Se un libro è sempre un viaggio, quello che ho appena finito di leggere, “Trionfi & Cavalli” di Salvatore Schiavone, è una vera odissea. Un’odissea che si dipana indicando i nessi, all’inizio del testo misteriosi, che legano tra loro i tre protagonisti: la magia, i tarocchi, il cavallo. Gli elementi si intersecano fino a descrivere un percorso di vita. Da una nonna casertana, che è la nonna ancestrale di ogni lettore che saprà abbandonarsi a questo affascinante intreccio di storia e di storie, al presente e quindi al futuro.

La copertina del libro “Trionfi & Cavalli” di Salvatore Schiavone
La copertina del libro “Trionfi & Cavalli” di Salvatore Schiavone

Dalle origini al futuro: la magia come filo conduttore

Le origini in questo libro sono evocate con assoluta meraviglia e poetica nostalgia. Le nostre origini, i loro riti, la magia che le impregnano non sono un caso. Sono alimentate dall’ascoltare senza capire del bambino che guarda stupito la nonna casertana, facendosi poi uomo e partendo da quella ossuta radice per farsi interprete del mondo. In un intreccio continuo di tradizione, presente interpretato e letto e futuro che è in piena coerenza con quelle premesse.

In una sorta di determinismo magico: siamo così, perché alle spalle abbiamo quella forza, costruiamo un futuro che è un edificio fatto di mattoni cementati con antico e presente. E “il futuro non si compra: si coltiva, lentamente”, abitando il mito che ha illuminato le passate generazioni. La magia tramandata alla luz rinascente del solstizio di inverno che domina il passato, incredibilmente non è pura irrazionalità, è forza che sgorga dall’inconscio. È una forza universale che è madre e figlia, origine e destinazione. In perfetta coerenza con l’ideale evoluzione delle generazioni, inevitabilmente condizionato dal bisogno umano del credere che il destino possa essere modificato.

Il cavallo, il nome e il legame con l'uomo

In questo percorso scopriamo anche che perfino scegliere il nome di un cavallo è un autentico atto d'amore. Un gesto intimo e denso di significato che lega l'allevatore alla sua creatura: basti pensare a Varenne, il cui nome nacque dal ricordo affettivo per Rue de Varenne a Parigi, la via che ospita l'Ambasciata d'Italia, luogo a cui l'allevatore era particolarmente legato. Un piccolo dettaglio che mostra quanta umanità e quanta storia si nascondano dietro la vita di scuderia.

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Gli ippodromi come luoghi di memoria e futuro

In questo percorso di costruzione di un futuro auspicabilmente migliore, mi piace pensare che quella che al momento sembra una splendida utopia dell’autore, gli ippodromi quali luoghi di rigenerazione del legame tra uomo e natura possa trovare un giorno una felice occasione. In questo libro davvero ho trovato che il racconto, “di riti, di nonne, di bambini, di sogni e di cavalli e di ippodromi, come l’ippodromo Cirigliano di Aversa, dove il 23 maggio 1998 è stato il teatro naturale del primo Gran Premio vinto del mitico Varenne”, alla fine parla di tutti noi esseri umani.

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