TERAPIA
Obesità, arriva l'algoritmo che guida i medici nella scelta dei farmaci
I nuovi farmaci incretinici contro l'obesità aprono una nuova fase nella cura della malattia. L'algoritmo Easo indica semaglutide e tirzepatide come terapie chiave, ma il loro utilizzo richiede percorsi personalizzati
Nati per il trattamento del diabete di tipo 2 e diventati negli ultimi anni protagonisti di una crescente domanda legata alla perdita di peso, semaglutide e tirzepatide stanno vivendo una fase di forte esposizione mediatica che rischia di offuscarne il reale valore clinico. Se da un lato sono spesso associati alla ricerca di un rapido dimagrimento, dall'altro rappresentano oggi uno degli strumenti terapeutici più efficaci per il trattamento dell'obesità, riconosciuta in Italia come malattia cronica. A rafforzare questa impostazione è il nuovo algoritmo pubblicato su Nature Medicine dalla European Association for the Study of Obesity (Easo), che individua nei due farmaci le opzioni di prima scelta per la gestione dell'obesità e delle patologie correlate, introducendo un modello terapeutico sempre più personalizzato.
L'obesità non è una questione di volontà
Il documento segna un ulteriore passo nel cambiamento culturale che interessa questa patologia. Dallo scorso ottobre l'Italia è il primo Paese al mondo ad aver riconosciuto ufficialmente l'obesità come malattia cronica, superando un'impostazione che per molti anni ha attribuito il problema esclusivamente agli stili di vita. «Oggi si può dire che, dopo oltre un secolo di tentativi per sviluppare farmaci efficaci e sicuri contro l'obesità, si è finalmente imboccata la strada giusta. Gli agonisti del recettore del GLP-1, come semaglutide, e i doppi agonisti dei recettori GIP e GLP-1, come tirzepatide, non solo favoriscono una significativa perdita di peso, ma producono benefici anche su alcune delle complicanze più gravi associate all'obesità», ha spiegato al Corriere della Sera Paolo Sbraccia, professore di Medicina Interna all'Università di Roma Tor Vergata, direttore del Centro per la Cura dell'Obesità del Policlinico Tor Vergata e membro del Board of Trustees dell'Easo.
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Secondo lo specialista, è necessario superare definitivamente lo stigma che accompagna questa condizione. «Per troppo tempo le persone con obesità sono state considerate pigre, golose o prive di forza di volontà. Oggi sappiamo che non è così. L'obesità è una malattia cronica determinata da alterazioni genetiche e biologiche dei meccanismi che regolano il bilancio energetico e il senso di sazietà. Inoltre, l'eccesso di massa grassa riduce l'aspettativa di vita e aumenta gli anni vissuti con disabilità».
Il peso non è più l'unico parametro
L'aspetto più innovativo del nuovo algoritmo riguarda il cambio di prospettiva. La perdita di peso resta importante, ma non rappresenta più l'unico obiettivo terapeutico. Il principio introdotto dagli esperti è quello del "Beyond Weight Loss", secondo cui il successo del trattamento deve essere misurato soprattutto in funzione del miglioramento dello stato di salute del paziente.
«Esistono ormai prove solide che dimostrano quanto dimagrire produca benefici importanti. Oggi, però, bisogna andare oltre il semplice calo ponderale. Prima ancora di stabilire quanti chili perdere, occorre valutare le complicanze metaboliche, cardiovascolari o meccaniche presenti, così da scegliere il farmaco più appropriato», osserva Sbraccia. L'algoritmo propone infatti indicazioni differenziate in base alle condizioni cliniche. Per i pazienti con obesità e apnee ostruttive del sonno viene indicata tirzepatide come trattamento di prima linea, mentre nei casi di obesità associata a steatoepatite e fibrosi epatica la preferenza ricade su semaglutide.
Una terapia da inserire in un percorso di cura
L'introduzione di questi farmaci non modifica il principio secondo cui l'obesità richiede un trattamento multidisciplinare. Alimentazione equilibrata, attività fisica, supporto comportamentale e monitoraggio clinico continuano a rappresentare elementi essenziali del percorso terapeutico. «Il vero progresso consiste nell'imparare a utilizzare questi farmaci nel modo corretto, integrandoli all'interno di un percorso terapeutico personalizzato», sottolinea Sbraccia. Anche sul piano della sicurezza, i dati raccolti negli studi clinici confermano un profilo favorevole. Gli effetti indesiderati più frequenti sono quelli gastrointestinali, generalmente di entità lieve o moderata.
Personalizzazione e continuità della cura
Un altro aspetto evidenziato dal documento riguarda la durata della terapia. L'interruzione del trattamento, infatti, può favorire il recupero del peso perso, il cosiddetto "effetto yo-yo", già noto nella gestione dell'obesità. Per questo motivo, il nuovo algoritmo suggerisce di considerare il trattamento farmacologico come parte di una strategia terapeutica di lungo periodo, adattata alle caratteristiche del singolo paziente. «L'algoritmo rappresenta uno strumento di supporto, ma non sostituisce il giudizio clinico. Valori, preferenze, complicanze, contesto socioeconomico e aspettative della persona devono guidare ogni decisione terapeutica», conclude Sbraccia.

