4 OTTOBRE
Mostaccioli, il dolce che San Francesco chiese prima di morire
San Francesco e i mostaccioli sono legati alla storia di Jacopa de' Settesoli, che li portò al suo capezzale nel 1226. Ma le fonti non permettono di ricostruire con certezza la ricetta del dolce amato dal santo
Il 4 ottobre si celebra San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia. E quest’anno la ricorrenza è ancora più importante perché cade di domenica ed esattamente 800 anni dopo la sua morte, avvenuta il giorno 3. Se, da un lato, alla sua figura si associano sempre la semplicità, la sobrietà e una vita di rigorosa austerità, d’altro canto le fonti francescane restituiscono però anche immagini di letizia, gioia, gratitudine per il creato. E anche il valore dell’amicizia. In questa dimensione, trova spazio anche la convivialità, vissuta come momento di condivisione.
San Francesco e i mostaccioli: il dolce legato a Frate Jacopa
Tra i sapori cari a Francesco, un posto particolare spetta ai mostaccioli. A legare questi dolci al Santo è la storia di Jacopa de’ Settesoli, nobildonna romana a lui devota, che lo ospitava durante i suoi soggiorni nella città. Fra loro nacque un rapporto di fiducia e vicinanza spirituale, ricordato anche dall’appellativo affettuoso con cui Francesco la chiamava: «Frate Jacopa». Nelle sue premure rientravano quei dolcetti preparati con mandorle, zucchero o miele e altri ingredienti.
I mostaccioli arrivano al capezzale di san Francesco
Il ricordo dei mostaccioli accompagna anche gli ultimi giorni di Francesco. Nel 1226, ormai gravemente malato alla Porziuncola, chiese che Jacopa fosse avvertita delle sue condizioni e lo raggiungesse, portando una veste per la sepoltura, candele e i dolci che gli offriva quando era a Roma. Secondo il racconto, la donna arrivò prima ancora che la lettera fosse spedita, recando proprio quanto lui desiderava. Fu ammessa al suo capezzale nonostante il divieto d’ingresso alle donne.
Francesco riuscì appena ad assaggiare i mostaccioli, tanto era debilitato. Eppure, anche in quel momento, il pensiero andò a un compagno: ricordò che sarebbero piaciuti a frate Bernardo e lo fece chiamare. Il dolce conforto ricevuto da Jacopa diventava così un gesto da condividere. È un particolare che dà all’episodio la sua forza: il piacere di un sapore familiare si intreccia all’affetto per chi lo aveva preparato e all’attenzione per gli altri.
Mostaccioli, una storia che parte dall’antica Roma
La storia gastronomica dei mostaccioli si estende ben oltre questo incontro. Un precedente antico delle preparazioni al mosto si trova nel De agri cultura di Catone, che descrive i mustacei: focacce realizzate con farina e mosto (da cui il nome), arricchite con strutto, formaggio e aromi, cotte su foglie d’alloro. Una preparazione diversa dai biscotti di oggi, da cui non si può ricavare la ricetta dei dolci offerti a Francesco.
Anche sotto il nome di mostaccioli convivono tradizioni differenti. Il mosto cotto, presente in alcune varianti, richiama la vendemmia e i sapori dell’autunno; altrove sono il miele, le mandorle e le spezie a definire il carattere del dolce. Ingredienti, consistenze e finiture cambiano secondo i territori, fino alle versioni arricchite con cacao o ricoperte di cioccolato. Per ricordare San Francesco, il riferimento resta dunque il dolce di mandorle descritto dalle fonti, senza attribuirgli una ricetta più precisa di quella tramandata. Il suo legame con la ricorrenza vive soprattutto nella storia di Jacopa: un’amicizia spirituale e religiosa che trova espressione anche in cucina, attraverso la cura di preparare e portare un sapore amato.


