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Vissi d'arte, vissi d'amore... e di buon cibo: il lato gourmet di Giacomo Puccini

In occasione del primo centenario della morte di Giacomo Puccini, ripercorriamo la vita del celebre compositore, scoprendo il suo lato meno conosciuto: quello di gourmet appassionato

05 luglio 2024 | 10:39

Vissi d'arte, vissi d'amore... e di buon cibo: il lato gourmet di Giacomo Puccini

In occasione del primo centenario della morte di Giacomo Puccini, ripercorriamo la vita del celebre compositore, scoprendo il suo lato meno conosciuto: quello di gourmet appassionato

05 luglio 2024 | 10:39

“Vissi d'arte, vissi d'amore…”. Chi non conosce questa romanza di toccante intensità del secondo atto della Tosca di Giacomo Puccini. Il contesto si inserisce in sventurata storia d’amore di Tosca, ma qui ci piace osare immaginare che sia il maestro Puccini a esprimersi in prima persona parlando di sé. Perché effettivamente Giacomo Puccini visse d’arte, visse d’amore e manifestò con la sua musica la gioia di vivere e, in essa, anche il volere mangiare bene. Quest’anno si celebra il primo centenario della morte del maestro, e siamo qui a disvelare il suo lato gourmet, il suo rapporto con la buona tavola.

Vissi d'arte, vissi d'amore... e di buon cibo: il lato gourmet di Giacomo Puccini

La statua in bronzo di Giacomo Puccini davanti alla sua casa natale a Lucca

 Giacomo Puccini e l’amore per la cucina e i ristoranti

Giacomo Puccini nacque a Lucca nell’anno 1858. Visse 66 anni. Fosse vivente ai nostri giorni, di certo sarebbe appassionato frequentatore di chat e certamente su un social, magari proprio su WhatsApp avrebbe aperto e coordinato il club “La Bohéme”, inviando gli inviti (frequenti) a ritrovarsi al locale “La capanna di Giovanni dalle Bande Nere” a Torre del Lago.

Meticoloso e bonariamente esigente con i librettisti delle sue opere, fu lui questa volta a scrivere non musica ma testo: lo statuto del club. Questi i primi due articoli:

  • Art. 1 – I soci del club “La Bohème”, fedeli interpreti dello spirito onde il club è stato fondato, giurano di bere e mangiar meglio.
  • Art. 2 – Ammusoniti, pedanti, stomachi deboli, poveri di spirito, schizzinosi e altri disgraziati del genere non sono ammessi o vengono cacciati a furore di soci.

Inizialmente la sua fu vita grama, ma poi, acquisita meritatamente una ragguardevole agiatezza, il maestro si ritrovava sovente con i suoi amici sulle rive del lago di Massaciuccoli a mangiare e a bere, non disdegnando i piacevoli conversari su argomenti non sempre inerenti alla musica.

Gusti tutto sommato semplici, Puccini amava la cucina rustica di casa di cui aveva palese nostalgia quando, ancora in disagiate condizioni economiche, era studente al conservatorio di Milano. Così scrisse alla madre: «Mangio maletto, ma mi riempio di minestroni». Inoltre, chiedeva alla madre, ben consapevole di sottoporla a sacrificio economico, alcuni ingredienti introvabili all’epoca a Milano: l’olio buono e i fagioli. Testuale: «Avrei bisogno di una cosa ma ho paura a dirgliela, perché capisco anch’io che Lei non può spendere. Ma stia a sentire, è roba da poco. Siccome ho una gran voglia di fagiuoli (anzi un giorno me li fecero ma non li potei mangiare a cagione dell’olio che qui è di sesamo o di lino!), dunque, dicevo… Avrei bisogno di un po’ d’olio, ma di quello nuovo. La pregherei di mandarmene un popoino».

I fagioli di Sorana e l’olio toscano: gli immancabili di Puccini

E il fagiolo che prediligeva, buongustaio davvero il maestro, era quello di Sorana che oggi, giammai casualmente si fregia della Igp. Tale la passione del maestro per i fagioli di Sorana e per l’olio “quello buono” che in una lettera scritta all’editore Ricordi gli svela ricetta in cui suggerisce come usare al meglio questi due preziosi ingredienti: «Carissimo Signor Giulio, riceverà un poco di fagiuoli; sono di quelli straordinari e si cuociono così: si mettono al fuoco in acqua fredda (l’acqua deve essere una dose giusta, né troppa né poca) devono bollire due ore a fuoco lento e quando sono cotti non deve restarci che tre o quattro cucchiai di brodo. Ergo, attenzione alla dose dell’acqua. N.B. Quando si mettono al fuoco bisogna aggiungere quattro o cinque foglie di salvia, due o tre teste d’aglio intere, sale e pepe e quando sono (i fagiuoli) a mezza cottura metterci un poco d’olio a bollire insieme».

Vissi d'arte, vissi d'amore... e di buon cibo: il lato gourmet di Giacomo Puccini

Il fagiolo di Sorana Igp Foto: Visit Tuscany

Puccini e la cacciagione

Nel suo passionale “vissi d’arte” si contempla anche l’arte venatoria. Il maestro partecipava alle battute di caccia con gli amici di Torre del Lago. Bottino di caccia erano beccaccini, fagiani, folaghe, e pernici che poi diventavano, quando arrostite, quando in umido e quando in salmì, protagoniste di conviviali e allegri banchetti. Ancora, tra i suoi cibi preferiti, la carne di cinghiale e di lepre e il pesce di lago.

Cavolo nero, dolci e un buon vino sulla tavola di Puccini

Il maestro era ghiotto anche di sformati di verdura e della zuppa di cavolo nero. Non disdegnava il dolce, ovviamente. Il suo preferito era il latte alla portoghese, sorta di crème caramel arricchito dall’aroma delle mandorle. Astemio il maestro?  Assolutamente no! Nel calice, un brioso frizzante delle Colline Lucchesi.

Vissi d'arte, vissi d'amore... e di buon cibo: il lato gourmet di Giacomo Puccini

Latte alla portoghese

Insomma, geniale non solo dinanzi al pentagramma, Giacomo Puccini visse la cucina come fattore abilitante convivialità e radicamento territoriale. Le imminenti celebrazioni nella ricorrenza del primo centenario della morte del Maestro costituiscono imperdibile occasione per esplorare questo fascinoso territorio della Toscana.

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