Il grano è il principio di tutto, una materia che attraversa il tempo e le civiltà, radicandosi nella memoria collettiva come il più semplice e potente degli archetipi. È l’atto primordiale di trasformare acqua e farina in pane, un gesto ripetuto infinite volte, che si carica di simbolismo ogni volta che viene compiuto. Ma il grano, come il pane, non è solo nutrimento: è connessione. È ciò che lega il gesto di chi impasta al ritmo di chi raccoglie, il passato di chi ha seminato al futuro di chi condividerà.

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In questo, il concetto di prossimità nella ristorazione diventa fondamentale. Non è solo un rapporto tra cliente e tavola, ma un’idea più vasta: un ristorante non può essere un’entità avulsa dal luogo che lo accoglie, un corpo estraneo che si limita a occupare uno spazio. Deve diventare il punto d’incontro tra chi prepara e chi assaggia, tra il territorio e chi lo vive. Riconquistare questa connessione significa riprendere il filo spezzato che lega destini e memorie, far convivere la sapienza antica con la curiosità moderna. Casa Mazzucchelli nasce proprio da questa filosofia.
È un luogo che si riappropria del territorio per restituirlo in forma gastronomica, dove il forno diventa il simbolo della quotidianità condivisa, e il grano il linguaggio universale che racconta una storia fatta di mani, volti e incontri. È la dimostrazione che, per essere davvero rilevanti, bisogna prima imparare a essere vicini.
Casa Mazzucchelli: la sintesi tra radici e innovazione
Casa Mazzucchelli è un luogo che unisce storie di famiglia, passione per la cucina e una visione profonda del rapporto con il territorio. Nato dalla trasformazione del ristorante Marconi nel 2016, questo progetto è il risultato di un percorso che ha saputo adattarsi alle sfide del tempo, trovando una nuova identità in un momento critico come quello della pandemia. «Mi chiedono spesso se senza il Covid avremmo chiuso il Marconi e aperto Casa Mazzucchelli. È una domanda difficile, perché come si può immaginare un mondo senza qualcosa che ha cambiato profondamente le vite di tutti? Quel periodo, per quanto complesso, ha innescato riflessioni e decisioni che probabilmente non sarebbero state possibili in altre circostanze», ammette Massimo Mazzucchelli, restaurant manager e sommelier.

Facebook: Il ristorante stellato Casa Mazzucchelli
Ad ogni modo, il cambio di rotta ha permesso di costruire un concetto di ospitalità più integrato e radicato. L'apertura del Forno Mollica, proprio accanto al ristorante, ha trasformato il locale di Aurora e Massimo Mazzucchelli in un punto di riferimento non solo per gli appassionati di alta cucina, ma anche per la comunità locale. «Il forno ci permette di accogliere persone che vengono la mattina per un caffè, un cornetto o una pagnotta di pane - racconta Massimo - È un modo per entrare in empatia con il territorio, per farsi conoscere non solo come chef o sommelier, ma come persone».
Il pane: simbolo di connessione e sperimentazione
Il grano è il filo conduttore che unisce ogni elemento di Casa Mazzucchelli. Aurora Mazzucchelli, chef del ristorante, vede nel pane molto più di un alimento: «Il pane ci riconnette al passato, ma può anche essere presente e futuro.

Pane ed entrée al ristorante Mazzucchelli
È acqua e farina, declinati in infinite forme». Questa filosofia si traduce in una panificazione che unisce tecnica e creatività ed è in grado di sublimare il grano in ogni portata senza mai renderlo eccessivo. «L’idea di abbinare un lievitato ad ogni piatto può spaventare, ma quando tutto è bilanciato, il risultato è sorprendente. Deve accompagnare, mai sovrastare».
Esperienza su misura a Casa Mazzucchelli
L’accoglienza è al centro della visione di Massimo Mazzucchelli, che vede nel rapporto con il cliente un’occasione di fiducia reciproca. «Quando un cliente sceglie di cenare da noi, accetta di affidarsi alla nostra visione. È come se venisse a casa nostra: noi pensiamo a tutto e lui si lascia guidare». Un approccio evidentemente basato sull’idea di valorizzare il menu degustazione, pur conservando il tradizionale menu à la carte, che mira a creare un ritmo e una coerenza nell’esperienza gastronomica. «Immaginate una sala in cui tutti seguono lo stesso percorso: è come un’orchestra che suona in armonia».
Nonostante le resistenze legate alla tradizione italiana del servizio alla carta, il menu degustazione diventa una scelta di valore per chi desidera immergersi nella cucina di Casa Mazzucchelli. «Non si può giudicare un ristorante con un solo piatto - spiega Massimo - Un menu degustazione permette di vivere appieno la visione dello chef e garantisce un ricordo completo e piacevole».
L’ospitalità come marchio di fabbrica a Casa Mazzucchelli
Oltre alla qualità della cucina, Casa Mazzucchelli punta su un’ospitalità autentica e calorosa. «In Italia, l’ospitalità è un marchio di fabbrica: è il nostro stile, il nostro modo di accogliere», sottolinea Massimo. Questo approccio lo si può ritrovare anche nella formazione del personale, che viene incoraggiato a esprimere la propria personalità e a liberarsi dagli schemi rigidi. «L’autenticità fa la differenza: un servizio troppo formale può appesantire anche il cibo migliore».

La sala del ristorante Casa Mazzucchelli
Casa Mazzucchelli è riuscito a colmare la distanza tra alta cucina e comunità locale, diventando un punto di riferimento per entrambi. «Essere integrati nel territorio significa essere un valore per la comunità e viceversa» afferma Massimo. Questa relazione simbiotica, fatta di empatia e riconoscibilità, è la vera forza di un che mira a crea connessioni.
I piatti di Casa Mazzucchelli
Artico: un racconto di mare e ghiaccio
La prima portata, Artico, è una composizione che si muove tra evocazione e tecnica. Ispirata al video di Ludovico Einaudi per Greenpeace sullo scioglimento dei ghiacciai, questa creazione di Aurora Mazzucchelli prende il grano come protagonista simbolico: una sfoglia sottile realizzata con licoli (lievito madre liquido essiccato), che simula il rumore del ghiaccio che si spezza. Il piatto si sviluppa su più livelli, partendo da due brine – una di canocchie, l'altra di ostriche – che evocano il mare freddo. In profondità, una gelatina di alghe verdi e alghe rosse marinate alla rosa prepara il palato a un baccalà in olio cottura e molluschi al vapore, raffreddati per mantenere il richiamo glaciale. Tutti gli elementi sono pensati per trasmettere la sensazione di una natura marina cristallizzata, immersa nel freddo.

il piatto Artico
Il consiglio della chef è quello di non affrontare Artico cercando di scomporlo o interpretarlo letteralmente ma lasciandosi trasportare dal gioco delle temperature e delle consistenze, dove il cucchiaio, a contatto con il palato, ricrea un effetto di scioglimento solare. Il risultato è una narrazione che, oltre a stimolare il gusto, suggerisce la fragilità del mare e dei suoi ecosistemi. Il vero pregio di "Artico" sta nella sua coerenza narrativa, dove tutti glie elementi sono pensati e perfettamente inseriti in una visione d’insieme che punta a un piacere più profondo del già complesso piacere palatale. Aurora Mazzucchelli riesce a trasformare un tema ambientale in un’esperienza che magari non pretende di essere nuova, ma resta attuale, anno dopo anno.
La colazione: un equilibrio tra dolcezza e umami
Quattro elementi, ognuno con una funzione precisa: il maritozzo, omaggio al grano, è la base morbida e leggermente dolce. Il gelato all’aringa affumicata rappresenta il latte, con una nota sapida che contrasta e completa.

La colazione. Gelato all’aringa affumicata, maritozzo, gambero rosso (in tartare), succo di mandarino
La tartare di gambero rosso è la componente proteica, cruda e delicata, mentre il succo di mandarino chiude il cerchio con la freschezza agrumata. L'interazione tra cucchiaio e maritozzo crea un gioco tra consistenze e sapori e porta il palato in uno scambio continuo tra dolcezza e sapidità. È un piatto che richiede attenzione e partecipazione.
Borlengo al Mare: una tradizione che guarda all’orizzonte
Il borlengo, simbolo delle colline modenesi, incontra il mare senza perdere la propria identità. La base, cotta nello strutto e condita con un battuto di lardo e Parmigiano Reggiano, viene arricchita dalla dolcezza delle canocchie, dalla cremosità della salsa di arachidi e dall'acidità del limone in conserva.

Borlengo al mare, canocchie, Salsa d’arachidi, limone in conserva
È un “aperitivo” che racconta l'incontro tra terra e mare, giocando su contrasti decisi ma bilanciati.
Daino: forza e delicatezza in armonia
Il daino è accompagnato da elementi che ne esaltano le caratteristiche. La meringa ghiacciata al lampone aggiunge una freschezza acida, mentre la crema di acciughe e la colatura di alici amplificano la profondità salina della carne.

Daino, pancake al karkade`, rabarbaro, meringa chiacciata al lampone e crema di acciughe
Il pancake al karkadè e il rabarbaro aggiungono consistenze e tonalità gustative che si integrano in un piatto calibrato con precisione, dove nulla sovrasta e tutto trova il proprio spazio nella costruzione del sapore.
Maccheroncini ripieni di anguilla: il mare in verticale
I maccheroncini ripieni di anguilla affumicata, serviti con ostriche crude e clorofilla di spinaci, sono una felice e longeva immersione nelle profondità marine (il piatto è in carta dal 2010). L’ostrica è il mare in superficie, salino e crudo.

Maccheroncini al torchio ripieni di anguilla affumicata, ostriche crude e clorofilla di spinaci
Gli spinaci richiamano le alghe delle profondità, mentre il maccherone stesso, calloso e pieno, è lo scoglio che custodisce il segreto dell’anguilla. Un piatto strutturato e simbolico.
L’anguilla fritta: un gioco di consistenze e colori
L’anguilla, passata in una pastella a base di lievito madre liquido, viene fritta fino a raggiungere una croccantezza perfetta. La salsa di frigitelli aggiunge una nota erbacea, bilanciata dal gel di yuzu e dal bergamotto candito, che portano freschezza. Il piatto è completato da una glassa di albicocca e salvia fritta, che chiude il cerchio con un richiamo aromatico e una consistenza inaspettata. Un equilibrio studiato al millimetro.
Il piccione in due servizi: un crescendo rossiniano
Il filetto e il petto, glassati con il fondo di cottura, sono la parte nobile del piccione, mentre il paté di fegati su una spugna di zafferano regala cremosità. La salsa alla liquirizia, le nocciole e il lattughino fresco aggiungono croccantezza e freschezza.

Il piccione in due servizi
Le ali cotte alla brace, servite come snack finale, chiudono il piatto con un richiamo rustico. Da mangiare con le mani, sfruttano il calore residuo per mantenere viva l’esperienza fino all’ultimo morso.
Casa Mazzucchelli: il racconto di un territorio
La storia di Casa Mazzucchelli, in fondo, è un viaggio e un ritrovarsi, dove i sapori diventano un tramite per raccontare il territorio. Dalla farina che lega passato e futuro, all’ospitalità che avvicina le persone in un gesto di condivisione, ogni piatto qui è un invito a guardare oltre il piatto stesso. Mentre la cura delle piccole cose dialoga con la grandezza delle idee, prende forma un’esperienza corale e sincera, sintesi di mani, menti e visioni. In questa armonia, la cucina trova la sua massima espressione, rivelando un luogo dove il gusto non è mai soltanto gusto, ma memoria e innovazione. È così che Casa Mazzucchelli accoglie e unisce, trasformando il rito gastronomico in un racconto vivo di incontri, storie e legami autentici. Ed è proprio qui, in questa comunione di saperi e sapori, che il territorio diventa protagonista, consegnandoci ogni volta qualcosa da ricordare e tramandare.
Via Porrettana, 291 40037 Sasso Marconi (BO)
merc – dom 12:30-14:30 | 19:30-22:30