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sabato 20 giugno 2026  | aggiornato alle 10:45 | 119913 articoli pubblicati

A Roma un ristorante ha scelto di chiamarsi Osare (e il perché è nei piatti)

In via Alessandria, Omar Staniscia, Davide Nasso e lo chef Michele Giovannini hanno dato forma a un progetto che punta su una cucina che osa, tra mare e terra, salumi di pesce, brace e accostamenti fuori dagli schemi

 
20 giugno 2026 | 08:30

A Roma un ristorante ha scelto di chiamarsi Osare (e il perché è nei piatti)

In via Alessandria, Omar Staniscia, Davide Nasso e lo chef Michele Giovannini hanno dato forma a un progetto che punta su una cucina che osa, tra mare e terra, salumi di pesce, brace e accostamenti fuori dagli schemi

20 giugno 2026 | 08:30
 

Un’insegna dal nome insolito è questa di "Osare", innalzata da pochi mesi a Roma, in via Alessandria 101. Sbagliato pensare a qualcosa di sovversivo o provocatorio e tantomeno a una cucina bizzarra che vorrebbe ancora stupire. Qui l’estrema sintesi del gusto è la purezza del singolo ingrediente, che il tocco leggero dello chef Michele Giovannini unisce e armonizza guidando l’ospite in un profondo percorso percettivo. Ma osare è anche voler raggiungere la perfezione in una cucina che è di pensiero prima ancora che di tecnica, e superare sempre il risultato raggiunto, fosse anche quello dell’eccellenza. E a osare è stato anche Omar Staniscia, un giovane che dopo anni di servizio di sala ha voluto aprire il "suo" ristorante, condensando sogno e progettualità imprenditoriale per quel progetto venuto da lontano e forse ancora in divenire nei dettagli. Tanto deciso da convincere e coinvolgere last minute un amico, Davide Nasso, che ha portato la sua esperienza solo 40 giorni prima dell’apertura.

Omar Staniscia e Davide Nasso
Omar Staniscia e Davide Nasso

«Abbiamo immaginato un ristorante dove ogni piatto parli di emozioni - dicono - con scelte audaci e rispetto per la materia prima». Anche il contesto doveva avere una sua identità: il locale è ampio e luminoso, con le originali arcate in mattoni e strutture postindustriali, qualche scritta al neon di ispirazione newyorchese e una bottigliera luminosa che cattura gli sguardi. Quella che propone lo chef è un’esperienza sensoriale immune da tendenze stilistiche, mai replicante di intuizioni anche prestigiose. Senza confini tra prodotti di terra e mare, in una profonda connessione con la natura, convince con un linguaggio gastronomico innovativo, fortemente identitario, che non può che essere frutto di una evoluzione costante e di ponderata sensibilità estetica. E tanta disciplina.

La ricerca di Michele Giovannini tra studio e sintesi

Fin dall’inizio, per Michele Giovannini il rapporto col cibo è stato diretto, senza mediazioni, e nella scelta di fare il cuoco non hanno contato né radici territoriali né nonne. E non è stato un peso neppure l’impegno nello studio e nella ricerca, lasciando scorrere il tempo senza misurarlo. L’incontro appassionante con la cucina è stato casuale - racconta - quasi naturale, annullando via via altre scelte professionali e innescando un processo senza fine di approfondimento. Schivo - non parla volentieri di sé - è stimolato piuttosto dal presente, in una sfida continua verso una sintesi che appare sempre difficile da raggiungere.

Lo chef Michele Giovannini
Lo chef Michele Giovannini

Una cucina senza confini tra mare, terra e tecnica

Le contaminazioni nei piatti - e qui torna il concetto di osare - smettono di essere percepite come tali, come se dalla materia mixata emergessero nel finale sapori "naturali", inaspettati. Ed ecco confini sfumati tra il mare e la terra e tra il dolce e il salato, le consistenze tra il velluto e il croccante, l’uso dei fondi che diventano salsa. Entrano anche l’affumicato e l’amaro di erbe spontanee che gli arrivano da un appassionato di foraging.

Il tocco è leggero per le spezie: ha creato una miscela di pepe selezionandone sei tipologie da varie parti del mondo. Mirato anche l’uso del fuoco, così come l’impiego anomalo delle braci e i processi di marinatura ed essiccazione. Banco di prova sono i salumi di pesce, trattati con i princìpi della norcineria adattati a una materia tanto delicata. In degustazione c’è un piatto con sei pesci diversi e stagionature calibrate nel laboratorio all’interno del ristorante. Analogo processo per alcuni salumi di carne, come la Picanha e le coppiette romane al finocchio e paprika.

I piatti di Osare

Il gusto marino entra in un gioco coinvolgente quanto inaspettato in alcuni piatti come il Coniglio ripieno di scampi, erba cipollina e patate parmentier, cotto sottovuoto a bassa temperatura, poi laccato alla brace con il suo fondo. È consigliato come antipasto, insieme alle Animelle con asparagi, uova di quaglia cotte a 60 gradi e tartufo bianchetto, ed entrano anche nel menu degustazione.

Coniglio ripieno di scampi, erba cipollina e patate parmentier
Coniglio ripieno di scampi, erba cipollina e patate parmentier

Da provare anche le Fettuccine con ragù di agnello, robiola di capra, carciofi e mentuccia; i Girasoli di tonno, ristretto di cipolle alla brace ed erbe; il Risotto al piccione in camouflage (pastinaca, barbabietola e cime di rapa); i Tagliolini ai 38 tuorli, burro e alici di Sicilia, sublimi nella loro essenza.

Risotto al piccione in camouflage
Risotto al piccione in camouflage

Sorprendenti alcuni piatti apparentemente semplici come la Frittura di calamari e gamberi, il Polpo alla brace e crema di piselli, il Filetto di ombrina alla brace con cime di rapa ed erbe, il Magatello alle erbe di montagna, l’Agnello, asparagi e albicocche. Interessante riscontrare come in elementi noti, riconoscibili, emerga una nuova intensità aromatica e una complessità maggiore. Ancora tra i secondi c’è la Rana pescatrice con kombucha, sedano rapa e polvere di terra (funghi, caffè e grué di cacao). Completano l’offerta astici, aragoste, granchi reali, cicale, ostriche e gamberi viola, secondo la disponibilità.

Ostriche, astici, aragoste, granchi reali, cicale e gamberi viola completano l’offerta secondo disponibilità
Ostriche, astici, aragoste, granchi reali, cicale e gamberi viola completano l’offerta secondo disponibilità

L’equilibrio annulla i contrasti anche nei dessert come il Sedano, cioccolato, lavanda e mango; le Tartellette con cioccolato, caramello salato, arachidi e pop corn; il Lemon pie. Non poteva sottrarsi all’offerta del richiestissimo Tiramisù, ma il suo riserva qualche sorpresa. Il pane è fatto in casa ogni giorno e servito con una ciotola di burro mantecato all’aringa. La carta dei vini, pur non sterminata, guida a una scelta competente tra bianchi, rossi e spumanti, con etichette prestigiose, dagli Champagne Ruinart a Krug e Dom Pérignon, fino a quelle della migliore Franciacorta. Scelta accurata anche tra le regionali, servite pure al calice, con nomi come Frescobaldi, Gaja, Ceretto, Elena Walch e il meglio del Lazio. Non di contorno ma essenziale il servizio, di standard elevato e con uno staff garbato e competente.

Via Alessandria 104 00198 Roma
Tel +39 389 947 6612

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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