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Quotidiano di enogastronomia, turismo, ristorazione e accoglienza
sabato 28 marzo 2026  | aggiornato alle 17:13 | 118290 articoli pubblicati

Meno vino, più caro. Ecco come cambia il mercato coi consumi in calo

Il consumo cala nei mercati chiave, ma i produttori reagiscono puntando sulla fascia alta. Secondo Reuters, la strategia è chiara: meno volume, più valore. Ma il modello reggerà anche in Italia? I consumatori bevono meno e diventano più selettivi: le cantine puntano su etichette top, qualità e narrazione per mantenere reddito e fidelizzare di chi è disposto a pagare di più

di Alberto Lupini
direttore
28 marzo 2026 | 15:21
Meno vino, più caro. Ecco come cambia il mercato coi consumi in calo
Meno vino, più caro. Ecco come cambia il mercato coi consumi in calo

Meno vino, più caro. Ecco come cambia il mercato coi consumi in calo

Il consumo cala nei mercati chiave, ma i produttori reagiscono puntando sulla fascia alta. Secondo Reuters, la strategia è chiara: meno volume, più valore. Ma il modello reggerà anche in Italia? I consumatori bevono meno e diventano più selettivi: le cantine puntano su etichette top, qualità e narrazione per mantenere reddito e fidelizzare di chi è disposto a pagare di più

di Alberto Lupini
direttore
28 marzo 2026 | 15:21
 

Il vino si beve meno. Ma si paga di più. E così avviene in tutto il mondo. È questa la sintesi, brutale ma efficace, di quello che sta succedendo nel mercato globale secondo Reuters, che analizza un fenomeno ormai evidente: il calo dei consumi accompagnato da una crescente spinta verso la fascia premium. Come emerge dall’analisi, il settore sta vivendo una fase di trasformazione in cui “il consumo è in calo nei principali mercati, tra cui Stati Uniti e Cina”, due aree che per anni hanno trainato la crescita globale. Il problema non è marginale. È strutturale. Il cambiamento delle abitudini, insieme all’aumento del costo della vita, sta portando una parte dei consumatori in tutto il mondo, compresa l’Italia, a bere meno o a spostarsi verso alternative diverse dal vino. Birra, , fermentati o bevande no alcool.

Il servizio del vino al ristorante diventa centrale nella strategia di valorizzazione
Il servizio del vino al ristorante diventa centrale nella strategia di valorizzazione

La risposta: vendere meno, ma meglio

Di fronte a questo scenario, i produttori stanno adottando una strategia chiara: puntare sulla qualità per compensare la perdita di volume. E in Francia si sono subito mossi avviando un massiccio piano di riduzione dei vigneti, soprattutto nelle zone dove i vini sono meno pregiati o si vendono a prezzi bassi. E in Italia non pochi consorzi stanno studiando questa possibilità.

È il cuore della cosiddetta premiumisation, un modello che negli ultimi anni è diventato centrale nel settore. Come sottolinea Reuters, l’obiettivo è quello di “vendere meno bottiglie, ma a prezzi più elevati”, spostando il valore dal volume al posizionamento. Non è solo una scelta commerciale, ma una necessità. Con margini sotto pressione, la fascia alta diventa l’unico spazio in cui è possibile mantenere redditività.

Il paradosso del mercato

Il punto interessante è che questa strategia si regge su un equilibrio fragile. Da un lato, i dati mostrano chiaramente una contrazione dei consumi. Dall’altro, gli operatori continuano a scommettere sulla disponibilità di una parte del pubblico a spendere di più. In altre parole: meno clienti, ma più disposti a pagare. Ma sarà vero? Una logica che funziona finché il segmento premium regge, ma che espone il settore a rischi evidenti in caso di rallentamento della domanda alta.

Vendere meno bottiglie, ma con valore e narrazione coerente
Vendere meno bottiglie, ma con valore e narrazione coerente

Qualità, origine e storytelling

Per sostenere questa strategia, non basta certo aumentare i prezzi. Serve costruire valore. E qui entrano in gioco elementi sempre più centrali: origine, identità territoriale, narrazione del prodotto. Il vino non si vende più solo per ciò che è, ma per ciò che rappresenta. È un passaggio che riguarda anche la ristorazione, dove la carta vini diventa uno strumento strategico per aumentare lo scontrino medio e rafforzare il posizionamento.

Un segnale che riguarda tutta la filiera

Quello che emerge dall’analisi di Reuters non riguarda solo le cantine. Riguarda tutta la filiera: distribuzione, horeca, retail. Perché un mercato che si sposta verso il premium cambia le regole del gioco:

  • meno rotazione
  • più valore per singola bottiglia
  • maggiore importanza del racconto

E soprattutto, maggiore selettività da parte del cliente.

I numeri italiani (il problema è già qui)

  • Consumi vino in Italia in calo strutturale negli ultimi anni
  • Spesa fuori casa stabile, ma più selettiva
  • Mercato pizza: circa 15 miliardi di euro, ma con forte attenzione al prezzo
  • Oltre 50mila pizzerie e circa 300mila addetti
  • Horeca: circa 107 miliardi di euro di fatturato complessivo
  • Valore aggiunto: circa 54 miliardi

Dato chiave: il cliente non smette di spendere, ma sceglie quando e su cosa

Il nodo italiano: il prezzo del vino al ristorante

Ed è qui che il discorso si sposta su un punto critico, che in Italia a Tavola abbiamo già sollevato più volte: il prezzo del vino nei ristoranti. Se il mercato globale spinge verso la premiumizzazione, in Italia il rischio è quello di una distorsione. Perché il problema non è vendere vini più costosi. Il problema è come li si propone. Oggi, in molti casi, il vino al ristorante soffre di un posizionamento incoerente:

  • ricarichi elevati
  • scarsa trasparenza
  • poca costruzione di valore reale

Il risultato è evidente: il cliente beve meno vino fuori casa. E questo, in un contesto di consumi già in calo, diventa un problema strutturale per tutta la filiera.

La carta vini come strumento di posizionamento e aumento dello scontrino.
La carta vini come strumento di posizionamento e aumento dello scontrino.

Premium sì, ma con intelligenza

La lezione che arriva dall’analisi Reuters è chiara: la premiumizzazione funziona solo se è sostenuta da valore reale. Non basta alzare i prezzi. Serve:

  • qualità percepita
  • racconto credibile
  • esperienza coerente
  • giusto valore di vendita in carta

Altrimenti il rischio è quello di creare un mercato elitario, sempre più ristretto.

Riduzione dei vigneti nelle zone meno pregiate per puntare sulla qualità
Riduzione dei vigneti nelle zone meno pregiate per puntare sulla qualità

Il nodo: modello sostenibile o bolla?

La domanda, a questo punto, è una sola. Questo modello è sostenibile nel lungo periodo? Se il consumo continua a scendere, la crescita del valore potrà davvero compensare il calo dei volumi? Oppure si rischia di costruire un mercato sempre più ristretto, basato su una fascia di clientela limitata? E soprattutto: il ristorante saprà adattarsi a questo cambiamento, oppure continuerà a perdere terreno sul vino? Il vino non sta scomparendo. Sta cambiando pubblico, prezzo e logica. E chi non capisce questo passaggio rischia di restare nel mezzo:

  • troppo caro per il consumo quotidiano,
  • troppo poco distintivo per il segmento alto.

E nella ristorazione italiana questo passaggio è già iniziato. Solo che molti, ancora, fanno finta di non vederlo.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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