Anche le necessità di chi si reca in carcere per incontrare un familiare possono generare un'attività economica. A pochi passi dal carcere di Poggioreale, a Napoli, un bar aveva infatti affiancato alla somministrazione di alimenti e bevande una serie di servizi rivolti alle persone in attesa di accedere ai colloqui. Custodia di cellulari, deposito di borse e zaini, pesatura e spedizione dei pacchi destinati ai detenuti: piccoli servizi, ciascuno con un proprio costo, che trovavano un bacino di utenti soprattutto nelle giornate caratterizzate da una maggiore presenza di familiari. Il mercoledì, tradizionalmente uno dei giorni dedicati ai colloqui, rappresentava il momento di maggiore afflusso. Al termine degli accertamenti, il locale è stato chiuso e sono state contestate sanzioni per oltre 7mila euro.

Il bar "Le ali della libertà" era stato trasformato in punto servizi per i colloqui in carcere
Il bar "L'angolo della libertà" era stato trasformato in punto servizi per i colloqui in carcere

Cellulari lasciati in custodia prima dell'ingresso

Tra i servizi proposti, uno riguardava in particolare i telefoni. Smartphone e cellulari non possono essere introdotti durante i colloqui, e il locale offriva quindi la possibilità di lasciarli in custodia dietro pagamento di una somma contenuta. L'attività si era così trasformata, di fatto, in un punto di riferimento per chi arrivava davanti al carcere con borse, effetti personali e pacchi da consegnare. L'offerta dei diversi servizi veniva inoltre pubblicizzata anche attraverso i social. Il nome del locale, "L'Angolo della Libertà", risultava particolarmente singolare per la sua posizione, a poca distanza dalle mura del carcere.

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Il controllo dei carabinieri e le autorizzazioni

Accanto ai servizi rivolti ai familiari dei detenuti, nel locale venivano anche somministrati alimenti e bevande. Secondo quanto accertato dai carabinieri della Compagnia di Poggioreale, tuttavia, l'attività sarebbe stata svolta senza le necessarie autorizzazioni.

I militari hanno documentato che i locali risultavano destinati a uso abitativo e non autorizzati per l'esercizio di un'attività commerciale. Da qui il provvedimento di cessazione dell'attività.