PERCHÉ NORD!
Dal Sangiovese alla Vitovska: quando Chianti Classico e Carso si incontrano
San Casciano Classico porta il Chianti Classico a confronto con il Carso nella quinta edizione di “Perché Nord!”. Otto vini raccontano territori diversi, accomunati dalla ricerca di identità e autenticità
Villa Le Corti a San Casciano in Val Di Pesa ha ospitato l’appuntamento annuale “Perché Nord!” giunto alla sua quinta edizione che raccoglie le aziende dell’ Associazione San Casciano Classico, succedutosi a pochi giorni di distanza dalla nostra degustazione dei vini della Uga nell’azienda Cipriano di Sopra, a casa di Maddalena Fucile, presidente dell’Associazione stessa. Non torneremo pertanto ad occuparci delle aziende già affrontate nel nostro articolo sulla Uga, pur presenti al successivo appuntamento conviviale all’Osteria delle Corti, bensì daremo spazio all’evento principale ovvero “Il Chianti Classico di San Casciano incontra il Carso”, degustazione condotta da Fabio Pracchia e Giorgio Fogliani. È
la stessa Maddalena a dirci qualcosa in più “Negli anni “Perché Nord” è diventato il nostro eventi più rappresentativo. Come mi piace ricordare, non si tratta di un confronto, bensì di un parallelismo tra territori diversi, perché è una degustazione che ha come obiettivo l’apertura. Perché il vino dopotutto è dialogo: racconto di un territorio, ma anche incontro tra territori, tra storie e tra persone. Oggi abbiamo il privilegio di accostare dure realtà straordinarie: da una parte il nostro Chianti Classico di San Casciano, con la sua identità e profondità, dall’altra i vini del Carso, un territorio unico e affascinante, capace di esprimere caratteri distintivi e sorprendenti”. I “padroni di casa” erano rappresentati da Montesecondo, Luiano, La Sala del Torriano e Solatione. “La squadra ospite” ha visto schierati Serk, Vodopivec, Skerlj e Ziadaric.
Quattro Chianti Classico raccontano il volto di San Casciano
La degustazione parte con Montesecondo e il suo Chianti Classico 2023. Azienda biodinamica guidata da Silvio Messana, segue una filosofia aziendale che intende la vigna come un organismo vivente, prediligendo un approccio di basso intervento per rispettare l’autenticità del frutto. La produzione si concentra su monovitigni autoctoni , in particolare il Sangiovese, vinificati con lieviti indigeni. Gli affinamenti spaziano dall’uso del cemento all’impiego di anfore per etichette iconiche come il TIN. I vini sono vibranti, dotati di una dinamicità che riflette la natura incontaminata dei vigneti. Questo Chianti Classico 2023 rappresenta l’espressione territoriale di tre vitigni autoctoni, Sangiovese, Canaiolo e Colorino. La prevalenza delle uve raccolta da vigne più vecchie permette di cogliere a pieno la complessità, la fragranza e la lunghezza che il frutto di tali piante conferisce.
Luiano ha presentato il Chianti Classico Tanto di Cappello 2022. Luiano è uno dei più antichi e prestigiosi borghi del nord del Chianti Classico,un forte costruito nel 1389 e appartenuto nel tempo a prestigiose famiglie fiorentine come i Borromei e gli Strozzi. Nel 1959 Alberto Palombo, commerciante di stoffe e tessuti, si trasferì da Napoli per proseguire nella tradizione di produzione viticola che ha caratterizzato la storia di Luiano. Negli anni '90 il figlio Antonio Palumbo decide di dedicarsi totalmente all'azienda e alla produzione di vino, oggi affiancato dai suoi figli Alessandro e Felicia. Questo Chianti Classico Tanto di Cappello 2022 è un’edizione limitata ottenuta da uve provenienti da un piccolo appezzamento di Argilla Galestro nella collina di Luiano. La stessa argilla di Galestro viene utilizzata per realizzare i Tini di Terracotta in cui avviene l’invecchiamento di questo vino. Questo piccolo vigneto si chiama “Cappello” e l’esclamazione “Tanto di Cappello” non va intesa come autocelebrazione trovandoci concordi nell’evidenziare quanto sia aromaticamente ben definito, incrociando cenni di frutti rossi, erbe aromatiche e tocchi di sottobosco e spezie. In bocca il vino è solido, fresco e saporito, dal sorso tonico e reattivo.
LaSala del Torriano ha proposto il Chianti Classico Gran Selezione Il Torriano 2021. La tenuta nasce dall'unione di due anime storiche: il Torriano, proprietà della famiglia di Francesco Rossi Ferrini dal 1935, e La Sala, fondata nel 1981 e acquisita nel 2014. Con oltre 33 ettari di vigneti condotti in regime biologico, la cantina persegue un unico obiettivo: produrre vini sinceri, territoriali e di estrema pulizia. I vigneti si estendono su terreni d'elezione, tra i 200 e i 350 metri di altitudine, caratterizzati da una complessa composizione che regala ai vini freschezza, mineralità e vibrante struttura. La fermentazione in piccoli lotti e l'uso dei legni mai invasivi permettono di preservare l'identità di ogni singolo appezzamento. Questo Chianti Classico Gran Selezione Il Torriano 2021 sfrutta alla perfezione l’opportunità offerta da una delle migliori annate di sempre per il Chianti Classico. Sorso avvolgente e ricco di sensazioni che si aprono sulla spinta del tannino e della freschezza e persistono nella sapida chiusura fruttata di arancia sanguinella, appena amaricante e speziata.
La batteria toscana si chiude con Solatione e il suo Chianti Classico 2019. Solatione si trova a Mercatale Val di Pesa ad un'altitudine di 450 metri, tra le colline dove l'esposizione del sole è cosi favorevole che ha ispirato il nome dell'azienda. Dai sei ettari di vigneto ricchissimi di alberese nascono vini profondamente legati al territorio, eleganti e longevi. Veniamo a questo Chianti Classico Solatione 2019 – Non tutti sanno che solo nel 1992 l’azienda ha incominciato a imbottigliare i propri vini, fin ad allora venduti sfusi. Passione, attenzione al vigneto e selezione delle uve in fase di vendemmia portano ad un’interpretazione godibile di una grande annata da parte dell’empatica Elisabetta Gianni.
Skerk, Vodopivec, Skerlj e Zidarich: quattro interpretazioni del Carso
Due parole introduttive sulla Doc Carso che necessiterebbe di un’illustrazione ben più ampia. Ci limiteremo per questioni di spazio a precisare che è stata creata nel 1985, si estende in 6 Comuni in Provincia di TS e GO. Tipologie: rosso, oppure menzione di vitigno (Terrano, Malvasia, Vitovska, Glera, Chardonnay, Sauvignon etc). Non esiste tipologia “bianco”(no uvaggi in Doc), ammessa la versione riserva per alcuni vitigni “Terrrano” non rivendicabile in alcuni comuni, ammessa la menzione “classico” per il Terrano in alcuni comuni, circa 330 ha e 1milione di bottiglie.
La degustazione si apre con il Terrano Venezia Giulia 2021 Skerk. Immersa nel paesaggio incontaminato del Carso, questa azienda vitivinicola è un baluardo di autenticità e rispetto per la natura. Adottando pratiche biodinamiche, Skerk produce vini che sono pura espressione del territorio, con un carattere distintivo e un’anima profonda. Ogni sorso racconta la storia di un’armonia perfetta tra l’uomo e l’ambiente, regalando emozioni uniche che solo i vini curati con dedizione e amore possono offrire. La peculiarità di questo produttore risiede nella capacità di trasmettere attraverso ogni bottiglia la vibrante energia del Carso. Mi ha stupito inizialmente che da un’azienda che fa dei suoi vini portabandiera dei bianchi macerati/orange si sia scelto di proporre un Terrano. Eppure... Nobile e territoriale versione di questo vino, spesso noto per i suoi eccessi, qui calmierati senza snaturare la verve sanguigna e verace del vitigno: fresco ed energico, è un Terrano che riesce a giocare il campionato dell’eleganza.
Vodopivec propone il Venezia Giulia Vitovska 2020. Paolo Vodopivec, la Vitovska, il Carso. Uno straordinario connubio che regala vini unici, inconfondibili che raccontano l’anima di questa terra forte e del suo vitigno bianco. A tutto ciò si aggiunge un lavoro in vigna accuratissimo con vigneti ad alberello a oltre 10.000 ceppi per ettaro con rese che raramente a 500 grammi per pianta. In cantina Paolo utilizza oltre a legni vari anche le anfore e lo fa con grande perizia e onestà intellettuale rischiando di suo. Le lunghe macerazioni danno densità e complessità che non tolgono nulla allo slancio aromatico e alla tensione dinamica. Profumi esplosivi di iodio, agrumi e una decisa vena gessosa. Al palato si coniUgano perfettamente concentrazione, eleganza e freschezza con un finale complesso, marino e interminabile.
Segue Skerlj con la Malvasia del Carso 2022. Azienda situata a Sales, sul Carso trestino, guidata con tenacia e passione da Matei Skerlj. Poco più di tre ettari vitati, in cui parcelle di 80 anni di età si alternano a impianti più recenti. In cantina macerazioni sulle bucce di qualche settimana e, negli ultimi tempi in pietra di Aurisina, insieme all’utilizzo di botti di rovere per la maturazione dei vini che contribuiscono a mantenere ben salde le tradizioni di questo affascinante territorio. Questo vino ha un generoso impatto olfattivo, con note fruttate di agrume e pesca gialla fuse a eleganti sentori di erbe aromatiche e fiori gialli. All’assaggio la sapidità inaugura un sorso in equilibrio con una costante e piacevole progressione fruttata che invita al riassaggio. Si chiude con Venezia Giulia Prulke 2021 di Zidarich. Il 2009 segna una tappa cruciale per Benjamin Zidarich e la sua azienda vitivinicola: è l’anno in cui prende forma la nuova cantina, un capolavoro di storia e tradizione locale. Scavata interamente nella roccia fino a 25 metri di profondità, rappresenta un connubio tra ingegno umano e identità carsica. In questo vino c’è una percentuale prevalente di Sauvignon, cui si affiancano quote paritetiche di Malvasia Istriana e Vitovska. Esordio originale su note iodate e sasso bagnato, poi un susseguirsi di frutta, con nespola cedro, chinotto, salvia e timo, ginestra e foglia di limone. Il sorso sottile, ma ricco di energia si esprime con eleganza, sostenuto da freschezza e sapidità.
Non una sfida, ma un dialogo tra identità
Bravi tutti, a cominciare dall’impeccabile ospitalità offerta dal padrone di casa, Duccio Corsini, capace, grazie anche alla tenacia di Maddalena Fucile, di mettere a terra un evento complesso con la chicca di questa degustazione fuori dagli schemi, dove non esiste rivalità ma solo il piacere del confrontarsi fra diverse eccellenze italiane. Un “4 per 4” rivelatosi particolarmente interessante grazie alla competenza dei relatori con l’intento di valorizzare le rispettive peculiarità nel rispetto di un principio di fondo, ovvero la ricerca di un’identità che sia merceologica, territoriale, enologica e culturale, tanto per San Casciano, quanto per il Carso.


