Mangiare fuori durante la giornata lavorativa costa sempre di più e per molti lavoratori il pranzo al bar o in una tavola calda è diventato una voce significativa del bilancio mensile. Secondo un'analisi di Federconsumatori sui dati dell'Osservatorio Nazionale Federconsumatori, rispetto allo scorso anno i prezzi dei principali punti di ristoro hanno registrato aumenti fino all'8%, mentre il confronto con 25 anni fa arriva a segnare un incremento fino al 368%. Il costo dipende naturalmente dalla composizione del pasto e dal luogo in cui viene consumato, ma l'analisi prova a misurare quanto pesa oggi la pausa pranzo per chi lavora fuori casa.

Pausa pranzo: mangiare fuori costa 16 euro, la schiscetta meno di 5
La schiscetta torna conveniente: il pranzo fuori costa più di tre volte tanto

Pranzo completo, oltre 16 euro

Per un pasto composto da primo, acqua, dolce e caffè, la spesa media indicata da Federconsumatori è di 16,19 euro. Su base annuale, considerando i giorni lavorativi, il costo può arrivare a una cifra compresa tra 2.760 e 3.250 euro. È una spesa che si inserisce in un contesto nel quale il potere d'acquisto dei lavoratori risente dell'aumento dei prezzi. Per contenere il costo della pausa pranzo, una parte dei consumatori si orienta quindi verso alternative più economiche, dal prodotto monodose acquistato al bar o al supermercato fino ai piatti pronti della grande distribuzione.

La schiscetta costa circa un quarto

Il confronto più netto emerge però con il pasto preparato a casa. Secondo l'analisi, il costo medio di una «schiscetta» è di 4,90 euro, circa il 75% in meno rispetto al pasto consumato fuori casa. La spesa può scendere ulteriormente, anche sotto i 2 euro, scegliendo ingredienti dal costo contenuto come i legumi e organizzando la preparazione in modo da ottimizzare tempi e consumi energetici.

Il divario non riguarda soltanto il prezzo degli ingredienti. Nel caso del pranzo fuori casa entrano infatti nel conto anche il servizio, la struttura del locale e tutti i costi che sostengono l'attività di bar, tavole calde e altri esercizi di ristorazione.

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Buoni pasto, Federconsumatori chiede un aggiornamento

Per Federconsumatori il tema non può essere affrontato soltanto attraverso le scelte individuali. L'associazione chiede interventi sul valore dei buoni pasto, ritenuto in molti casi non adeguato agli aumenti registrati negli ultimi anni. «In primo luogo, chiediamo un innalzamento del valore dei buoni pasto, spesso del tutto insufficienti a fronte degli aumenti registrati negli ultimi anni», sostiene Federconsumatori. L'associazione chiede inoltre un monitoraggio continuativo dei prezzi praticati da bar, tavole calde, mense, punti di ristoro e grande distribuzione. Federconsumatori ritiene che alcuni degli aumenti rilevati siano «sproporzionati rispetto all'effettivo andamento dei costi di gestione» e richiama anche il tema della trasparenza delle dinamiche di mercato.

Il costo della pausa pranzo cambia le abitudini

Il dato mette così in evidenza una trasformazione che interessa direttamente anche il comparto della ristorazione. Per il lavoratore, la pausa pranzo è una spesa ricorrente e la differenza tra un pasto acquistato ogni giorno e uno preparato a casa può diventare significativa nell'arco dell'anno. Per bar e tavole calde, invece, il tema si inserisce nel più ampio equilibrio tra costi di gestione, prezzi finali e capacità di mantenere accessibile l'offerta. Il confronto tra i 16,19 euro del pasto fuori casa e i 4,90 euro della schiscetta rende evidente quanto il prezzo sia diventato uno degli elementi che condizionano le scelte quotidiane dei consumatori.