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Bernasconi chiude la pasticceria San Gregorio: affitto alto e contrasti familiari

Dopo 62 anni di attività chiude la storica pasticceria San Gregorio di Milano. Il titolare Angelo Bernasconi, 80 anni, lascia per l'affitto insostenibile e divergenze con la famiglia sulla gestione “moderna”

17 dicembre 2024 | 18:34

Bernasconi chiude la pasticceria San Gregorio: affitto alto e contrasti familiari

Dopo 62 anni di attività chiude la storica pasticceria San Gregorio di Milano. Il titolare Angelo Bernasconi, 80 anni, lascia per l'affitto insostenibile e divergenze con la famiglia sulla gestione “moderna”

17 dicembre 2024 | 18:34

Dopo 62 anni di attività, si abbassa la saracinesca della storica pasticceria San Gregorio di Milano. Un punto di riferimento per generazioni di milanesi e non solo, che hanno affollato il laboratorio artigianale per assaporare le sue creazioni: dai marrons glacés fino alle caramelle al rosolio. Angelo Bernasconi, 80 anni, anima e cuore del locale, ha deciso di chiudere bottega. «Ormai ho preso la decisione. Probabilmente a gennaio, ma senz'altro entro giugno, fermeremo l'attività» confida al Corriere della Sera.

Bernasconi chiude la pasticceria San Gregorio: affitto alto e contrasti familiari

Affitto troppo alto e divergenze familiari: Bernasconi chiude la pasticceria San Gregorio

Chiude la pasticceria San Gregorio di Milano: una tradizione impossibile da sostenere

Dietro questa decisione si nascondono sfide difficili da affrontare. «Paghiamo duecentomila euro l'anno di affitto e non riusciamo a sostenere i rincari per il rinnovo del contratto» spiega Bernasconi. Ma non è solo una questione di conti: «Non mi trovo con il modo di lavorare di mio figlio, di mia nuora e della mia ex moglie. Raccolgono gli ordini con Internet e non hanno voglia di lavorare dall'alba fino a sera tardi come me, che voglio stare a disposizione di chi vuole entrare».

Angelo non si rassegna a un'idea di pasticceria diversa da quella che ha coltivato per tutta la vita. La sua giornata inizia alle 2:30 del mattino: «Mentre gli altri dormono, arrivo in pasticceria per fare il mio lavoro come piace a me. Alle 5 apro alla clientela». E la notte, per lui, è un mondo a sé: «Passano spesso la polizia e dei barboni che conosco da tanti anni. Loro li faccio entrare per una brioche, un maritozzo, un cannoncino, quello che vogliono». Una visione romantica e passionale del mestiere che non tutti nella sua famiglia sembrano condividere: «Senza una passione come la mia, certo non ti svegli a 80 anni quando è ancora buio».

Chiude la Pasticceria San Gregorio di Milano: un passato ricco di ricordi

Angelo Bernasconi ha dedicato la vita all'arte della pasticceria. La sua passione nasce quando aveva appena 12 anni, nella pasticceria Bologna di via Castel Morrone, sotto la guida del signor Tacchini. «Mi ha trasmesso lui la voglia di fare. Dico sempre che è merito suo se sono “nato” pasticciere» racconta. Quando Tacchini si ritirò, Angelo e il suo socio Moretti rilevarono la pasticceria San Gregorio, allora già un'istituzione milanese, fondata nel 1945. Negli anni, la coppia di soci ampliò il locale fino a 600 metri quadrati, aggiungendo una sala per feste private e un servizio di ristorazione per pranzo e cena. Nonostante gli ottimi rapporti con la proprietà dell'immobile, Bernasconi confessa che il peso del passato e le incomprensioni con la nuova generazione lo hanno portato alla decisione di chiudere.

Bernasconi chiude la pasticceria San Gregorio: affitto alto e contrasti familiari

I dolci della Pasticceria San Gregorio di Milano

Nella memoria di Angelo restano i clienti speciali e i gesti di un tempo. «Ripenso a quando chiamava Fernanda Pivano per le sue caramelle. Le preparavo subito, anche se il rosolio costava molto e non c'erano margini di profitto. Per accontentarla chiudevo dieci minuti la pasticceria per portargliele a casa». Ricordi che scaldano il cuore, ma non bastano a cambiare la realtà di oggi. E così, mentre il gigante da 80 chili di panettone in vetrina segna l'ultimo Natale della San Gregorio, Angelo Bernasconi guarda al futuro con un misto di malinconia e orgoglio. «Forse avremmo potuto trovare un accordo sull'affitto, ma ho deciso così». Insomma, Milano perde un'altra delle sue eccellenze artigiane, ma non il ricordo di una storia che ha saputo fare la differenza.

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