiana. Una storia affascinante, legata a doppio filo con la denominazione Trentodoc. Cesarini Sforza, infatti, ha contribuito alla nascita del Metodo Classico e del Trentodoc che, ancora oggi, incarna con fierezza l’unicità delle bollicine prodotte in Trentino.

