Guide su, guide giù... Ristoratori indignados, unitevi!
È sempre più chiaro come ormai le guide specializzate non siano più strumenti di crescita e miglioramento per i cuochi. Quello che si dovrebbe fare è valorizzare di più le piccole realtà locali, la tradizione, che è la vera ricchezza del nostro Paese. Anche i clienti non danno più peso alle guide

Ormai manca poco all'uscita della Rossa 'Michelin” e il quadro sarà chiuso. Personalmente non posso non far notare come negli anni scorsi la critica o il punteggio di una guida non siano state modalità con cui crescere. Anzi, alcune volte si aspettava con ansia l'uscita della guida per verificare se fossimo stati premiati per l'attenzione alla critica dell'anno precedente. Parlo al singolare, ma per molti è stato così. Con il passare degli anni però un dubbio ci ha sempre assalito: ma il nostro cliente quanto osserva o segue il giudizio della guida?
In questi giorni, in cui alcune guide nazionali sono già apparse, non si può non notare come gli eventi di presentazione siano stati poco seguiti dalla stampa nazionale, o comunque in misura minore e in spazi più ridotti, quasi sempre con i nomi degli chef premiati a corona del titolo. In un momento in cui cuochi più o meno bravi, almeno in televisione, sono all'apice della comunicazione e dello show gastronomico, le guide che valore hanno?
Perché se è anche vero che i più famosi sono sui circuiti nazionali, le piccole emittenti locali sono anch'esse farcite di cucina e cuochi della provincia. Non si scappa, dovunque. Anche gli informatori parrocchiali hanno l'angolo della cucina firmato dal cuoco del quartiere. Per non parlare di internet e dei vari blog. Cosa sta cambiando?

La cosa più incredibile è l'atteggiamento che le guide hanno, questa rincorsa per premiare i soliti noti, aggiungendo o togliendo un centesimo, un cappello, una forchetta o una stella. Addirittura siamo nell'era della promessa 'stella”, senza valutare, a mio giudizio, quello che è realmente il mercato. Cosa cerca veramente un cliente oggi quando sceglie un ristorante? Quanti gourmand sono in grado di scegliere e spendere le cifre di uno stellato? Oggi che le aziende hanno, soprattutto a pranzo, limitato a 40 euro il budget di spesa? Ma soprattutto, è mai possibile che la ristorazione tradizionale sia così penalizzata a fronte di cuochi premiati che operano solo ed esclusivamente in strutture alberghiere o a fronte di tanti cuochi che lavorano in ristoranti di aziende della moda, edili o del settore vinicolo?
Possibile che le guide non capiscano quello che la gente vuole, ma soprattutto che c'è un forte bisogno di valorizzare anche i piccoli, i tradizionali? Una volta che anche questi, così come gli artigiani, scompariranno, chi sarà recensito? I cuochi che hanno un turnover elevato negli alberghi? Già ora si notano strafalcioni incredibili di cuochi che migrano da una gestione all'altra e a volte non si sa più dove siano, e magari sono recensiti prima ancora che operino nella nuova struttura. Come è possibile dare o creare un giudizio 'fotografando” un momento, una volta all'anno, spesso a pranzo, quando i menu sono anche più semplici rispetto alla sera?
Prendiamo ad esempio la città di Milano, dove non si contano eventi, manifestazioni, comparsate in tv e missioni all'estero, tanto che viene da chiedersi quando questi cuochi stiano in cucina? Come è possibile che molti clienti si lamentino di non trovare alcuni cuochi nei ristoranti, mentre gli ispettori delle guide, anonimi, sanno sempre quando e come trovarli?

Sempre a Milano, i ristoranti che lavorano di più sono proprio quelli che le guide nazionali non recensiscono, quasi fossero invisibili sul territorio, eppure sono quelli che la gente frequenta: cucina semplice e prezzi dignitosi, poca creatività ma buona sostanza. In Francia, la solita Francia, si premia anche chi fa il semplice piedino di maiale fritto, mentre da noi la famosa cotoletta non ha dignità di cappelli o stelle. Perché? Per fortuna esistono guide di tipo regionale più attente a questi che a mio giudizio sono valori e realtà da salvare.
Forse è arrivato il momento di dirlo, di pretenderlo, di chiederlo, o forse anche nella Ristorazione c'è bisogno che nasca un movimento di indignados. O forse bisogna dar vita a un'associazione di ristoranti tradizionali, senza stelle? Tanti perché, tanti dubbi. Spero che qualcuno mi aiuti a capire.
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I commenti dei lettori
5 commenti su questo articolo
Anonimo
Le Guide hanno perso credibilità
In verità Touring club italiano, da qualche anno premia con un attestato BUONA CUCINA, tutte quelle realtà locali, che hanno per caratteristica la tipicità, tradizione, location, pochi posti, l'uso del prodotto del territorio.... ecc...mentre invece le guide più blasonate ancora insistono a premiare I SOLITI NOTI, una cosa è certa, sarà la crisi, sarà una ruota che gira, ma la gente non ne può più della ristorazione creativa, è rivisitata.... il vero problema che nella mia umile cantina dove la cucina è quella della memoria, tipica, con prodotti del territorio, si paga per un pasto completo, €25/30 il mio graditissimo MONTEPULCIANO, O' TREBBIANO, e COMPRESO NEL PREZZO, ora ditemi voi come potrei vendere bottiglie che superano il prezzo del pasto? è questo mercato che a mio parere le guide si ostinano a difendere, trascurando realtà gastronomiche di più sicuro interesse, e che in questo momento ricercato dalla quasi totalità del mercato. Ci sarebbe da dire anche su certi pseudo giornalisti enogastronomiche...... che ultimamente si sono messi a fare anche gli impresari, con la complicità di alcuni dirigenti delle camere di commercio che con la scusa di promozionare il territorio ne fanno di tutti i colori.... cmq le guide hanno perso il loro interesse, ma soprattutto la loro credibilità... ad maiora...
Anonimo
Troppe guide inseguono le mode
Sono pienamente d' accordo. Le guide rincorrono ogni moda ed i recensori si fanno sbalordire da cuochi per i quali è importante solo di fare qualcosa di diverso, di scenografico, di sbalorditivo. Ma le mode passano, come per esempio gli orribili piatti neri di qualche anno fa. Per mangiare ottimamente non devo spendere 100 € e per questo che guide come "Osterie d' Italia" e "Le buone tavole della tradizione" dell'Accademia Italiana della Cucina sono preziose. Li puoi trovare il nuovo locale creato da gente che non anela a diventar famosa con le stramberie per i polli.
Anonimo
Nel '90 su queste basi nacque la guida Osterie d'Italia
Caro Scibilia, con un pezzo del tuo ragionamento nacque nel 1990 "Osterie d'Italia" una rassegna di luoghi dove pranzare o cenare a prezzi abbordabili, in locali rispettosi della tradizione di quel territorio dov'erano collocati. Oggi quasi tutte le guide premiano i cuochi "sperimentali" coloro cioè che hanno trasformato la loro cucina in un laboratorio chimico. Occorre pazienza prima o poi le cose torneranno ad essere solo buone. Come i pranzi in trattoria.
Anonimo
Le guide servono ancora
QUESTA VOLTA HO LA NETTA SENZAZIONE CHE LEI STIA TOPPANDO. SE NON CI FOSSERO STATE LE GUIDE TANTISSIMI PICCOLI RISTORANTI IN CERTI PICCOLISSIMI PAESI NON SAREBBERO STATI VISIBILI AL GRANDE PUBBLICO. NON PARLIAMO SEMPRE DEI SOLITI NOTI, MA LA RISTORAZIONE HA BISOGNO ANCHE DI QUESTE COSE. E' UN PARLARE CONTINUO DI CUCINA, DI VINI E DI CUOCHI ORMAI IN QUESTO NUOVO MILLENNIO E' UNA DELLE POCHE COSE CHE SI PREFERISCE PARLARE. CERTO, SE PENSIAMO A TUTTO QUELLO CHE RIGUARDA IL MONDO DEL FUORICASA CI SAREBBE.... ALLA PROSSIMA. UN SALUTO CORDIALISSIMO A TUTTI QUELLI CHE SCOPPIANO IN UNA CUCINA.
Anonimo
Troppo divisi gli italiani
Caro Matteo, purtroppo noi italiani siamo divisi su tutto, la Francia ha il senso del patriottismo quello che manca a noi... Non aggiungo nulla a quello che hai scritto, mi trovo in pieno accordo con te, le rivoluzioni nascono dal basso e credo che noi possiamo farcela, dobbiamo farcela, dobbiamo riportare al centro della questione il nostro patriottismo come fu per i padri fondatori dell'Italia Unita... cosa che oggi non lo è!