APPALTI MENSE

Mense, Sodexo rilancia il dibattito: «Il prezzo non può essere l’unico criterio di scelta»
Dopo le recenti gare di Bologna e Firenze e il confronto sul prezzo di riferimento elaborato dall’Anac, torna al centro il tema della qualità negli appalti della ristorazione collettiva. Franco Bruschi, direttore Scuole e Sanità di Sodexo Italia, invita a superare una logica basata prevalentemente sul costo del servizio, chiedendo gare che valorizzino innovazione, sostenibilità e qualità nutrizionale.
Quanto pesa ancora il prezzo negli appalti della ristorazione collettiva? È una domanda che accompagna ormai da mesi il dibattito sulle mense scolastiche, ospedaliere e sociosanitarie e che torna d’attualità dopo le recenti gare di Bologna e Firenze. A rilanciare il confronto è Franco Bruschi, direttore del segmento Scuole e Sanità di Sodexo Italia, che in un’intervista sostiene come il prezzo non possa rappresentare l’unico elemento di valutazione nella scelta del gestore di un servizio così delicato.
«La qualità deve pesare quanto il prezzo»
Secondo Bruschi, la ristorazione collettiva non può più essere considerata una semplice fornitura di pasti. «Il prezzo non può essere l’unico criterio di scelta», osserva il manager, sottolineando come la qualità nutrizionale, la sicurezza alimentare, la sostenibilità, l’organizzazione del servizio e la capacità di innovare debbano avere un peso determinante nelle procedure di gara.
L’intervento arriva in un momento nel quale molte amministrazioni stanno rivedendo i propri capitolati, introducendo criteri qualitativi più articolati e una crescente attenzione ai Criteri ambientali minimi (CAM), alla riduzione degli sprechi e alla personalizzazione dei servizi.
Un dibattito che attraversa tutto il settore
Le parole del dirigente Sodexo si inseriscono in un confronto già aperto.Negli ultimi mesi il tema è emerso con forza nella consultazione avviata dall’Autorità nazionale anticorruzione sul prezzo di riferimento della refezione scolastica e, più recentemente, nelle gare di Bologna e Firenze, dove le amministrazioni hanno cercato modelli capaci di bilanciare sostenibilità economica e qualità del servizio. Per gli operatori della ristorazione collettiva la sfida è ormai evidente: garantire pasti sicuri, nutrizionalmente adeguati e servizi sempre più complessi senza comprimere eccessivamente i margini economici.
La mensa è sempre più un servizio di welfare
La ristorazione collettiva serve ogni giorno milioni di pasti a studenti, pazienti, lavoratori e anziani. Per questo, osserva Bruschi, la valutazione di un’offerta non dovrebbe limitarsi al costo unitario del pasto, ma considerare il valore complessivo del servizio. Oggi un appalto comprende infatti aspetti che vanno ben oltre la cucina: gestione delle diete speciali, organizzazione dei centri cottura, logistica, digitalizzazione, controllo della sicurezza alimentare, sostenibilità ambientale e formazione del personale. In questo scenario la mensa diventa parte integrante delle politiche di welfare, salute ed educazione alimentare.
Un confronto destinato a proseguire
Le dichiarazioni di Sodexo riaprono quindi un tema destinato ad accompagnare le prossime grandi gare pubbliche. La domanda di fondo resta la stessa: quale deve essere il giusto equilibrio tra sostenibilità economica e qualità del servizio? Un tema che vede attivamente in primo piano la più rappresentativa associazione del comparto, Anir.
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Una risposta univoca non esiste, ma un po’ tutte le aziende sono ormai orientate verso un modello nel quale il prezzo continua a essere un elemento importante, senza però poter rappresentare da solo il criterio decisivo nella scelta del gestore. È in fondo l’obiettivo strategico è quello del ‘cibo sano’ su cui insiste da tempo proprio Anir.

