Esiste nell'imagginario collettivo globale qualcosa di più iconico e senza tempo di un aperitivo a Capri? L'isola azzurra è da sempre un simbolo mondiale della mondanità, dell'eleganza esclusiva e sussurrata, delle sfilate in Piazzetta e dei sandali artigianali fatti su misura. Ma dietro ai caffè storici, agli alberghi lussuosi dove la grande ospitalità è una tradizione quasi viscerale e ai mega-yacht ormeggiati tra Marina Piccola e i Faraglioni, si nasconde anche un'anima diversa, fatta di terra da coltivare, muretti a secco e tanto, tanto lavoro.

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Una vista su Marina Grande e le falesie di Capri, dove la roccia calcarea incontra il mare e sfida la viticoltura eroica dell'isola

Una viticoltura veramente eroica, che sfida la roccia calcarea e i pendii scoscesi che si tuffano nel vuoto. Ecco perché, quando si sbarca sulla perla del Golfo di Napoli, ordinare il Capri Doc non è semplicemente assaggiare il vino locale, ma un atto di rispetto verso una tradizione fortemente identitaria.

Storia e caratteristiche della denominazione Capri Doc

Istituita quasi mezzo secolo fa, la Doc Capri è oggi una delle più piccole della Campania. Nel corso degli anni lo sviluppo edilizio e la pressione turistica ha ridotto i terreni vitati a meno di un paio di ettari, con una produzione media di cinquemila bottiglie all'anno. Di queste, la maggioranza (circa l'80%) è rappresentata dal Capri Doc Bianco, mentre il Capri Doc Rosso costituisce una quasi introvabile quota di nicchia.

Un calice di Capri Doc Bianco con vista sui pendii capresi
Un calice di Capri Doc Bianco con vista sui pendii capresi

Capri Doc Bianco e Rosso: vitigni e abbinamenti gastronomici

Il Capri Bianco nasce dall’incontro di tre vitigni regionali: Greco, Falanghina e Biancolella. Il risultato nel bicchiere è un vino cristallino, che sprigiona profumi di ginestra, mandorla selvatica e agrumi. La sua caratteristica principale è una scia minerale e salmastra così netta che sembra quasi volere imitare l'acqua di Marina Piccola. In tavola è il partner perfetto per i capisaldi della cucina isolana: dalla semplicità assoluta di una vera insalata caprese o del pesce all'acqua pazza, fino ai ravioli all'anacaprese, ripieni di formaggio, uova e maggiorana fresca e conditi con una profumata salsa di pomodori freschi e basilico.

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Per chi non vuole rinunciare al rosso, l'isola propone il Capri Rosso, a base di Piedirosso: un sorso incredibilmente beverino di piccoli frutti rossi, ideale per le cene estive accarezzate dalla brezza marina. Se viaggiare significa immergersi completamente nel luogo che ci ospita, conoscere e assaggiare un Capri Doc è l'unico modo per assaporare la vera, intima essenza dell'isola, un sorso di sole e di roccia alla volta.

Chi produce il Capri Doc: cantine e livelli di produzione

Per superare la scarsità di spazi e cantine sull'isola, la normativa concede una deroga al disciplinare, in base alla quale le uve allevate sui terrazzamenti di Capri possono essere portate sulla terraferma via traghetto per essere vinificate nella provincia di Napoli. Grazie a questa possibilità, la produzione caprese si divide in tre livelli. Il primo livello è quello che prevede la produzione interamente sul posto. L’unica cantina a svolgere l’intero ciclo produttivo sull’isola è Scala Fenicia, le cui uve crescono ad Anacapri e il cui vino nasce all'interno di un'antica cisterna romana riadattata.

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Il Capri Doc Bianco firmato Scala Fenicia

Il secondo livello è costituito dai cosiddetti progetti nomadi: uve di Capri e cantina sulla terraferma. Si tratta di storiche aziende campane o marchi dedicati che acquistano le uve dai pochi contadini rimasti sull'isola: tra queste spiccano Masseria Frattasi, cantina del beneventano che propone tra l’altro la linea d'alto lusso "Antico Convento San Michele", e Capri Moonlight, che seleziona le migliori uve locali e le veste con un packaging elegante e riconoscibile.

L'etichetta del Capri Doc Rosso di Masseria Frattasi
L'etichetta del Capri Doc Rosso di Masseria Frattasi

Il terzo livello è infine rappresentato da micro-realtà artigianali: piccoli presidi familiari come la Cantina Isola di Capri (Azienda Tiberio), che cura vigneti eroici arrampicati fino a 400 metri di altitudine, la Società Agricola Celentano e i Fratelli Brunetti.

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Il Capri Doc della Società Agricola Celentano

Se sull'isola le bottiglie finiscono rapidamente tra i tavoli dei ristoranti e delle enoteche locali, fuori dai confini campani la caccia al tesoro si sposta sul web. Nonostante la tiratura molto limitata, i portali specializzati riescono ad acquisire piccole quote di Capri Doc, che propongono a un prezzo sorprendentemente accessibile, intorno ai 25 euro a bottiglia.