Italia del Gusto è il primo Consorzio privato di imprese italiane del settore alimentare e vinicolo. Fondato nel 2006 da Giovanni Rana, rappresenta 30 aziende per 38 categorie merceologiche, per un fatturato aggregato di circa 22 miliardi di euro e oltre 53mila dipendenti. Italia del Gusto Days è l’appuntamento annuale che le riunisce. L’edizione 2026, ospitata tra Gavi (Al) e Novi Ligure (Al) dal Gruppo Elah Dufour Novi, ha voluto mettere in primo piano il rapporto tra storia, territorio e competitività dei marchi italiani sui mercati internazionali. Un focus in linea con la missione del Consorzio: aiutare le aziende associate a migliorare la propria competitività sui mercati internazionali, attraverso marketing, promozione, comunicazione e sviluppo di partnership strategiche. Per l’occasione sono stati presentati i dati inediti dell’Osservatorio sui mercati internazionali del food & beverage realizzato da Nomisma per Italia del Gusto.

Luigi Consiglio, Giacomo Colussi, Guido Repetto, Michele Bauli, Giacomo Ponti
Luigi Consiglio, Giacomo Colussi, Guido Repetto, Michele Bauli, Giacomo Ponti

Dopo la crescita del 5,1% registrata nel 2025, l’export italiano del food & beverage ha rallentato al +0,5% nel primo semestre 2026. L’Italia resta comunque tra i pochi grandi esportatori mondiali ancora in territorio positivo, in uno scenario segnato da forti differenze tra mercati e categorie di prodotto. Nel 2025 abbiamo esportato prodotti f&b per 59,3 miliardi di euro, confermandoci il sesto esportatore mondiale dopo Paesi Bassi, Germania, Stati Uniti, Brasile e Francia.

Geografia dei mercati in trasformazione

Nei primi sei mesi del 2026 la tenuta complessiva dell’export italiano si è accompagnata a una trasformazione della geografia dei mercati. Le esportazioni verso l’Unione Europea sono cresciute dell’1,9%, con risultati positivi in Germania (+2,5%), Francia (+1,9%), Spagna (+2,7%) e Polonia (+2,5%). Più difficile la situazione negli Stati Uniti, dove l’export è arretrato del 10,8%, mentre tra i mercati più dinamici si sono messi in evidenza Turchia (+19,3%), India (+15%), Mercosur (+8%) e Corea del Sud (+6,4%).

Agroalimentare, l’export italiano rallenta: +0,5% nel primo semestre
Italia del Gusto Days è l’appuntamento annuale che riunisce 30 aziende per 38 categorie merceologiche

Anche l’andamento delle categorie è stato disomogeneo. Il caffè ha registrato un +11,1% in valore, ancora sostenuto da prezzi elevati, seguito da prodotti da forno (+2,2%) e formaggi (+2%). Arretrano invece olio d’oliva (-21,9%), cioccolato (-8,3%), vino (-6%) e pasta (-1,1%). I dati delineano quindi un mercato a più velocità, nel quale alla capacità di tenuta dell’export italiano si affiancano un rallentamento complessivo e una crescente polarizzazione tra mercati, prodotti e opportunità di sviluppo.

Storia, territorio e immagine di marca

Tema di rilievo nella due giorni (17-18 settembre) piemontese anche “Il valore della storia e del territorio nella costruzione dell’immagine di marca”. Punti fermi che continuano a rappresentare un patrimonio fondamentale per il made in Italy alimentare, ma non sono più sufficienti, da soli, a garantire competitività. In mercati sempre più differenziati, i grandi marchi italiani sono chiamati a trasformare patrimonio storico e origine in un valore concreto e contemporaneo. Il consumatore, del resto, non cerca soltanto prodotti, ma soluzioni capaci di rispondere a bisogni e momenti specifici della giornata. Il prezzo resta centrale, ma il concetto di convenienza comprende anche il tempo necessario per acquistare e preparare un prodotto, la semplicità di utilizzo, la possibilità di evitare sprechi e la qualità complessiva dell’esperienza.

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Gli "spazi", i nuovi media dei marchi

Cresce inoltre l’attenzione verso ingredienti riconoscibili, qualità nutrizionale, trasparenza e origine. Per l’industria alimentare, la sfida è coniugare praticità e qualità, mantenendo una forte identità di marca. In questo contesto cambia anche il significato del made in Italy. L’origine diventa un reale vantaggio competitivo quando si traduce in elementi che il consumatore può riconoscere e ai quali può attribuire valore: qualità della materia prima, competenza produttiva, gusto, affidabilità e differenza rispetto alle alternative. Un nuovo orizzonte è stato delineato da Marco de Carli, cofondatore e amministratore delegato di Dinn!, agenzia specializzata in consulenza strategica per le imprese. «I brand fisici – ha annotato – hanno capito come evolversi dal privato al commerciale, all’ospitalità. E gli “spazi” sono i nuovi media dei marchi. Sono state individuate, al proposito, 8 regole: essere identitari, per essere ricordati, creare nuovi rituali ed esperienze, dare ritmo al retail grazie a nuovi format, personalizzare del prodotto, segmentare e diversificare lo spazio, creare nuovi loghi per i brand in base all’identità per conferire esclusività, alimentare connessioni creando situazioni diverse con cui la marca interagisce, creare longevità grazie al piacere di un’esperienza che può unire le generazioni. Non soluzioni, ma traiettorie».

Marco de Carli, amministratore delegato di Dinn!
Marco de Carli, amministratore delegato di Dinn!

Lo stesso vale per la storia aziendale, che genera valore quando diventa prova di competenza, continuità e capacità di evolvere. Essere fedeli alle proprie origini non significa replicare nel tempo gli stessi modelli, ma comprendere quali elementi dell’identità debbano essere preservati e quali possano evolvere per rispondere a nuovi mercati, stili di vita e occasioni di consumo. Tematiche analizzate, in un incontro condotto da Luigi Consiglio (amministratore Eccellenza d’Impresa), da Guido Repetto (presidente Gruppo Elah Dufour Novi), Giacomo Colussi (amministratore Colussi), Michele Bauli (presidente Bauli Group) e Giacomo Ponti (presidente Ponti e di Italia del Gusto).

Guido Repetto, presidente Gruppo Elah Dufour Novi
Guido Repetto, presidente Gruppo Elah Dufour Novi

L'origine non è un privilegio, ma una promessa

Dal confronto è emersa una visione condivisa: l’origine è una promessa, non un privilegio. Soprattutto sui mercati internazionali, il consumatore non sceglie automaticamente un prodotto perché italiano, ma perché quella storia, quel territorio e quelle competenze gli offrono qualcosa di distintivo e rilevante. La crescita futura dell’industria alimentare italiana dipenderà anche dalla capacità di rendere contemporanee le proprie radici, collegando autenticità, innovazione e nuovi bisogni di consumo.

«La forza delle nostre imprese nasce da storie, territori e competenze costruite nel tempo, ma questo patrimonio deve continuare a parlare ai consumatori di oggi - ha dichiarato il presidente Giacomo Ponti - In una fase caratterizzata da mercati e categorie di prodotto che procedono a velocità diverse, la capacità di innovare senza perdere identità può rafforzare la competitività del made in Italy alimentare sui mercati internazionali».

Legame con il territorio e competenze

«Per un’azienda con una lunga storia – ha puntualizzato Guido Repetto - l’heritage non può essere soltanto qualcosa da celebrare: deve essere una base sulla quale continuare a costruire il futuro. Il legame con il territorio e le competenze maturate nel tempo sono parte della nostra identità, ma acquistano valore quando riusciamo a renderli attuali attraverso i prodotti, l’innovazione e il dialogo con consumatori che continuano a cambiare».

Entrando nello specifico, il “padrone di casa” e presidente del Gruppo Elah Dufour Novi Repetto ha sottolineato: «Il 2026 sta andando un po’ meglio rispetto allo scorso anno quando le quotazioni del cacao sono partite da un prezzo stabile tra i 2.800 e i 3.000 dollari e in 7 mesi sono schizzate a 12.000. Abbiamo avuto le risorse per sostenere questo andamento. Quest’anno le quotazioni non sono brillantissime: si assestano a 6.600. Il 2026 fa segnare comunque buone prospettive: stiamo lanciando una versione senza latte della Crema Novi che inizieremo a distribuire a breve. Il 2025, come Elah Dufour, ha chiuso con un fatturato di 249,5 milioni di euro con un incremento del 20%; 50 milioni, invece, per Baratti & Milano Il cioccolato vale circa l’80% della nostra produzione. Abbiamo inoltre portato a termine un piano di investimenti di circa 40 milioni su Novi Ligure e di 8,5 per lo stabilimento di Baratti & Milano a Bra».