Censurate lo spot di Coca Cola! Lo chiede l'Unione consumatori
Massimiliano Dona, segretario generale dell’Unc, annuncia una nuova denuncia nei confronti del colosso americano per il nuovo spot con Simone Rugiati. L’invito a consumare la bevanda zuccherata durante il pasto non contiene alcuna avvertenza sui rischi sanitari di uno sbagliato stile alimentare

«Il nuovo spot della Coca Cola sul consumo della bevanda a cena è da censurare». Queste le parole di Massimiliano Dona (nella foto), segretario generale dell'Unione nazionale Consumatori (Unc), che annuncia una nuova denuncia contro il colosso americano depositata dall'Associazione all'Agcm (Autorità Garante della Concorrenza e del mercato) e allo Iap (Codice di autodisciplina). Una presa di posizione finalmente senza se e senza ma come aveva sollecitato "Italia a Tavola".
'Ceniamo insieme” è lo slogan del nuovo spot Coca Cola ambientato in una piazza di Napoli, dove un gruppo di persone canta e balla intorno a una tavola imbandita insieme a un testimonial di grido (Simone Rugiati, chef e conduttore del programma di successo 'Cuochi e fiamme” in onda su La7). Il problema dello spot non è la regia o la scenografia, che anzi trasmettono poeticamente l'allegria e il piacere dello stare assieme in una cena tra amici, ma l'invito a consumare la bevanda zuccherata durante il pasto.«Siamo di fronte all'ennesimo messaggio che propone bibite zuccherate a tavola, una pessima abitudine americana che Coca Cola cerca in tutti i modi di trapiantare anche in Italia. E - incalza Dona - non è la prima volta che l'azienda ci prova: nel 2011 la pubblicità 'La formula della felicità” invitava le mamme a fare pasteggiare i bambini con la bibita a base di caramello. Allora il Giurì censurò il messaggio e la Coca Cola si era prontamente impegnata a non ripetere l'errore. Nei mesi successivi la società venne censurata una seconda volta per una pubblicità mascherata apparsa sulla rivista Donna Moderna (un finto articolo con le foto di Lorella Cuccarini in cucina alle prese con piatti imbanditi e bottiglie di Coca Cola».
«Nel nuovo spot ambientato a Napoli - conclude Dona - Coca-Cola propone ancora un modello alimentare scorretto avallato da uno chef di grido, con il fine esclusivo di estendere l'utilizzo della bevanda anche per il consumo di pietanze più elaborate. Inoltre, in nessuna delle immagini dello spot sono presenti altre bevande se non la Coca Cola e nessuna avvertenza viene data circa la moderazione del consumo. L'auspicio è che le Autorità di competenza intervengano rapidamente per censurare il nuovo spot».Articoli correalti:
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I commenti dei lettori
7 commenti su questo articolo
Anonimo
E se la Cola fosse italiana?
come mamma non amo molto che mio figlio beva bibita gasate o piene di zuccheri come la coca-cola, infatti mio figlio ascuola porta una bottiglietta d'acqua ogni mattina, ma se la bevanda in questione fosse un prodotto italiano reagiremmo allastessa maniera o si chiuderebbe un'occhio?
Anonimo
Il tracollo dei cuochi...
beh dopo che Gualtiero Marchesi ha "sponsorizzato" Mc Donald's, il tracollo era solo questione di tempo!
Anonimo
Non si spinge ad un nuovo trend: lo spot fotografa l'esistente
Il vero guaio è che questo spot non "suggerisce" un nuovo stile di consumo alimentare ma "fotografa" la realtà attuale. Non a caso tratteggia un pasto "popolare" in un luogo "popolare", ovvero personaggi e ambiti in cui la Coca Cola la fa da padrona ormai da decenni. La presenza di uno chef cambia ben poco il messaggio e forse nemmeno lo rende più efficace. Se fate una ricerca sulla diffusione delle sottilette scoprite che lo zoccolo duro delle vendite non è nelle metropoli, ma nei paesini di provincia, dove tutti pensiamo sopravviva la tradizione ed invece finiscono a render cremose le lasagne cucinate dalle vecchie zie. E questo da ormai trent'anni e più....
Anonimo
Da censuare
Il nuovo spot della Coca Cola sul consumo della bevanda a cena è da censurare. Siamo di fronte all'ennesimo messaggio che propone bibite zuccherate a tavola, una pessima abitudine americana che Coca Cola cerca in tutti i modi di trapiantare anche in Italia. E non è la prima volta che l'azienda ci prova: nel 2011 la pubblicità 'La formula della felicità” invitava le mamme a fare pasteggiare i bambini con la bibita a base di caramello. Allora il Giurì censurò il messaggio e la Coca Cola si era prontamente impegnata a non ripetere l'errore. Nei mesi successivi la società venne censurata una seconda volta per una pubblicità mascherata apparsa sulla rivista Donna Moderna (un finto articolo con le foto di Lorella Cuccarini in cucina alle prese con piatti imbanditi e bottiglie di Coca Cola, Nel nuovo spot ambientato a Napoli Coca Cola propone ancora un modello alimentare scorretto avallato da uno chef di grido, con il fine esclusivo di estendere l'utilizzo della bevanda anche per il consumo di pietanze più elaborate. Inoltre, in nessuna delle immagini dello spot sono presenti altre bevande se non la Coca Cola e nessuna avvertenza viene data circa la moderazione del consumo. L'auspicio è che le Autorità di competenza intervengano rapidamente per censurare il nuovo spot.
Anonimo
Viva la competizione e la libertà di scelta
Ma lasciatelo fare! Io consumatore, io spettatore, io persona mediamente istruita e presente nella vita di oggi, vedo, e decido con la mia testa. Lo spot è frutto di lavoro, anche se molto furbo. Comunque sia quando pasteggio, io decido con la mia testa e le mie convinzioni. Per favore non difendetemi come se fossi uno stupido e, per coloro che si dovessero lasciar convincere, capiscano i produttori di "altre bevande" di muoversi e fare di meglio. Viva la competizione e la libertà di scelta.
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Anonimo
Poveretto
2) Ormai non sa piu' cosa inventarsi, pur di far share.....poveretto
Anonimo
Per favore, i cuochi sono un'altra cosa
1) Non solo è impressionante il silenzio dei difensori del made in italy, in fondo il mondo del vino non protesta mai, basti guardare al problema " palloncino " che di fatto ha ridotto il consumo del vino nei ristoranti in maniera notevole, le aziende di vino in realtà sopravvivono grazie ai mercati esteri o almeno così sperano anche nel futuro, di quello che avviene in Italia, non gliene frega più nulla, tradizione, storia, territorio, nulla, ed allora brindiamo anche noi con una bella coca cola. ps: poi questi grandi cuochi televisivi, sono solo uomini di marketing e lo fanno bene, ma per favore i cuochi sono una altra cosa.