Malgiacca è una storia di amicizia, sodalizio tra uomo e terra, di viticoltura di altri tempi e per questo futuribile, di vigneti recuperati e messi a dimora in una campagna lucchese che racconta una Toscana diversa, fin dai toponimi. Siamo a Gragnano, frazione collinare del comune di Capannori, confinante con quella di San Gennaro, a ricordare (pare) migrazioni partenopee avvenute nel 512 dopo Cristo.

Le vigne attorno a Malgiacca, nel cuore delle colline lucchesi
Le vigne attorno a Malgiacca, nel cuore delle colline lucchesi

Saverio Petrilli è invece nato e cresciuto in Brianza (perlopiù nel bosco con mio fratello e il cane come unica compagnia). Quando i genitori si separarono, finì a Milano e fu uno choc (Impiegai più di dieci anni per riprendermi). Lascia il liceo classico per l'Istituto agrario di Novara, viene assunto in un frutteto e impara subito che in agricoltura il prezzo è stabilito da qualcun altro e solo nel vino la qualità viene premiata. Si diploma in viticoltura ed enologia a Conegliano, giunge in Toscana per lavorare nel Chianti Classico, finché Moreno Petrini e Laura di Collobiano non lo intercettano per Tenuta di Valgiano. Quando il ciclo con Valgiano si chiude sono passati 28 anni.

Saverio Petrilli, uno dei fondatori di Malgiacca
Saverio Petrilli, uno dei fondatori di Malgiacca

Da due ettari a 10: così è nata Malgiacca tra vecchie vigne e nuovi vini

Intanto conosce Lisandro Carmazzi, perito industriale di professione, passato da Valgiano per una vendemmia al fianco di Saverio, e poi trattenutosi, lavorando per anni come cantiniere e imparando i trucchi del mestiere. Luigi “Gimmi” Fenoglio è l’intellettuale del gruppo, ma la nuova avventura sarà innescata da Sara Richards, dama inglese sposata con un avvocato che non vede l’ora di andare in pensione come lei per mettersi a fare vino nella casa di Gragnano, nel cui territorio ci sono sedimenti e mineralità, eterogeneità dei suoli per vini gustosi, scorrevoli, dalla vena un po’ salata.

Lisandro Carmazzi al lavoro
Lisandro Carmazzi al lavoro in cantina

Si accorgerà che il vino, forse, non fa per lei, molla per la sua amata barca a vela, e sarà proprio intorno a quei 2 ettari vitati che i nostri 3 eroi (definiti da Saverio intercambiabili) aduneranno le forze, dando poi vita nel 2017 a una loro società.  Adesso sono 10 gli ettari gestiti, tra nuovi, nuovissimi, vecchi e vecchissimi, per circa 20.000 bottiglie prodotte. “Il nome lo prende dal podere, quindi dal vecchio proprietario”, racconta Saverio, “un Giacomo un po’ maldestro”: da qui Malgiacca. Così come il loro vino più identitario si chiamerà Tingolli, figlio di una vigna circondata dal fitto dei boschi: “T’ingolli il lupo” si direbbe a Lucca, augurando buona fortuna a chi si propone di lavorarla.

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Trebbiano, Malvasia e Vermentino: i vini identitari di Malgiacca

Apriamo ora la nostra degustazione. Da Litro è l’etichetta pop con l’iconico volto di Salvador Dalì, nato da un’idea di “Gimmi” Fenoglio. Viene da terreni più sciolti in basso, terreni alluvionali. Proprio per la sua generosità (come bottiglia da un litro) viene definito come il vino da pane e salame, fresco e disimpegnato, sempre da grappoli ben maturi e, se fa caldo, pazienza. Ci si può rimettere in acidità, ma si guadagna in sapidità, mineralità ed eleganza. Comunque sia, questo 2024 si presenta leggero, fruttato e beverino.

Malgiacca Da Litro, col volto di Salvador Dalì in etichetta
Malgiacca Da Litro, col volto di Salvador Dalì in etichetta

Malgiacca Bianco 2024 nasce da Trebbiano, Malvasia, Vermentino, Grechetto, Colombana, Viognier. La biodinamica esalta le caratteristiche del luogo. Austero, terroso, sapido, con accenni minerali, è introspettivo e gioca in sottotraccia. Davvero affascinante.

Tingolli 2023 deriva da uve Trebbiano, Malvasia, Vermentino, Verdea e Viognier. Materia, sapidità e freschezza fuse assieme, per un accreditato portavoce di tecniche antiche, che a sentori minerali, iodati e fruttati di albicocca associa una dinamica molto convincente.

Dal lago preglaciale al vermouth: i vini più curiosi di Malgiacca

Ogni podere è vinificato a sé e nel Malgiacca Rosso 2022 troviamo un 55% di Sangiovese, 30% Canaiolo e Ciliegiolo, 10% Syrah e altri vitigni minori per il resto. Siamo in un lago preglaciale, quindi sedimenti evoluti. Vino avvolgente e minerale. Gustoso e avvincente, sapido e profumato di sottobosco, ti invita al sorso successivo per godere della sua generosità.

Malgiacca Rosso 2022
Malgiacca Rosso 2022

I terreni del Madrigali Rosso 2022 sono sulla costa collinare che va da Valgiano a San Gennaro, qui abbiamo marne, calcare argilloso per vini austeri e fini. In effetti queste caratteristiche si ritrovano in quel 95% di Sangiovese da cui è composto, con un 5% fra Canaiolo e Ciliegiolo. Si presenta comunque fruttato, tonico, gastronomico. Il Mad Jack (Malgiacca, in declinazione anglofona) è un bianco aromatizzato in stile vermouth.

Il Mad Jack di Malgiacca
Il Mad Jack di Malgiacca

Ingredienti: vino, macerati a freddo di piante aromatiche e scorze di agrumi in alcol e acqua, zucchero. Arriva, arriva. In estrema sintesi, Saverio ci sembra puntare sulla naturalezza espressiva, per vini disinvolti, godibili e gioiosi. Per noi ha fatto centro.

Via Belvedere, 29 Gragnano 55010 Capannori (LU) Italia