La rubrica Gocce di Tè, promossa da Accademia Ferri 1905 in collaborazione con Italia a Tavola, si propone di approfondire la cultura, la storia e il valore culturale dell'infuso più celebre al mondo. L'itinerario alla scoperta delle origini occidentali della bevanda conduce a Vicenza, all'interno della prima stanza da tè realizzata sul territorio cittadino, in un dialogo con il professor Livio Zanini, tra i massimi esperti della materia.

Chi portò per primo il tè alla conoscenza degli europei? Non fu Marco Polo
Mappe d'epoca e resoconti di viaggio: fu la ricerca geografica del XVI secolo a documentare per la prima volta la presenza del tè in Occidente

Giovanni Battista Ramusio e la prima testimonianza scritta sul tè

Nell'immaginario collettivo l'introduzione della conoscenza della pianta in Occidente viene spesso attribuita a Marco Polo. L'esame dei documenti d'epoca rivela tuttavia una realtà differente. La prima traccia stampata sul consumo della bevanda in Europa risale al 1559, anno di pubblicazione postuma dell'opera Navigationi et Viaggi curata da Giovanni Battista Ramusio, geografo della Repubblica di Venezia.

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«Il primo europeo a parlare del tè è stato un geografo della Repubblica di Venezia, Giovanni Battista Ramusio, che durante un banchetto con un mercante persiano ha raccolto la descrizione di questa pianta, il chai-catai, diffusa in Cina, che poi ha messo all'interno del suo testo, pubblicato postumo a Venezia nel 1559», commenta Livio Zanini.

Il silenzio di Marco Polo e i resoconti storici di padre Matteo Ricci

Il celebre viaggiatore veneziano Marco Polo, pur avendo attraversato le terre dell'Impero Cinese secoli prima di Ramusio, non menzionò la pianta nel resoconto de Il Milione. L'onnipresenza della bevanda nella società cinese dell'epoca rende certa la sua osservazione diretta del prodotto, la cui assenza nelle trascrizioni fu dovuta a una precisa scelta espositiva. «Ahimè, Marco Polo non parla del tè. Possiamo affermare che sicuramente durante il suo viaggio ha visto il tè, dato che era diffuso in tutto l'impero cinese e anche tra le popolazioni che vivevano nei confini dell'impero, però purtroppo non ha ritenuto degno di essere nominato all'interno del suo resoconto di viaggio», aggiunge Livio Zanini.

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Un contributo determinante per la comprensione delle usanze asiatiche giunse successivamente verso la fine del XVI secolo, grazie alle annotazioni dettagliate redatte dal missionario gesuita padre Matteo Ricci.

Per maggiori informazioni:Accademia Ferri dal 1905