Per anni il problema della ristorazione italiana è stato riassunto in tre parole: “non si trova personale”. La responsabilità è stata spesso attribuita ai giovani, accusati di non avere più voglia di lavorare. Ma i dati dell’Osservatorio Restworld raccontano una realtà più complessa: quando stipendi, orari e condizioni diventano trasparenti, emerge una domanda scomoda per il settore. Il problema erano davvero cuochi e camerieri introvabili o un modello di lavoro diventato poco attrattivo? Gli annunci con retribuzione indicata sono passati dal 7% al 53%, mentre il turno spezzato perde spazio (solo il 23% degli annunci lo dichiara) e la retribuzione media si aggira intorno ai 1.700 euro netti. Soprattutto, colpisce il fatto che gli annunci di lavoro provenienti dall'estero registrino il triplo delle candidature, segno che la percezione generale è che fuori dai nostri confini le condizioni siano migliori. Con Luca Lotterio, fondatore di Restworld, analizziamo un mercato dove la sfida non è più soltanto trovare personale, ma convincere i professionisti a restare.

Osservatorio Restworld: i numeri che raccontano il nuovo lavoro nella ristorazione

Il mercato del lavoro nella ristorazione italiana sta cambiando: i dati dell’Osservatorio Restworld fotografano un settore alle prese con nuove esigenze di lavoratori e imprese.

  • 1.700 euro netti al mese: è la retribuzione media indicata nelle offerte analizzate dall’Osservatorio, considerando gli annunci con stipendio dichiarato.
  • Dal 7% al 53%: è cresciuta in modo significativo la quota di annunci che indicano la retribuzione.
  • 23% delle offerte: è la quota di annunci che prevede ancora il turno spezzato, un modello organizzativo sempre più discusso nel settore.
  • 6.108 offerte di lavoro analizzate: il campione utilizzato per il Bollettino dell’Osservatorio Restworld comprende annunci pubblicati sulla piattaforma tra aprile 2024 e giugno 2026 con stipendio dichiarato dal datore di lavoro

Ristorazione e lavoro: 1.700 euro e meno turni spezzati

Per anni la ristorazione ha ripetuto che il problema fosse la mancanza di personale. Alla luce dei dati dell'Osservatorio Restworld, possiamo dire che il nodo fosse anche il modo in cui il settore proponeva il lavoro?

Il problema è che oggi la ristorazione non viene più percepita come un settore attrattivo. Gli stipendi sono solo una parte della questione. Il Covid ha cambiato profondamente il rapporto delle persone con il lavoro: molti professionisti hanno scelto altri comparti, come logistica, retail e grande distribuzione, dove hanno trovato contratti più chiari, orari definiti e un maggiore equilibrio tra vita privata e professionale.

Oggi il mercato è più stabile, ma molti lavoratori affrontano un nuovo impiego con maggiore attenzione e diffidenza. Anche il ricambio generazionale si è ridotto: molti studenti degli istituti alberghieri abbandonano già durante stage e prime esperienze perché non vedono valorizzazione, affiancamento e prospettive di crescita

Luca Lotterio, ceo di Restworld

Giovani senza voglia di lavorare? Un luogo comune da superare. All'estero tre volte più candidature

Numerosi ristoratori hanno sostenuto che fossero i giovani a non avere voglia di lavorare. I vostri dati suggeriscono invece che condizioni di lavoro, orari e stipendi abbiano un peso molto più rilevante. È un luogo comune da superare?

Sì. È un’affermazione che si ripete da generazioni. Oggi il punto non è una minore disponibilità al lavoro, ma un cambiamento nelle aspettative. Le persone attribuiscono più valore al tempo libero, all’equilibrio tra vita privata e professionale e alla qualità dell’ambiente lavorativo. Non è cambiata la voglia di lavorare, è cambiato ciò che viene considerato accettabile in un rapporto professionale.

Il dato interessante è che gli annunci pubblicati all'estero ricevono mediamente tre volte più candidature rispetto a quelli italiani. Questo dovrebbe far riflettere. È la dimostrazione più lampante che "i giovani non vogliono lavorare" è una spiegazione insufficiente. Vogliono lavorare, ma sono disposti ad andarsene per farlo a condizioni migliori

Stipendi trasparenti: cambia il rapporto tra imprese e lavoratori

Nel vostro osservatorio emerge che gli annunci di lavoro con l'indicazione dello stipendio sono passati dal 7% al 53% dopo l'introduzione della trasparenza salariale. Questo cambiamento sta realmente trasformando il mercato o sta semplicemente rendendo visibile una situazione che esisteva già? E il fatto che oggi sia necessario indicare lo stipendio per essere credibili significa che prima le offerte non venivano considerate affidabili?

È un cambiamento che riguarda tutto il mercato del lavoro, non soltanto la ristorazione. I dati dell’Osservatorio Restworld fanno riferimento alle offerte pubblicate sulla piattaforma, tutte reali e pubblicate da aziende che investono nella ricerca del personale.

L’aumento degli annunci con indicazione della retribuzione è legato soprattutto alla necessità di comunicare il valore lordo previsto dalla normativa. Questo processo ha però evidenziato un problema culturale: molti imprenditori e lavoratori non conoscono pienamente il funzionamento della busta paga, la differenza tra stipendio lordo e netto e il ruolo del Contratto collettivo nazionale di lavoro. Una maggiore conoscenza aiuterebbe entrambe le parti a valutare meglio un’offerta

Ma se oggi un ristoratore deve indicare chiaramente stipendio, orari e condizioni di lavoro, cambia anche il rapporto di forza tra imprenditore e lavoratore? La trasparenza dà più potere ai dipendenti?

Molti imprenditori hanno timore di pubblicare offerte con lo stipendio indicato in modo chiaro perché sanno che potrebbero essere lette anche dai collaboratori che già lavorano in azienda, più che eventuali nuove figure. Se una nuova offerta prevede condizioni economiche migliori rispetto a quelle riconosciute ai dipendenti già presenti, è naturale che questi ultimi chiedano spiegazioni. Anche questo contribuisce, in alcuni casi, a rallentare la diffusione di annunci completamente trasparenti.

Detto questo, non credo che la trasparenza rafforzi il lavoratore a discapito dell'azienda. Al contrario, definire fin dall'inizio retribuzione, orari e condizioni di lavoro aiuta entrambe le parti.

Quando un'azienda stabilisce con chiarezza il perimetro dell'offerta, il rapporto parte su basi più solide. Chi si candida sa già cosa aspettarsi e il confronto diventa molto più semplice. Una volta dichiarate certe condizioni, naturalmente, devono essere rispettate, ma questo rappresenta un vantaggio anche per l'impresa

Molti giovani, nonostante la passione, perdono l'interesse per il mestiere della cucina a causa di condizioni di lavoro troppo pesanti o ingiuste

1.700 euro al mese bastano per rendere attrattivo un ristorante?

Nel vostro osservatorio emerge una retribuzione media di circa 1.700 euro netti al mese. Secondo lei è una cifra sufficiente per rendere nuovamente attrattivo il lavoro nella ristorazione?

Se tutte le circa 350 mila imprese della ristorazione italiana offrissero realmente una media di 1.700 euro netti al mese, una parte importante del problema sarebbe già risolta.

Bisogna però leggere correttamente il dato: la media dell’Osservatorio Restworld riguarda offerte che rispettano determinati criteri. Sono escluse aziende irregolari o proposte inferiori ai minimi previsti dal contratto collettivo nazionale della ristorazione.

Il dato rappresenta quindi una fascia di imprese che opera nel rispetto delle regole, non necessariamente l’intero mercato

Turno spezzato in ritirata: resta solo nel 23% delle offerte

Nel vostro osservatorio emerge che solo il 23% delle offerte di lavoro riporta ancora il turno spezzato. Significa che circa tre offerte su quattro del campione non lo prevedono: questo racconta concretamente che il mercato sta già costringendo le imprese a cambiare organizzazione?

Il cambiamento è reale, anche se procede lentamente. Sempre più aziende stanno ripensando l’organizzazione del lavoro, mentre altre continuano a utilizzare modelli tradizionali.

Il turno spezzato può avere senso in situazioni particolari, soprattutto stagionali. Come modello stabile, con sei giorni su sette per tutto l’anno, oggi è invece sempre meno sostenibile e competitivo

Un giovane oggi sceglierebbe ancora una cucina professionale oppure guarda con maggiore interesse ad altri comparti del food, come la grande distribuzione, il retail alimentare, il delivery o le dark kitchen?

Continuiamo a vedere tanti giovani che vogliono costruire il proprio futuro nella ristorazione tradizionale. Lo osserviamo ogni giorno attraverso i dati della piattaforma: in questo periodo gestiamo tra le 30 e le 35 mila candidature al mese. C'è una componente significativa di ragazzi e ragazze che desidera fare della ristorazione la propria carriera. Il loro problema non è la professione in sé, ma la difficoltà di trovare un'azienda che offra condizioni di lavoro sostenibili.

Formazione: i ristoranti cercano personale già pronto?

Dal vostro osservatorio emerge che solo il 7,6% delle offerte accetta candidati alla prima esperienza, mentre il 44% richiede almeno 2-3anni: un settore che lamenta scarsità di personale deve anche chiedersi chi forma il personale che pretende di trovare già formato senza investire abbastanza nella crescita delle persone?

È una domanda importante, ma quel dato va interpretato correttamente. Restworld è una piattaforma in cui le aziende pubblicano offerte di lavoro a pagamento. Chi cerca stagisti o tirocinanti, nella maggior parte dei casi, utilizza canali diversi, costruendo rapporti diretti con scuole alberghiere, istituti professionali e percorsi di tirocinio. Non significa quindi che non esistano opportunità per chi è alla prima esperienza. Significa piuttosto che oggi queste opportunità passano ancora prevalentemente attraverso altri canali. Al di là di questo, il problema formazione c'è. Esistono realtà virtuose. Le grandi catene, ad esempio, possono permettersi di creare vere e proprie academy aziendali. Per una piccola impresa, invece, è molto più difficile, la formazione non è mai stata considerata una priorità, anche perché spesso gli imprenditori non conoscono gli strumenti già disponibili. Molti non sanno, ad esempio, che una parte dei contributi versati attraverso il costo del lavoro alimenta fondi interprofessionali che possono finanziare percorsi di formazione per i dipendenti. Si tratta di risorse già disponibili che però, in molti casi, rimangono inutilizzate semplicemente perché non sono conosciute. Non servono necessariamente programmi complessi. Sarebbe già un grande passo avanti se ogni azienda costruisse un piccolo percorso formativo, individuando alcuni temi fondamentali, se migliaia di aziende iniziassero a investire anche in una formazione essenziale, il livello medio delle competenze dell'intero settore crescerebbe in modo significativo

In molte attività ristorative, specie le più piccole, è davvero difficile proporre un percorso di formazione interna efficace

Non basta lo stipendio: la vera sfida è convincere le persone a restare

Qual è oggi l'errore principale di un ristoratore quando cerca nuovi collaboratori? Offrire stipendi troppo bassi, comunicare male il lavoro oppure non costruire un ambiente in cui le persone desiderino restare?

Direi soprattutto il terzo aspetto, perché da quello derivano anche gli altri due. Lo stipendio è importante, ma non è l'unica variabile che determina la scelta di un lavoratore. Esistono persone disposte ad accettare una retribuzione leggermente inferiore se trovano un ambiente professionale in cui si sentono valorizzate, rispettate e coinvolte. Anche un'offerta economica competitiva, da sola, non garantisce di attrarre il candidato migliore. L'organizzazione e la cultura aziendale possono rendere un'impresa realmente attrattiva. Un annuncio di lavoro ben costruito, che racconta in modo trasparente ciò che l'azienda offre, aiuta anche ad attirare persone in linea con i valori e con il modo di lavorare del ristorante. La maggior parte dei ristoratori non agisce in cattiva fede. Nella nostra esperienza rappresentano una minoranza quelli che hanno un approccio realmente scorretto. Più spesso incontriamo imprenditori che semplicemente non hanno mai ricevuto una formazione manageriale. Non perché manchi la volontà, ma perché nessuno ha mai insegnato loro questi aspetti.

Molti imprenditori trascorrono gran parte della propria settimana all'interno del locale e hanno poco tempo per osservare come il settore stia cambiando. Noi, grazie alla posizione privilegiata che abbiamo sul mercato del lavoro della ristorazione, possiamo cogliere queste trasformazioni e il nostro obiettivo è proprio quello di raccontarle e condividerle con il maggior numero possibile di aziende.

Restworld, osservatorio sul lavoro nella ristorazione

Nata nel 2020, Restworld è una piattaforma specializzata nella ricerca e selezione del personale Horeca, che mette in relazione ristoranti, bar, hotel e professionisti del settore attraverso offerte di lavoro più trasparenti, con indicazioni su stipendio, contratto e orari. La piattaforma raccoglie dati sul mercato del lavoro nella ristorazione italiana, analizzando difficoltà di reclutamento, tendenze e cambiamenti nelle esigenze di aziende e lavoratori. L’obiettivo è rendere più efficace l’incontro tra domanda e offerta, aiutando le imprese a trovare personale qualificato e i professionisti a individuare opportunità più coerenti con le proprie aspettative.

Il problema erano davvero cuochi e camerieri introvabili o un modello di lavoro diventato poco attrattivo?

Prima il problema sembrava essere trovare persone. Adesso diventa competere per le persone. E il ristorante non compete più soltanto con quello della porta accanto: compete con hotel, Gdo, retail, logistica e perfino con l'estero.

Questo porta a un messaggio molto più utile per l'imprenditore: 1.700 euro possono non bastare se significano turno spezzato, sei giorni su sette, caos organizzativo e nessuna crescita. E magari 1.600 possono risultare competitivi se dietro ci sono orari certi, formazione, rispetto e prospettive.