TECNOLOGIA
Riso Tea, conclusa la seconda stagione di sperimentazione a Pavia e Novara
Raccolte nei campi circa 2.500 piante ottenute attraverso le Tecniche di evoluzione assistita. L'obiettivo della ricerca è sviluppare varietà italiane più resistenti al brusone, una delle principali malattie fungine del riso
Un nuovo passo avanti per il progetto Ris8imo, che punta a sviluppare varietà di riso italiane maggiormente resistenti al brusone, una delle malattie fungine più dannose per questa coltura. La raccolta è stata effettuata in due campi sperimentali situati nelle province di Pavia e Novara, rispettivamente di 78 e 164 metri quadrati, che ospitano complessivamente circa 2.500 piante. A condurre le operazioni sono stati i ricercatori dell'Università degli Studi di Milano, insieme al personale dell'Ente Nazionale Risi, che ha ospitato e seguito le prove in campo. Presenti Vittoria Brambilla, professoressa associata al Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell'ateneo milanese e responsabile del gruppo di ricerca, la presidente dell'Ente Nazionale Risi Natalia Bobba e Filip Haxhari, responsabile del dipartimento di miglioramento genetico del Centro Ricerche sul Riso.
La tecnologia CRISPR per contrastare il brusone
Al centro della sperimentazione ci sono tre varietà o linee di miglioramento genetico italiane sulle quali è stata applicata la tecnologia CRISPR-Cas9. Questa tecnica consente di intervenire in maniera mirata sul patrimonio genetico delle piante, in questo caso inattivando alcuni geni che le rendono suscettibili al brusone. La malattia, causata da un fungo, rappresenta una delle principali minacce per la risicoltura, perché può compromettere lo sviluppo delle piante e ridurre le rese produttive. L'obiettivo del progetto è quindi ottenere piante capaci di difendersi meglio dall'infezione, contribuendo a rendere la coltivazione del riso più sostenibile e a ridurre la necessità di interventi fitosanitari.
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La resistenza alla malattia, tuttavia, non è l'unico parametro da valutare. Le pannocchie raccolte sono state trasferite in buste sigillate nei laboratori dell'Università degli Studi di Milano, dove saranno sottoposte ad analisi fenotipiche, agronomiche e statistiche. I ricercatori esamineranno la produttività delle piante, la qualità della granella e le caratteristiche agronomiche, per verificare se i tratti di resistenza introdotti attraverso le TEA siano accompagnati dal mantenimento delle qualità richieste alla coltura. I risultati delle analisi saranno quindi determinanti per valutare il potenziale delle linee sperimentali e gli sviluppi futuri della ricerca.
Ricerca e filiera risicola, la collaborazione alla base del progetto
La conclusione della seconda stagione di prove rappresenta anche un risultato della collaborazione tra mondo accademico, istituzioni e settore produttivo. «Siamo molto felici di questo risultato, frutto di una stretta collaborazione tra l'Università degli Studi di Milano e l'Ente Nazionale Risi, resa possibile anche dal contributo del Governo e delle Regioni al percorso normativo e autorizzativo», ha dichiarato Vittoria Brambilla, rivolgendo un ringraziamento anche agli enti finanziatori, la Fondazione Bussolera Branca e il Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste.
Sull'importanza del trasferimento dell'innovazione dalla ricerca ai campi si è soffermata anche Natalia Bobba, presidente dell'Ente Nazionale Risi: «La filiera del riso è da sempre molto sensibile alle innovazioni che permettono ai nostri agricoltori di coltivare prodotti di qualità. E se c'è collaborazione tra ricerca pubblica, istituzioni e settore agricolo questi risultati si ottengono più facilmente con grande beneficio di chi coltiva, ma anche dei consumatori». Per la risicoltura italiana, alle prese con la necessità di conciliare qualità delle produzioni, sostenibilità ambientale e competitività, le Tecniche di Evoluzione Assistita rappresentano una prospettiva di particolare interesse. La sfida sarà ora verificare, attraverso i dati raccolti nelle sperimentazioni, se la maggiore resistenza alle malattie possa tradursi in un vantaggio concreto per le aziende agricole, mantenendo gli standard qualitativi che caratterizzano il riso italiano.


