CALICI DI MARE

Grigliata di pesce, quale vino bere? Dipende da cosa finisce sulla brace
La grigliata di pesce trova il suo equilibrio anche nel vino, che accompagna ogni fase della cottura: dai bianchi aromatici ai rosati strutturati fino ai rossi leggeri sui tagli più intensi. Ogni tipologia di pesce richiede un abbinamento preciso per sostenere grasso, dolcezza e sapidità, trasformando la brace in un percorso enogastronomico completo e coerente
La grigliata di pesce sembra la sorella leggera della carne, ma è solo un equivoco. In realtà è più nervosa e sensibile. In un servizio professionale vive sul calibro, sull’umidità residua e sull’intensità del calore. Un’orata lasciata due minuti di troppo diventa asciutta, uno scampo girato male perde dolcezza, un trancio di tonno diventa stopposo. Il punto non è fare molto, ma fare pulito. Materia fresca, griglia rovente, olio misurato, sale al momento giusto e, ovviamente, limone servito a parte.
La spesa è già metà della grigliata, per chi deve garantire resa, food cost e costanza. Il pesce intero deve avere occhio vivo, branchie rosse, pelle brillante, squame aderenti, carne elastica e profumo di mare, non di cella frigorifera. Nei tranci la polpa deve essere compatta, senza bordi scuri né separazioni fra le fibre; nei crostacei il carapace deve essere lucido e integro, la testa non annerita, l’odore dolce; nei cefalopodi servono pelle tesa, corpo sodo, niente vischiosità. In preparazione conviene separare le famiglie, asciugare tutto con carta, conservare su ghiaccio coperto e salare a ridosso della cottura.





