A TODI
Era una fortezza romana, oggi è un resort: la rinascita di un antico borgo umbro
Borgo Petroro, antico castello vicino a Todi (Pg), è un resort che unisce storia e benessere. La sua Locanda Petreja, guidata dallo chef Federico Montecchiani, fonde tradizione umbra e tecniche internazionali
Ci sono luoghi in cui il soggiorno non è soltanto una parentesi di relax, ma un modo per entrare in contatto con la storia e con il territorio. Borgo Petroro, sulle colline a pochi chilometri da Todi (Pg), è uno di questi. Il resort nasce all’interno dell’antico Castello di Petroro, un insediamento fortificato le cui origini risalgono all’epoca romana e che, dopo secoli di trasformazioni e un lungo periodo di abbandono, è tornato a vivere attraverso un attento progetto di recupero.
Il sito aveva già in epoca romana la funzione di castrum del municipio di Tuder, mentre è tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo che Petroro assume la fisionomia di un vero borgo fortificato. Un luogo strategico per il controllo del territorio, ma anche una comunità viva e autosufficiente: un censimento del 1290 racconta di circa 300 abitanti distribuiti in 60 famiglie, con una scuola, un forno pubblico, un molino da olio e una piccola chiesa.
Borgo Petroro: un castello medievale in cui alloggiare
Il castello rappresentava inoltre un punto di passaggio e di rifugio per i pellegrini diretti verso Foligno, inserendosi nella rete di percorsi che attraversavano l'Umbria medievale. Oggi di quella storia rimane soprattutto la struttura del borgo: la grande porta d’ingresso sormontata dall’aquila in pietra, simbolo di Todi, le torri, gli ambienti in pietra e la corte interna. Il recupero ha scelto di conservare il più possibile la materia originale e i segni del tempo, trasformandoli in parte integrante dell’esperienza di soggiorno.
Le camere e gli alloggi sono distribuiti all’interno del borgo e si affacciano sulla campagna umbra o sulla corte. Gli interni combinano comfort contemporaneo, arredi e pezzi antichi, mentre l’area wellness - con sauna, bagno turco e Jacuzzi - aggiunge una dimensione più contemporanea al soggiorno. Nella corte trova spazio anche una sala degustazione ricavata nell’antica cappella del borgo, dove sono conservati oggetti legati alla tradizione agricola, tra cui un antico torchio e un carro per il trasporto del fieno.
Borgo Petroro e la proposta gastronomica di Locanda Petreja
È però la tavola a completare il racconto di Borgo Petroro. All’interno del complesso, Locanda Petreja rappresenta il punto d’incontro tra l’identità del luogo e una visione gastronomica contemporanea. A guidarla è lo chef Federico Montecchiani, 39 anni, umbro e originario proprio di Todi, con una formazione alberghiera a Spoleto e una carriera costruita in gran parte all’estero.
Dopo gli inizi in Germania, Montecchiani ha lavorato in Australia, entrando in contatto con brigate internazionali e con la ristorazione di alto livello legata alle strutture dell’area della Sydney Opera House. È poi passato da Milano e dalle cucine dell’hôtellerie di lusso, fino a maturare importanti esperienze con Four Seasons tra Londra e Dublino, dove ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità. L’esperienza internazionale è proseguita ad Abu Dhabi, dove ha lavorato per tre anni in una grande struttura alberghiera, confrontandosi con una clientela internazionale e con standard di servizio particolarmente elevati.
Un percorso che oggi confluisce nella cucina di Locanda Petreja.«Ti porti dietro tutto: i ricordi, i piatti, le tecniche, i tempi, la velocità, il naso, l’orecchio, l’occhio», racconta Montecchiani. Il bagaglio accumulato viaggiando non viene quindi messo da parte al momento del ritorno in Umbria, ma diventa lo strumento attraverso cui rileggere il territorio. La sua è una cucina che parte dalla memoria regionale senza trasformarla in un recinto. «Porto il mondo nell’Umbria e l’Umbria nel mondo», è la sintesi della sua idea gastronomica. Il territorio rimane riconoscibile, ma viene attraversato da tecniche, ingredienti e suggestioni raccolti durante gli anni trascorsi all’estero.
Ne sono esempio alcuni dei piatti che compongono la proposta di Locanda Petreja. L’agnello può incontrare suggestioni marocchine e mediorientali, mentre la coratella viene riletta attraverso la forma dell’arancino. Una preparazione ispirata alla pastilla marocchina viene invece trasformata in un piatto salato a base di agnello, zafferano, frutta secca, prugna e spezie. In altri piatti entrano elementi e tecniche di matrice asiatica, senza però perdere il legame con la materia prima locale.
Il principio è quello della contaminazione, ma non dell’esotismo fine a se stesso. L’ingrediente deve restare riconoscibile, familiare, legato alla memoria del commensale. A cambiare è il linguaggio con cui viene raccontato. «È una cucina contaminata, un melting pot di ricordi, sensazioni, emozioni, esperienze», la definisce lo chef. E insieme contaminata, allegra e spensierata.
Borgo Petroro: tra eredità storica e visione di futuro
In questo senso, Borgo Petroro e Locanda Petreja raccontano la stessa storia attraverso linguaggi diversi. Da una parte un antico castello che conserva le proprie pietre, le proprie forme e la memoria di una comunità medievale; dall’altra una cucina che parte dalla stessa terra e la porta nel presente, aprendola alle esperienze raccolte nel mondo. Il progetto, in via generale, è ancora in divenire: il potenziale c’è e va sfruttato adeguatamente, con i giusti accorgimenti laddove necessario. Piccolezze, il più delle volte, ma è proprio dalle piccole cose che bisogna passare per raggiungere alti livelli.
Oggi Borgo Petroro è un luogo in cui ospitalità, storia e gastronomia finiscono per diventare parte di un’unica esperienza. Si attraversa la porta del castello, si entra nella corte, si osservano i segni del passato, ci si gode una giornata in piscina, un’ora nella spa e poi ci si siede a tavola. L’Umbria è ancora lì, ma raccontata con una voce nuova. Che rispetta il passato, e raccontandolo ci proietta verso il domani.


