GOCCE DI TÈ
Tè freddo in estate: perché bar, spiagge e piscine puntano poco sulle infusioni fresche
Il tè freddo domina i consumi estivi, ma nell’Horeca prevale ancora il prodotto pronto. Marco Bechi e il Tea Master Albino Ferri indicano una possibile alternativa: infusioni fresche preparate con tè e botaniche
L’estate italiana ha ormai un’immagine consolidata anche nel bicchiere: il tè freddo è uno dei consumi più immediati della bella stagione, ma il mercato resta fortemente legato a prodotti confezionati e a pochi marchi riconoscibili. Una presenza così radicata da influenzare persino l’immaginario collettivo. «Se chiediamo a cento persone cosa viene loro in mente pensando al tè per l’estate, probabilmente tutti risponderanno citando lo stesso marchio», osserva Marco Bechi, critico enogastronomico nel dialogo col Tea Master Albino Ferri. Per Bechi, proprio questa abitudine rappresenta un punto di partenza per ragionare su un’offerta diversa nel mondo dell’Horeca. Il consumo esiste e il prodotto è conosciuto, ma in molti contesti estivi - dalle piscine alle spiagge, fino ai bar stagionali - l’alternativa al tè freddo industriale resta ancora poco sviluppata.
Dalle botaniche alla bevanda: due stagioni, due modelli
La differenza tra estate e inverno, però, non riguarda soltanto la temperatura di servizio. Come spiega Albino Ferri, Tea Master, cambiano soprattutto il punto di partenza e il modello di consumo. «I consumi si dividono quasi a metà tra estate e inverno, ma parliamo di due percorsi completamente diversi. D’inverno si parte dalle botaniche secche per ottenere l’infuso liquido, mentre d’estate la maggior parte dell’offerta è composta da prodotti già pronti su base liquida». È qui che si apre uno spazio ancora poco esplorato. L’idea è riportare anche nel consumo estivo il gesto dell’infusione, utilizzando tè e botaniche per preparare bevande fredde non semplicemente acquistate e servite, ma costruite a partire dagli ingredienti.
Tè nero, frutti di bosco e menta: l’infusione cambia stagione
Un tè nero servito freddo e accompagnato da frutti di bosco, oppure un tè bianco con menta fresca, sono esempi di una proposta che potrebbe trovare spazio soprattutto nei luoghi dove il consumo estivo è più concentrato. Non si tratta necessariamente di trasformare il tè in una preparazione complessa, ma di spostare l’attenzione dalla bottiglia alla qualità dell’infuso. «Perché non offrire nelle piscine, al mare e nei bar delle infusioni fresche, fatte bene e non confezionate?», si chiede Bechi. «L’italiano associa il tè soprattutto al consumo estivo e queste preparazioni hanno ancora un margine di evoluzione». Ferri condivide la possibilità di lavorare su questo terreno: «Sono convinto che anche nella bella stagione si possano realizzare infusioni naturali partendo direttamente dalle botaniche, per offrire un prodotto davvero fresco».
Una questione di proposta prima ancora che di tecnica
Secondo Bechi, il limite non sarebbe tanto nella complessità della preparazione quanto nella scarsa attenzione riservata a questa possibilità. Non servono necessariamente processi complicati per proporre un tè freddo preparato al momento: il punto è considerarlo una bevanda su cui costruire un servizio, al pari di altre proposte analcoliche. La riflessione riguarda quindi soprattutto l’Horeca estivo. In un settore dove il tè freddo viene spesso identificato con il prodotto pronto, l’infusione potrebbe recuperare uno spazio autonomo, legato alla qualità delle materie prime, alla stagionalità e alla preparazione. Non è una questione di sostituire il prodotto confezionato, ma di affiancargli un’altra possibilità di consumo, ancora poco presente nei menu di piscine, stabilimenti balneari e locali stagionali: un tè freddo preparato a partire dalle foglie e dalle botaniche, pensato per essere servito fresco e costruito intorno al contesto in cui viene consumato.
Per maggiori informazioni:Accademia Ferri dal 1905

