TERRITORI E SAPORI

Dal Tirreno alla Sila: il racconto di un viaggio di quattro giorni in Calabria
Il viaggio parte dal mare, entra nei borghi e nelle aree più interne, incontra il Pollino e arriva a Sibari, dove Vinitaly & The City diventa una delle tappe centrali per leggere la nuova vitalità del vino calabrese. Poi la Sila, il Museo Amarelli e Serragiumenta completano un racconto fatto di paesaggi, accoglienza, produzioni locali e identità
Partecipare a un press tour è sempre un po’ una scommessa, tipo la scatola di cioccolatini citata da Forrest Gump: non sai mai quello che ti capita finché non la apri. Prima di accettare calcoli mille fattori: tempistiche, appeal dei prodotti e dei territori che li esprimono, interesse della testata che rappresenti per quello che potrai raccontare dell’esperienza. Diciamo che si è subito presentato un problema: come gestire fisicamente un tour di quattro giorni nel luglio più caldo a memoria d’uomo e in Calabria, certamente non tra le regioni più fresche, con spostamenti anche importanti? Ma il programma era decisamente interessante, gli interlocutori gentili e competenti, il gruppo di giornalisti (per privacy non citerò i nomi) composto da persone piacevoli e stimolanti e allora… si parte. E, piccolo spoiler, non ce ne siamo pentiti. È stato un viaggio stampa talmente ricco di esperienze da farci dimenticare il più delle volte la calura brutale che continua a caratterizzare questa estate.
Da Scalea all’Arcomagno, il viaggio comincia sul mare
Partenza in grande stile. Scendiamo a Scalea, prendiamo possesso delle nostre camere in un albergo confortevole e con un personale di una gentilezza disarmante e poco dopo ci spostiamo a San Nicola Arcella (Cs). Scenario da sogno, con il sole che illumina un mare cobalto. Ad attenderci Elettra, la prima imbarcazione in Italia a sfruttare l’energia solare per il trasporto dei passeggeri.
Un bel messaggio, la dimostrazione che non basta parlare di sostenibilità, bisogna anche agire per portare avanti un percorso ormai imprescindibile. Solchiamo, in una navigazione silenziosa e affascinante, un mare cristallino; lo sguardo percorre la Riviera dei Cedri e si fissa sullo spettacolo fornito dall’Arcomagno, uno stretto passaggio che la natura ha scavato nella roccia. Ma non è Calabria se il tutto non viene accompagnato da del buon cibo (squisita l’insalata di polpo) e se non si coglie l’occasione per un brindisi. In questo caso al tramonto, di fronte alla suggestiva Torre di Crawford.
Con un Magna Grecia Metodo Classico a riempire il calice e a certificare la costante crescita dell’enologia di una regione che negli ultimi anni in questo campo ha fatto davvero passi da gigante. Ce lo confermano i vini che accompagnano la cena che ha come teatro una splendida piazzetta nel centro storico di Scalea (Cs), un luogo fuori dal tempo che sembra quasi il set di uno spot di Dolce & Gabbana. Un altro Metodo Classico Magna Grecia per aprire le danze e quindi un percorso che si snoda attraverso vitigni autoctoni che, ormai da diverso tempo, caratterizzano la proposta del Vigneto Calabria: Greco Bianco, Pecorello, Mantonico, Guarnaccia, Gaglioppo e Magliocco. Con il plus di un vero colpo di fortuna che ci consente di essere spettatori privilegiati della festa patronale, che si apre con uno spettacolo di fuochi d’artificio che si riflettono sul mare e si chiude con una suggestiva processione. Il modo migliore per chiudere la nostra prima giornata.
Papasidero e Pollino, la Calabria più verde e selvaggia
La seconda ci vede abbandonare Scalea e addentrarci verso un interno verde e selvaggio, con i paesaggi dell’Orsomarso che scorrono rapidi. La prima tappa è di quelle che si ricordano: Papasidero (Cs), un minuscolo borgo medievale dove la frase “qui il tempo si è fermato” non è una banale considerazione. Ad accoglierci il sindaco, che ci spiega come questo luogo incantato sia diventato una meta per chi ama praticare il rafting in mezzo a una natura incontaminata. Da non perdere una visita alla Grotta del Romito, che vanta un graffito di oltre 14.000 anni, e il bellissimo Santuario di Santa Maria di Costantinopoli, praticamente avvolto e protetto dalle rocce.
Step successivo il Parco nazionale del Pollino, il più grande in Italia. Sembra di essere distanti centinaia di chilometri dal mare e ce lo conferma la pausa che ci concediamo a Catasta Pollino, altro luogo da conservare nel cuore, decisamente qualcosa di diverso che non un normale luogo di ristoro. Costruito interamente con tronchi di legno, con ampi spazi interni dove cibo e accoglienza sono di assoluto livello e in linea con il carattere solare di Giovanni Gagliardi, autentico genius loci che ci intrattiene con garbo, coadiuvato dalla moglie Manuela Laiacona e da uno staff che ci propone subito una selezione di salumi e formaggi da standing ovation. Quindi piatti semplici ma curati, con i responsabili della Regione bravissimi nel proporci abbinamenti con i vini del territorio.
A Sibari il vino incontra la storia
Si risale in pullman, direzione Piana di Sibari. Arrivo in albergo, breve passeggiata sulla spiaggia e poi pronti per partire alla volta del Parco archeologico di Sibari, sede della terza edizione di Vinitaly & The City, manifestazione che conferma la liaison tra la regione e la più importante manifestazione del vino, non solo in Italia. L’impatto scenico è mozzafiato, un allestimento che rispetta il luogo ma che non penalizza il visitatore che si muove tra mille offerte. Per tre giorni il mondo del vino italiano si dà appuntamento qui, tra degustazioni, talk e focus su alcuni dei temi più importanti e delicati del momento. Nei discorsi iniziali tutto il legittimo orgoglio del presidente della Regione, Roberto Occhiuto, e di Gianluca Gallo, da molti, e credo a ragione, definito il miglior assessore all’Agricoltura in Italia.
Il livello delle proposte è decisamente alto. Il nostro gruppo si concede un giro per poi fermarsi a una degustazione particolarmente promettente. Il direttore del Gambero Rosso, Lorenzo Ruggeri, presenta una selezione di vini calabresi di quelli con cui vale la pena fare conoscenza. Apertura con Mare Chiaro 2024 della Cantina Ippolito, punto di riferimento assoluto per l’enologia non solo regionale; un Cirò Bianco da Greco Bianco cui il Gambero Rosso ha conferito il premio come etichetta italiana con il miglior rapporto qualità/prezzo. Arriva poi nel calice lo Zero Gaglioppo Bianco 2024, di Brigante Vigneti&Cantina: inserito nella lista dei Vini Rari, questo Gaglioppo vinificato in bianco racconta molto dell’evoluzione dei vini calabresi.
Terzo vino il Cheiras 2021 di Antonella Lombardo, un Greco di Bianco in purezza di grande equilibrio e di una lunghezza che spiazza anche il degustatore più sgamato. Si passa quindi ai rossi, con il Cirò Classico Superiore 2023 di Vigneti Vumbaca, prova provata di come i produttori calabresi siano in grado di interpretare le nuove tendenze ma senza diventarne schiavi. Chiusura con un altro dei nomi che hanno per anni tenuto alta la bandiera enoica della regione; parliamo di Librandi con il suo Duca Sanfelice Riserva 2023, un Cirò impeccabile, grande carattere rivestito di eleganza. Piccola nota a margine: Ruggeri ha condotto una degustazione “moderna”: senza tecnicismi ma con molte informazioni, coinvolgente anche per il semplice curioso. That’s the way. Torniamo in albergo soddisfatti, gli occhi pieni di tanta bellezza e la mente proiettata al giorno dopo.
Dalla liquirizia alla Sila, un’altra Calabria
Che si apre con una visita al Museo della Liquirizia Giorgio Amarelli, un perfetto esempio di musealità aziendale in grado di raccontare un prodotto e una filosofia che è l’esatta rappresentazione del concetto di “glocal”. Ancora inebriati dal profumo della liquirizia, puntiamo verso la Sila. Sembra di entrare in un altro mondo, con alberi di alto fusto che ti sovrastano e che formano una sorta di percorso che ci porta fino al lago Cecita.
Si respira un’aria diversa, la guida ci parla della fauna locale con un particolare riferimento al lupo silano. Ma soprattutto si infervora nel raccontare dell’attenzione che gli abitanti e gli imprenditori del luogo pongono nei confronti del rispetto dell’ambiente. E la diretta dimostrazione l’abbiamo nella pausa pranzo che ci vede ospiti dell’azienda agrituristica BioSila. Qui la famiglia Abbruzzese ha dato vita a una fattoria didattica curata in ogni particolare.
Non si può nemmeno parlare di chilometro zero, qui si tratta di pochi metri che offrono tutto quello che ritroviamo nei nostri piatti, a partire da uno strepitoso Caciocavallo Silano Dop che fa da preludio a una versione felicemente calabrese del light lunch… magari non proprio light, ma molto buono. Ad accompagnare tutto una selezione di rossi che colpiscono per eleganza. Struttura, certo, ma l’equilibrio di quasi tutte le etichette degustate è assoluto e la temperatura di servizio, sempre grazie all’attenzione degli amici dell’Arsac, conferma il fatto che certi rossi possono essere buoni compagni di viaggio anche in estate.
Corigliano e il ritorno a Vinitaly & The City
Sulla via del ritorno, direzione Sibari, tappa al Castello Ducale di Corigliano, fortezza meravigliosamente restaurata, splendida nella sua posizione dominante. La giornata si conclude con la nostra seconda serata a Vinitaly and The City. Altro giro, tanti assaggi e una degustazione di grande spessore condotta da Luciano Pignataro, forse il più grande “cantore” dell’enologia del Sud, che duetta con Rita Babini, presidente Fivi (Federazione italiana vignaioli indipendenti). Ovviamente si degustano vini ma, soprattutto, si ascolta con attenzione il dialogo tra Babini e Pignataro che giocano a tutto campo, toccando numerosi temi di straordinaria attualità. Senza enfasi, senza proclami ma con grande sensibilità e competenza.
L’ultima tappa tra vigne, oliveti e hospitality
E arriviamo al giorno della partenza. Con una chiusura in grande stile che ci vede ospiti del Castello di Serragiumenta, dimora storica intelligentemente gestita da Rita Billotti e Giorgio Vinci. Struttura meravigliosa, circondata da vigne e oliveti. Hospitality di alto livello che costituisce certamente un termine di paragone importante, un esempio virtuoso da seguire.
Glamping tra i filari, maneggio e un ristorante dove ci salutiamo brindando con i vini dell’azienda, abbinati a piatti leggeri e curati. Il modo migliore per salutare queste terre e intraprendere il viaggio di ritorno. Al termine di un’esperienza che ha trasformato questa “Lunga Estate Calda” (il riferimento al film del 1958 di Martin Ritt con Paul Newman, Joanne Woodward e Orson Welles) in una bellissima “Lunga Estate Calabra”.


