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martedì 16 giugno 2026  | aggiornato alle 14:44 | 119817 articoli pubblicati

Perché gli italiani ora comprano meno superalcolici ma spendono di più

Nonostante il rallentamento del commercio mondiale, l'export di spirits italiani tiene e raggiunge 1,7 miliardi di euro nel 2025 (-5%), performando meglio di Francia e Usa. In Italia i consumi calano del 10% rispetto al 2019, ma si afferma il trend "better, not more": si consuma meno ma con una qualità più alta. Volano la mixology casalinga e i Ready To Drink (+52%), mentre le aziende puntano sulla diversificazione dei mercati esteri

16 giugno 2026 | 12:49
Perché gli italiani ora comprano meno superalcolici ma spendono di più
Perché gli italiani ora comprano meno superalcolici ma spendono di più

Perché gli italiani ora comprano meno superalcolici ma spendono di più

Nonostante il rallentamento del commercio mondiale, l'export di spirits italiani tiene e raggiunge 1,7 miliardi di euro nel 2025 (-5%), performando meglio di Francia e Usa. In Italia i consumi calano del 10% rispetto al 2019, ma si afferma il trend "better, not more": si consuma meno ma con una qualità più alta. Volano la mixology casalinga e i Ready To Drink (+52%), mentre le aziende puntano sulla diversificazione dei mercati esteri

16 giugno 2026 | 12:49
 

Il comparto delle bevande spiritose sta affrontando una fase complessa, determinata da nuovi orientamenti di consumo, dalla debolezza della domanda interna e da tensioni geopolitiche che alimentano l'incertezza sui mercati internazionali. Nonostante la frenata del commercio globale, gli spirits italiani confermano la propria vocazione all'internazionalizzazione: nel 2025 l'export di distillati ha raggiunto quota 1,7 miliardi di euro. Sebbene si registri una flessione del -5% rispetto al 2024, il dato segna un incremento del +33,7% nel confronto con il 2019.

Perché gli italiani ora comprano meno superalcolici ma spendono di più

La contrazione dei volumi premia il segmento premium: gli italiani riducono le occasioni di uscita ma esigono una qualità decisamente superiore nel bicchiere

Questo scenario competitivo richiede risposte precise dal lato dell'offerta. Come evidenziato durante l’80ª Assemblea Annuale di AssoDistil, l'attuale congiuntura impone una forte visione strategica. Secondo il Presidente dell'associazione, Antonio Emaldi, ci troviamo di fronte a un momento in cui «è necessario accompagnare il comparto nelle sfide poste dal cambiamento dei consumi, dalle nuove normative e dall’instabilità dei mercati internazionali». Secondo il Presidente, per agganciare la ripresa occorre puntare su leve precise: «Qualità, innovazione e valorizzazione delle nostre produzioni identitarie restano le leve fondamentali per sostenere la crescita del settore e rafforzare il ruolo del Made in Italy nel mondo».

La congiuntura economica evidenzia elementi di fragilità sul fronte interno, con una crescita moderata dei consumi delle famiglie italiane condizionata dal peso delle spese obbligate e dai costi dell'energia. L'approccio all'acquisto si fa più prudente e selettivo, ma le aziende del settore dimostrano resilienza, mantenendo indicatori economici superiori alla media nazionale.

Consumi spirits in Italia: il trend del bere meno ma meglio

Nel 2025 i consumi di superalcolici in Italia si sono attestati a circa 125 milioni di litri, con un calo del -10% rispetto al 2019. All'interno del mercato nazionale, i liquori rappresentano la categoria principale con il 52% dei volumi complessivi, seguiti da rum (11%), grappa (10%), vodka (8%) e gin (7%).

I dati elaborati da Nomisma confermano tuttavia che la contrazione dei volumi non coincide affatto con un disinteresse verso il settore. Al contrario, si assiste a una profonda trasformazione strutturale dei comportamenti d'acquisto. Emanuele Di Faustino, Head of Industry & Retail di Nomisma, spiega infatti che «gli italiani non smettono di consumare bevande spiritose, ma cambiano il modo in cui lo fanno: si riducono le occasioni di uscita per via di un quadro macroeconomico complesso, ma si pretende una qualità decisamente superiore quando si frequentano bar e ristoranti». Si afferma così il paradigma "better, not more", dove il 52% degli intervistati decide di orientare le proprie scelte verso esperienze di livello nettamente superiore.

Fenomeno mixology e boom dei Ready To Drink

Il mercato si sta riassestando sotto la spinta di nuove abitudini, a partire dalla diffusione della mixology, sia nei locali pubblici sia nel contesto domestico. L'80% dei frequentatori dei locali predilige il consumo di spirits in modalità miscelata, una preferenza che raggiunge il 52% anche tra le mura di casa.

Perché gli italiani ora comprano meno superalcolici ma spendono di più

I Ready To Drink registrano una crescita del 52% rispetto al 2019, trainando la nuova tendenza della mixology domestica e dei consumi low alcohol

In parallelo, prosegue l'espansione dei Ready To Drink (RTD) a base alcolica, che nel 2025 hanno toccato i 22,4 milioni di litri, registrando un balzo del +52% rispetto al 2019. Come evidenzia Di Faustino, l'attenzione del consumatore si sta spostando rapidamente: oltre al fenomeno della miscelazione casalinga, "cresce l’interesse per i ready to drink e i NOLO" (No and Low Alcohol). Attualmente, il 15% dei consumatori italiani si mostra interessato alle varianti low alcohol, confermando la costante evoluzione della domanda verso la moderazione e il benessere.

Esportazione distillati italiani: la diversificazione dei mercati esteri

Il rallentamento del commercio mondiale nel 2025 ha coinvolto la maggior parte dei principali paesi esportatori di spirits. In questo contesto, la produzione italiana ha mostrato una capacità di tenuta superiore rispetto ai concorrenti diretti: a fronte della flessione nazionale del -5%, nazioni come la Francia (-11%), gli Stati Uniti (-11%) e il Messico (-17%) hanno subito cali decisamente più marcati.

Perché gli italiani ora comprano meno superalcolici ma spendono di più

Con 1,7 miliardi di euro di export nel 2025, i distillati italiani resistono alla frenata del commercio globale meglio dei diretti competitor internazionali

Secondo l'analisi di Nomisma, questo posizionamento virtuoso è legato alla reputazione internazionale del comparto, ma soprattutto a una precisa scelta geografica. Di Faustino rileva infatti che «la chiave per il futuro risiede nella diversificazione geografica: il fatto che il peso dei top-3 mercati si sia ridotto nel corso degli ultimi anni dimostra come le aziende italiane stiano presidiando con successo nuovi mercati, dall'Europa dell'Est all'Asia». Se nel 2019 i primi tre mercati di destinazione assorbivano il 43% del valore dell'export italiano, nel 2025 il peso degli altri mercati è salito al 60%. Tra le performance più rilevanti dal 2019 si segnalano la Polonia (+227%), la Croazia (+150%), la Cina (+129%), la Romania (+116%), la Svezia (+111%), l'Irlanda (+107%) e il Giappone (+100%), oltre alle potenzialità di sviluppo offerte dall'area del Mercosur.

A fronte di questi dati, l'orientamento delle imprese verso il futuro rimane marcatamente positivo. Oltre il 75% delle aziende esprime fiducia per i prossimi cinque anni, individuando nello sviluppo di nuove referenze (32,2%) e nell'apertura verso nuovi sbocchi commerciali (30%) le direttrici fondamentali per avviare un nuovo ciclo espansivo. Un percorso che, come ricorda in conclusione il Presidente Emaldi, poggia su basi solide, poiché «le bevande spiritose italiane rappresentano un patrimonio economico, produttivo e culturale che continua a essere apprezzato nel mondo» e le aziende dimostrano di voler «continuare a investire, innovare e guardare al futuro con fiducia, nonostante un contesto internazionale complesso».

Il futuro del comparto tra sfide globali e nuove opportunità

Il panorama dei distillati Made in Italy si trova quindi di fronte a un bivio strategico, dove la capacità di adattamento delle imprese farà la differenza nel medio e lungo periodo. Se da un lato il mercato interno impone una riflessione sul calo dei volumi e sulla necessità di intercettare trend emergenti come i prodotti a bassa gradazione alcolica, dall'altro la forte tenuta dell'export di spirits italiani dimostra la solidità internazionale del settore.

Perché gli italiani ora comprano meno superalcolici ma spendono di più

La diversificazione geografica e il presidio dei mercati emergenti, dall'Europa dell'Est all'Asia, aprono nuove rotte strategiche per le aziende del comparto

La progressiva apertura verso mercati non tradizionali e il consolidamento del fenomeno della mixology, sia nei canali professionali dell'Horeca sia nel consumo domestico, rappresentano le vere leve per superare le attuali turbolenze geopolitiche. Puntare con decisione sulla qualità e sulla flessibilità dell'offerta consentirà alle aziende del comparto non solo di difendere il proprio posizionamento globale, ma di guidare da protagonisti l'evoluzione dei modelli di consumo mondiali.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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