IN VIA SAVOIA 68

Ottavio cambia casa a Roma e dà nuova linfa a oltre 70 anni di cucina di mare
Nato nel 1955 dalla passione di Anna Di Giacomo e del marito Ottavio, il locale riparte da via Savoia 68, nel quartiere Salario, con la terza generazione della famiglia e lo chef Vincenzo Loffredo ai fornelli. Il menu conserva piatti storici come la catalana di crostacei, ma introduce marinature, cotture alla brace e abbinamenti originali tra mare e terra
C'è il gusto del mare, ma anche la bellezza e tutto il calore mediterraneo da “Ottavio”, un'insegna storica della cucina di pesce che è tornata attiva nella sua nuova sede di via Savoia 68, nel quartiere Salario, dopo decenni di successi in via di Santa Croce in Gerusalemme. Era nata nel 1955 dalla passione di Anna Di Giacomo e del marito Ottavio, in un'epoca in cui "andare a mangiar fuori" significava andare all'osteria portandosi dietro il “fagotto” con qualcosa di cucinato e ordinando soltanto il vino.
Dalle origini nel 1955 alla terza generazione di Ottavio
Poi la coppia entusiasmò quei “fagottari” con piatti saporiti e genuini a base di pesce, ben oltre il concetto punitivo del venerdì "di magro". Con la seconda generazione il locale si confermò come una delle migliori tavole di mare capitoline, con la loro mitica Catalana di crostacei e il pescato che arrivava in giornata da canali collaudati del litorale laziale, fino a un trasloco obbligato. E a lasciare un segno qui fu anche la pandemia. Ed ecco che arriva la terza, che realizza il sogno di non disperdere quel patrimonio familiare e gastronomico.
Ma, in armonia con i tempi, lo fa in modo innovativo, contemporaneo, con una nuova lettura del gusto del mare, affidandolo alla sensibilità e alle mani di Vincenzo Loffredo, ben introdotto nei segreti di una materia tanto delicata, giovane ma di grande esperienza con chef come Daniele Usai di Fiumicino e Pierluigi Gallo di Achilli al Parlamento. Integralista della qualità e della freschezza del pesce, Loffredo crea accostamenti e armonie, valorizzando temperature, fragranze e profumi. Le proposte interpretano la tradizione in modo innovativo, con marinature, cotture indirette e alla brace e spesso con confini sfumati tra il mare e la terra.
Il menu di Ottavio: crudi, crostacei e grandi classici di mare
A pochi mesi dall'apertura, la formula dimostra di recuperare la posizione di uno dei punti saldi della tradizione marinara della città, con un menu mediterraneo, essenziale e sincero. Trionfano il pesce crudo e cotto, i frutti di mare e i molluschi, le fritture leggere e croccanti. Con abilità tutta mediterranea, lo chef integra al pescato aromi erbacei e note agrumate, in una sfida stimolante per esaltarne al massimo le potenzialità gustative. «Ogni pesce - dice - va trattato in modo diverso, secondo le sue caratteristiche».
Tra i piatti proposti, il Gran crudo, la catalana di crostacei con la ricetta immutata, il Trancio di pescato alla griglia, la Tartare di spigola, il Polpo arrosto e altri legati agli arrivi del giorno, come ostriche e crostacei. Non mancano i classici Spaghetti alle vongole e, tra i risotti, quello alle cozze, vongole e tartare di gambero. Finale dolce con i mini brownie e il cannolo scomposto.
Il servizio, la carta dei vini e gli ambienti del ristorante
Di standard elevato il servizio. L'accoglienza, che riesce a coniugare informalità e professionalità, è affidata al restaurant manager Stefan Bujor, forte di una decennale esperienza in locali internazionali, che guida l’ospite nel percorso percettivo. Federica Persiani è invece preziosa nella scelta dei giusti abbinamenti dei vini, da una carta con referenze senza confini.
Una sterminata bottigliera copre le pareti, incurvandosi fino al soffitto, sfidando la legge di gravità. L'ambiente è luminoso, con tavoli distanziati; i piatti sono di design, diversi secondo il contenuto, ultimo dettaglio dell'estetica delle presentazioni. La sala ospita cicli pittorici e mostre in collaborazione con l'Accademia di Belle Arti.


