A Milano è guerra tra ristorante e bar. Cuochi di Lombardia: No ai cibi precotti
A Milano è guerra a suon di vignette satiriche e sfottò tra il noto ristorante Papà Francesco e il vicino Bar Marino. Sull'accaduto interviene anche Matteo Scibilia, presidente del Consorzio Cuochi di Lombardia, che plaude all’originale iniziativa del ristorante, difendendo la qualità a tavola
MILANO - A Milano, tra piazza Scala, la Galleria e Palazzo Marino, è guerra a suon di vignette satiriche e sfottò tra il noto ristorante Papà Francesco e il vicino Bar Marino. Cuoco contro barista, fornelli contro microonde. Il guanto è stato lanciato da Paolo Bonomo, titolare con il padre Augusto dello storico ristorante, che si è affidato ad un disegnatore per illustrare la differenza fra un ristorante e un bar. Il cartellone è diviso in due parti: sulla sinistra, la successione presenta un cuoco che va a scegliere i pomodori più profumati, prepara un sugo e serve al turista il piatto di spaghetti fumanti. Sulla destra, il barista sceglie al supermercato un precotto in busta, scongela il contenuto in un microonde e serve lo stesso piatto di pasta ad un altro turista. In alto, la domanda: «Tua madre ti servirebbe cibo preconfezionato?».Le vignette - scrive il Corriere della sera - sono state esposte sabato scorso e sono ben visibili ai clienti dell'uno e dell'altro locale, ma anche ai molti passanti. I proprietari del bar, che si sentono evidentemente chiamati in causa, hanno segnalato il fatto ai vigili, che già sabato scorso si sono presentati al ristorante mettendo a verbale le spiegazioni di Bonomo. Poi hanno verificato che anche il bar avesse le licenze in regola. Tutto a posto. Non essendoci una denuncia e non essendoci motivi per imporre il ritiro del pannello le vignette sono rimaste lì.
«Qualcuno deve spiegare - lamenta Bonomo - perché un bar può presentare un menu apparentemente identico al mio, se poi però io solo ho la cucina e devo sottostare a decine di sacrosanti controlli e norme rigidissime su igiene, modalità di congelamento, conservazione, cottura e somministrazione dei cibi». Replica Riccardo Cozzoli, titolare del Bar Marino: «Ho una licenza regolare, non capisco di che cosa mi si possa accusare. La nostra filosofia è quella di offrire a turisti e impiegati un pranzo veloce ma alternativo al solito panino. Mi auguro - conclude Cozzoli - che un ristorante storico e rinomato come Papà Francesco non tema la concorrenza di un bar...». Ma la questione è solo all'inizio: Bonomo spera di diventare «la bandiera di molti ristoratori». Per questo, si è già rivolto alle associazioni di categoria. Cozzoli, invece, ha 90 giorni di tempo per decidere se fare denuncia.
Sul tema interviene anche il Consorzio Cuochi di Lombardia, che plaude all'originale iniziativa del ristorante Papà Francesco, pur senza entrare nel merito della qualità dei piatti serviti. Il presidente del Consorzio Matteo Scibilia (nella foto) rileva che «l'iniziativa, sia pure sul filo dell'ironia, è assolutamente da sostenere e non andrebbe indirizzata solo alla tutela dei turisti. Non vogliamo in alcun modo mettere in cattiva luce i bar, che svolgono una loro funzione sociale importante, ma è indubbio che il consumatore ha diritto di avere indicazioni chiare e corrette riguardo alle offerte alimentari».«Un ristorante - prosegue il presidente del Consorzio Cuochi di Lombardia - ha l'obbligo di rispettare tutta una serie di norme igienico-sanitarie, a partire dall'Haccp, mentre per un bar queste norme sono assolutamente più blande e grazie all'indifferenza delle istituzioni capita che troppo spesso ci sia una concorrenza sleale. Si può proporre un primo piatto che, nel caso del ristorante, è preparato utilizzando materie prime di qualità, magari di stagione e del territorio, mentre, nel caso del bar, quel piatto quando va bene è precotto e surgelato. Su questa differenza di fondo, tra l'offerta della ristorazione di qualità e quella dei bar il Consorzio Cuochi di Lombardia intende impegnarsi fino in fondo per giocare una partita che alla fine avvantaggia i consumatori, i produttori agricoli, gli artigiani e, ovviamente, i ristoratori».
«Quanto è accaduto a Milano - conclude Scibilia - è frutto di una norma regionale, la legge 30: la sua introduzione ha eliminato le differenze tra ristoranti e bar a livello di licenze. Il ristorante fa quello che ha sempre fatto, offre piatti preparati al momento utilizzando ingredienti scelti. Le altre attività, come i bar, invece, hanno iniziato a somministrare proposte gastronomiche di cui prima non disponevano. Il problema sta, dunque, nella normativa della categoria».


I commenti dei lettori
7 commenti su questo articolo
Donato Alberigo
La concorrenza sleale di alcuni bar è scandalosa
Era ora che qualcuno sollevasse questo problema,sono proprietario di un ristorante sul lago maggiore ed è proprio scandalosa la concorrenza sleale di alcuni bar,fanno di tutto dalla bistecca alle cozze,hanno delle liste di menù lunghissime,servizio in piatti di ceramica e posate di metallo,(se non sbaglio è obbligatorio per questo servizio la lavastoviglie e non solo la lava bicchieri)Piena solidarietà per papà Francesco.
Claudio Barbè
Assolutamente d'accordo col collega di Milano
Pienamente in accordo con il collega ristoratore di Milano Il problema non è solo per i bar, ma specialmente per i ristoranti che si spacciano per avere prodotti freschi e poi ti propinano cibo preparato mesi prima , dovremmo riunirei per difendere la nostra qualità di cucina espressa , personalmente nel mio locale non ho nemmeno il congelatore da me il menù lo decide il mare.... Un saluto
Anonimo
Finalmente qualcuno ha sollevato il problema...
Finalmente qualcuno ha sollevato il problema. Io ho un piccolo pastificio in Liguria, aperto tutto l'anno, è inconcepibile che durante la stagione estiva tutti i bar in spiaggia somministrino cibi caldi e freddi in condizioni igienico sanitarie approssimative. Secondo me ognuno dovrebbe fare quello che gli compete come accadeva prima che liberalizzassero le licenze commerciali.
Anonimo
D'estate tutti si improvvisano ristoratori
Il mio ristorante è aperto da 50 anni e confina con un bellissimo bar e (naturalmente) servono primi piatti, insalate, ecc. Mi starebbe anche bene se usassero prodotti confezionati e serviti nelle loro scatole ma penso che sia esagerato servire bistecche e risotti. In questa città tutti fanno da mangiare visto che è una cittadina di mare, anche i bagnini si improvvisano ristoratori proponendo serate enogastronomiche a tema. Mi faccio anche una domanda: chi ci rappresenta come categoria?
Anonimo
Solidarietà al ristoratore di Milano
Tutta la mia solidarietà al collega di Milano per una giusta causa, che mira a preservare un patrimonio, quello culinario. Ritengo giusto che ognuno sia libero di poter scegliere se assaporare un piatto congelato o espresso, ma che almeno sia reso noto che i piatti sono offerti da una struttura che non ha la cucina. Saluti
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Anonimo
Milano dà sempre il là
E bravi a Milano. Finalmente dopo le iniziative serie contro l'abuso di alcol per i minori di 16 anni si parla dell'assurda concorrenza dei bar a ristoranti. E meno male che c'è chi come il Consorzio Cuochi di Lomabardi alza la testa e finalmente pone questioni serie su cui i politici dovrebbero riflettere. Dovremmo avere anche noi un consorzio del genere in Lazio.
Anonimo
D'estate tutti si improvvisano ristoratori
Il mio ristorante è aperto da 50 anni e confina con un bellissimo bar e (naturalmente) servono primi piatti, insalate, ecc. Mi starebbe anche bene se usassero prodotti confezionati e serviti nelle loro scatole ma penso che sia esagerato servire bistecche e risotti. In questa città tutti fanno da mangiare visto che è una cittadina di mare, anche i bagnini si improvvisano ristoratori proponendo serate enogastronomiche a tema. Mi faccio anche una domanda: chi ci rappresenta come categoria?